“Anche Zingaretti dice no alla maternità surrogata”. Rispetto ai battibecchi politici che affollano il web, della notizia non c’è quasi traccia. Eppure, dovrebbe avere rilievo la presa di posizione del leader del principale partito di centrosinistra italiano. Ancora di più se la sua opinione è la stessa dell’ormai ex segretario Pd Matteo Renzi e dell’europarlamentare leghista Simona Baldassarre. Proprio lei qualche settimana fa ha presentato un emendamento in aula a Strasburgo sulla gestazione per altri (Gpa), poi bocciato. Facendo una rapida ricerca online, tutto quello che riesco a trovare sono le reazioni stizzite dei leader del Family Day e dei fedelissimi del movimento Pro Vita.

Ma andiamo con ordine: un emendamento a cosa? Alla Relazione annuale 2018 sui Diritti Umani e la Democrazia nel Mondo del Parlamento Europeo. Proprio l’occasione giusta per parlare di maternità surrogata, a quanto sembra. Mi tocca ammettere, ovviamente, che c’è un nesso ben preciso: la volontà di affrontare il discorso sulla Gpa come violazione dei diritti fondamentali della donna. Che è un po’ come chiedere a qualcuno se gli piace la pasta al pomodoro, partendo dal presupposto che sicuramente per raccogliere i pomodori qualcuno nel mondo è schiavizzato. C’è un errore di fondo che in Italia commettiamo troppo spesso: pretendere di formulare giudizi netti su questioni in realtà mai dibattute apertamente.

Maternità surrogata:BALDASSARRE(Lega),EUROPA SVENDE LA DONNABocciato nostro emendamento che la condannava (ANSA) -…

Gepostet von Simona Baldassarre am Mittwoch, 15. Januar 2020

Dopo un comunicato della Baldassarre (poi trasformatosi in un post su Facebook, come da tradizione in casa Lega), anche diverse associazioni e la ministra Teresa Bellanova hanno espresso il loro “secco no a qualsiasi forma di utero in affitto”, a dimostrazione del fatto che certi vizi di forma sono bipartisan. Questi tre soggetti hanno mai letto un libro con le storie di chi ha scelto di fare da madre surrogata (consiglio Mio, tuo, suo, loro, di Serena Marchi, Fandango Libri) o affrontato un dibattito pubblico sul tema?

La “gestazione per altri” (non “utero in affitto”) è una forma di riproduzione assistita nella quale una donna, dietro compenso, rimborso o gratuitamente, decide di portare a termine la gravidanza per un’altra donna o per una coppia omosessuale. Il neonato sarà poi ceduto alla coppia committente subito dopo il parto o dopo qualche settimana, a seconda degli accordi. Non ci sono dati internazionali ufficiali, ma la letteratura indica una netta prevalenza delle coppie eterosessuali nella richiesta dell’accesso alla Gpa (circa l’85%), motivo per cui sarebbe più corretto parlare di “gravidanza per altre” e non “per altri”. E già abbiamo sconfitto (o quasi) il fantasma del gender.

La donna che sceglie la maternità surrogata è considerata, inoltre, un’incubatrice. Ma le incubatrici, a ben vedere, non firmano contratti, né sono parte attiva di una pianificazione famigliare. Nessuno esclude che la Gpa possa tristemente trasformarsi nell’opportunità di sfruttare donne con scarso accesso all’istruzione e condizioni economiche svantaggiate. In queste situazioni siamo chiamati a opporci, in nome della dignità e della libertà di scelta. Poiché, invece, nella maggior parte dei casi documentati la surrogacy viene portata a termine nella massima trasparenza di tutte le parti coinvolte, con dei mediatori specializzati, ciò deve significare che la pratica non è condannabile di per sé.

Non dico di cambiare dall’oggi al domani la percezione che abbiamo della gestazione per altri/e: è un terreno sconosciuto e scivoloso, bisogna stare attenti. Non è utile, però, sventolare slogan proibizionisti, giacché si rischia di trasferire una pratica non regolamentata sul mercato nero. Quello sì, sarebbe un problema difficile da affrontare. Normando in modo rigoroso la Gpa, invece, si conferisce alle donne lo status di soggetti autonomi, moralmente ed economicamente, con pieno potere sul proprio corpo. Non è questo che hanno sempre voluto tutte le incubatrici del mondo? Ah, no, erano le donne.

Parliamone, io dico. Senza aut aut. Anche perché al momento siamo in buona compagnia. Nella maggior parte degli Stati europei o non esiste una regolamentazione in materia di Gpa – perché non se n’è ancora discusso per bene – oppure ci fa orrore, così, a sentirla nominare, e quindi è un secco “per me è no”, alla Mara Maionchi. E a onor del vero, il povero Parlamento Europeo si era già espresso più volte contro la maternità surrogata, solo che gli emendamenti non erano scritti dalla Lega. Ma questa è tutta un’altra storia.

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