Eccoci qui come ogni anno a raccontare il migliore e il peggior momento musicale del Festival di Sanremo 2020. Non perdiamoci in chiacchiere.

Miglior momento musicale: Morgan e Bugo. È il classico caso di canzone intelligente e, musicalmente, consapevolmente significante, che al Festival proprio non attecchisce per ciò che riguarda i consensi. Anzi, appare fuori contesto, e se a Sanremo sei fuori contesto non ti capiranno mai, perché lì prima di tutto non canti la tua canzone, ma canti quel palco. Invece Sincero smonta i luoghi comuni e le piccole ipocrisie quotidiane che spesso siamo costretti ad abitare, e che rappresentano il sostentamento principale di quel palco: quello di cui si nutre e su cui impera.

Dà un enorme senso di impotenza, e vuole farlo. Sincero racconta lo scollamento tra la sincerità e l’autenticità, e chiede di scivolare via innocua, proprio come le tensioni vitali scivolano via nella vita del protagonista del brano. Brano riuscito, proprio perché, se andrà bene, sarà 21esimo. Per questo fino ad adesso è la miglior canzone. Morgan lo conosciamo; Bugo delizioso.

Il momento peggiore: Tiziano Ferro con Almeno tu nell’universo. Premesso che per me Riki non fa classifica e che non mi occupo di Alberto Urso, perché non mi va di parlare di copie di brutte copie, devo dire che Ferro mi piace davvero molto. Ieri sera però è riuscito a far sembrare più bella la sua canzone rispetto ad Almeno tu nell’universo, pezzo di una potenza inaudita.

Il suo stile risulta troppo intermittente sulla canzone di Mia Martini, e il punto non è divertirsi a far paragoni: quando canti brani del genere le comparazioni sono automatiche, scontate e doverose, e cantata da Mimì quella canzone ha una continuità musicale elegante che mal si sposa con il singhiozzare cadenzato di Ferro. Così diventa ansiogena. L’evidente emozione del cantante non aiuta, anzi rende il tutto quasi dilettantesco.

Ebbi parole compiaciute quando qualche anno fa Tiziano Ferro aprì un’edizione del Festival di Sanremo cantando Luigi Tenco. Stavolta proprio non ci siamo.

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