I cosiddetti “indossabili” o wearable sono la frontiera hi-tech del futuro prossimo. Attualmente conosciamo soprattutto smart watch e smart band per lo sport, ma molti altri tipi di wearable sono in sviluppo, dagli indumenti alle lenti a contatto. Molti di questi dispositivi dunque fanno utilizzo di antenne sempre più piccole, che possono avere delle difficoltà a captare i segnali WiFi in modo soddisfacente. Per questo al MIT, il famoso istituto di tecnologia dell’Università del Massachusetts, ricercatori dello CSAIL (Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory) hanno messo a punto RFocus, una superficie “intelligente”, che integra oltre 3000 antenne microscopiche, organizzate via software per massimizzare la ricezione, potenziandola di 10 volte e focalizzandola verso determinati dispositivi, al fine di assicurare una connessione stabile e veloce.

Si tratta di una soluzione a quanto pare semplice, economica e funzionale. Ogni singola antenna infatti ha un costo di pochi centesimi e non richiede fonti di energia, perché non emette un segnale attivo, non lavora cioè come un amplificatore, ma si limita a funzionare da lente o da specchio, concentrando il segnale proveniente dalla sorgente e convogliandolo in una certa direzione.

Foto: MIT CSAIL

“L’obiettivo principale era esplorare la possibilità di utilizzare elementi nell’ambiente, organizzandoli al fine di dirigere il segnale in un modo che possiamo effettivamente controllare”, ha spiegato Hari Balakrishnan, co-autore dello studio, i cui risultati dovrebbero essere illustrati il prossimo mese al Simposio USENIX su Networked Systems Design and Implementation (NSDI) a Santa Clara, California.

Al momento comunque l’avvento di RFocus non sembra imminente. Oltre a doverne ancora perfezionare il design, il team di ricerca dovrà infatti anche trovare un modo per produrlo su larga scala – idealmente sotto forma di “carta da parati sottile”, economica e senza cavi. Tuttavia lo studio sembra essere molto promettente. “Se vuoi avere dispositivi wireless che trasmettano alla minima potenza possibile, ma ti diano un buon segnale, questo sembra essere un modo estremamente promettente per farlo”, ha concluso Balakrishnan.

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