Costrette a lavori umilianti e stressanti senza diritti o tutele. Vittime di violenza senza possibilità di denunciare. O, nei casi più gravi, isolate e ridotte in povertà per la scelta di lasciare l’ordine. La vita delle suore viene raccontata su ‘Donne Chiesa Mondo‘, mensile dell’Osservatorio Romano, nei suoi aspetti più problematici e meno discussi. Il calo delle vocazioni, la chiusura dei conventi, l’organizzazione gerarchica delle strutture rimasta indietro di secoli. Un’altra questione sollevata dal mensile è quella delle suore che decidono di spogliarsi dell’abito e lasciare le congregazioni, ma che finiscono spesso in povertà, arrivando perfino a prostituirsi: per questo Papa Francesco ha donato una casa-rifugio, un posto in cui rendere la transizione dal convento al mondo “esterno” più facile, senza doversi preoccupare delle spese o dell’affitto.

L’inserto mensile dell’Osservatore Romano è diretto da Rita Pinci, subentrata dopo le dimissioni di Lucetta Scaraffia, che aveva lasciato la direzione (insieme alle altre donne della redazione) denunciando in una lettera aperta a Papa Francesco il clima di sfiducia che “delegittimava” il loro lavoro, lo stesso che copre di silenzio le denunce degli abusi. Oggi Donne Chiesa Mondo torna ad occuparsi di questi temi. Nell’approfondimento della rivista si legge che tra le preoccupazioni emergenti del Vaticano ci sono i casi di violenze consumati all’interno delle mura degli istituti religiosi. Sono infatti all’esame della Congregazione per gli istituti di vita consacrata episodi di abusi sessuali da parte di sacerdoti e religiosi contro le suore ma anche “abusi sessuali tra suore”. Lo rivela il cardinale Joao Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata, che cita come esempio violenze “tra la formatrice e la persona in formazione”. In una sola congregazione, racconta il cardinale “sono stati segnalati nove di questi casi”. Un fenomeno finora “nascosto” che “dovrà venire fuori”. Al trauma della violenza si aggiunge, per molte religiose, la mancanza di una rete di supporto.

La disparità di genere, in questi ambienti è accentuata, e lo squilibrio di potere culmina spesso in minacce o ritorsioni, come nel caso delle ex suore che decidono di dismettere il velo. Il cardinale Braz de Aviz spiega al giornale la decisione del Papa di creare a Roma una casa per accogliere dalla strada alcune suore mandate via “da noi e dalle superiore”, in particolare nel caso che siano straniere”. Il cardinale sottolinea che “ci sono casi molto duri in cui i superiori hanno trattenuto i documenti di suore che desideravano uscire dal convento, o che sono state mandate via. Queste persone sono entrate in convento come suore e si ritrovano in queste condizioni. C’è stato anche qualche caso di prostituzione per poter mantenersi”. Non sono mai stati forniti i dettagli del luogo, per proteggere la riservatezza delle donne che lo abitano. Si sa che è un luogo di integrazione, dove soggiornano ex suore e donne rifugiate, che possono soggiornare lì, con un tetto sulla testa e un pasto caldo garantito, finché non si sono rimesse in piedi: hanno bisogno di tempo per trovare un lavoro, per rifare i documenti o per riprendersi psicologicamente.

Abusi di potere, contesti violenti e abusi sessuali causano in molte religiose sindromi da stress post-traumatico e “burn-out” l’esaurimento da lavoro. Per questa ragione, l’Unione internazionale delle superiore generali ha deciso di istituire una Commissione per la cura della persona. E di mettere all’ordine del giorno temi che un tempo erano tabù, come gli abusi o la disparità di genere. Ha diretto l’incontro suor Maryanne Lounghry, australiana, psicologa, consulente per il suo governo, ricercatrice al Boston College e all’Università di Oxford. La religiosa spiega: “È fondamentale che una suora sappia cosa può chiedere e cosa non può esserle chiesto. Ciascuna dovrebbe avere un codice di condotta, una lettera di accordo con il vescovo o con il parroco, dovrebbe poter dire al padre o alla sorella che ha lavorato 38 ore, per esempio, e quindi ha bisogno di un giorno di riposo. Un contratto negoziato – sottolinea – rende più forti”. E propone alcuni standard per migliorare la vita delle suore: “una retribuzione, il diritto alle ferie, l’accesso a Internet e una situazione abitativa decente”.

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

Della gestazione per altri si parla solo per slogan. Mi chiedo se i politici conoscano davvero il tema

next
Articolo Successivo

Powerchair Football: a Cisterna di Latina una amichevole per promuovere sport e atleti con disabilità

next