Il biochimico statunitense Stanley Cohen, Premio Nobel per la Medicina nel 1986 insieme a Rita Levi Montalcini (1909-2012), storico collaboratore della scienziata italiana, è morto mercoledì 5 febbraio in una casa di riposo di Nashville, nel Tennessee, all’età di 97 anni. “È deceduto in pace con al suo fianco la moglie Jan Jordan“, ha reso noto la famiglia, che ha affidato l’annuncio della scomparsa ad un comunicato della Vanderbilt University, di cui era professore emerito. Nato a New York il 17 novembre 1922, dal 1952 Cohen si dedicò, presso la Washington University, dove era professore, a esperimenti sulla biochimica della crescita cellulare. L’anno seguente collaborò con Rita Levi Montalcini allo studio del fattore di crescita delle cellule nervose (Nerve growth factor, in sigla Ngf). E proprio nel 1953 i due scienziati riuscirono a isolare il fattore di crescita delle fibre nervose.

Cohen continuò poi il lavoro di ricerca sui fattori di crescita presso la Vanderbilt University (Tennessee), dove diventò professore di biochimica (1959). A Cohen si deve la scoperta di un secondo fattore di crescita, quello dei tessuti epidermici (Epidermal growth factor, in sigla Egf). Riuscì, infatti, a isolare in forma pura il fattore di crescita dell’epidermide (Egf) e chiarì i processi alla base delle interazioni fra i fattori di crescita e i loro recettori sulla superficie delle cellule. Nel 1973, presso la Stanford University, mise a punto assieme a Herbert W. Boyer la cosiddetta clonazione del Dna ricombinante, un metodo per trasportare in una cellula un gene prelevato dal Dna di una specie diversa, ovvero la tecnica di produzione di Ogm. Per i suoi studi sul Ngf, determinanti per la comprensione dei processi che regolano la crescita delle cellule, fu assegnato a Cohen nel 1986, insieme a Rita Levi Montalcini, il premio Nobel per la medicina.

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