Nei prossimi 20 anni, i casi di tumore nel mondo potrebbero aumentare del 60%, addirittura dell’81% nei Paesi a basso reddito. L’allarme lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in occasione della Giornata mondiale del cancro: bisogna cambiare rotta perché “il gap tra i Paesi è inaccettabile“. Per farlo, l’Oms ha delineato i “passi da seguire per salvare 7 milioni di vite” dai tumori in 10 anni.

“Puntando sulla copertura sanitaria universale e mobilitando le parti interessate a lavorare insieme, almeno 7 milioni di vite potrebbero essere salvate nel prossimo decennio” ha affermato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale Oms. Tra le misure necessarie da adottare, secondo il direttore, c’è innazitutto l’aumento degli screening. Poi bisogna ridurre l’uso del tabacco, responsabile del 25% dei decessi per cancro, e aumentare le vaccinazioni contro l’epatite B per prevenire il tumore al fegato, e contro l’HPV per l’eliminazione del cancro al collo dell’utero.

“Gli ultimi 50 anni hanno visto enormi progressi nella ricerca” spiega Elisabete Weiderpass, direttore dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, e “i decessi sono stati ridotti”. Ma non in modo uniforme: a beneficiarne sono stati infatti soprattutto i Paesi ad alto reddito che hanno adottato programmi di prevenzione, diagnosi precoce e screening, che, insieme a un trattamento migliore, hanno contribuito a una riduzione del 20% di mortalità prematura tra il 2000 e il 2015. Mentre i paesi a basso reddito hanno visto solo una riduzione del 5%”. Questo è “un campanello d’allarme per affrontare le inaccettabili disuguaglianze tra i servizi oncologici nei Paesi ricchi e poveri“, sottolinea Ren Minghui, vicedirettore generale dell’Oms, responsabile Area malattie trasmissibili e non trasmissibili. Nel 2019, oltre il 90% dei paesi ad alto reddito disponeva, nel proprio servizio sanitario pubblico, di servizi completi per prevenire, diagnosticare e curare i tumori le neoplasie, rispetto al 15% dei paesi a basso reddito: numeri che si riflettono sulla sulla vita dei pazienti.

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