Italia Viva vuole tentare in extremis di salvare le maxi-penali che lo Stato dovrebbe versare ai gestori autostradali in caso di revoca della concessione. Il partito di Matteo Renzi getta la maschera su Autostrade con un emendamento al decreto Milleproroghe che, apprende l’Ansa, è stato depositato nelle commissioni di Montecitorio nel pomeriggio. Il testo indica la soppressione dell’articolo 35 del provvedimento, in fase di discussione alla Camera: la norma prevede nuove regole sulle concessioni autostradali indicando il percorso da seguire in caso di revoca (nella transizione la gestione passa ad Anas) e riduce le eventuali penali a carico dello Stato.

Più nello specifico: il Milleproroghe, così come approvato in Consiglio dei ministri e firmato dal presidente della Repubblica, prevede che Autostrade non possa risolvere il contratto sfruttando un cambio del quadro normativo, come quello avvenuto con il decreto, e in caso di revoca della concessione per suo inadempimento potrà ricevere dallo Stato solo somme pari al valore delle opere fatte. Non più altri indennizzi per il mancato guadagno negli anni rimanenti della concessione in scadenza nel 2038. Introiti che, stando alle stime di Mediobanca, potrebbero avere un valore complessivo che si aggira attorno ai 23 miliardi di euro.

Secondo una recente elaborazione di dati, sempre da parte di Mediobanca, pubblicata dal Il Sole 24ore tra 2009 e 2018 Autostrade ha dimezzato gli investimenti e aumentato i dividendi: ai soci sono andati 6 miliardi, mentre appena 4 sono stati destinati alla manutenzione. Dai 485 milioni del 2009 le cedole sono salite a oltre 740 milioni nel 2017, quando sono anche stati distribuiti 1,1 miliardi di riserve. Per il 2018, l’anno del crollo del ponte Morandi, è invece stato staccato un assegno di 518 milioni: comunque più di quanto speso per riparare e tenere in sicurezza le infrastrutture affidate.

Nel frattempo a manutenzione e sicurezza sono stati dedicati circa 4 miliardi: in media 400 milioni l’anno. Cifra, questa, che risulta perfettamente in linea con il minimo previsto dalla convenzione con lo Stato, che però ricorda Il Sole, richiede anche che il concessionario mantenga la funzionalità delle infrastrutture “attraverso la manutenzione e la riparazione tempestiva”. Stando ai crolli e ai problemi di sicurezza emersi nell’ultimo anno e mezzo, appare evidente che non tutto il necessario è stato fatto. Peraltro se si allarga lo sguardo al periodo 2000-2017 la spesa media annua cala ulteriormente, a circa 270 milioni.

Adesso, in attesa dei risultati definitivi dell’iter per la “caducazione”, come la chiama il premier Giuseppe Conte, il governo aveva approvato norme in grado di alleggerire il carico di spese per lo Stato in caso di revoca. In sostanza, grazie al Milleproroghe, l’esecutivo punta a rendere meno costoso e complicato revocare le concessioni poiché sono state superare alcune norme previste nel codice degli appalti del 2016 che davano grandi garanzie alle società che gestiscono la rete autostradale italiana. Misure che erano anche state censurate in passato dalla Corte dei Conti.

È l’articolo 35 del Milleproroghe – che ora Italia Viva vuole cancellare – a stabilire che Autostrade “per effetto della presente disposizione” non possa operare “alcuna soluzione di diritto” come la concessionaria aveva minacciato di fare, all’indomani della pubblicazione delle bozze del decreto, nel caso in cui il quadro normativo fosse stato modificato. In questo modo è stata neutralizzata la “minaccia” della società del gruppo Atlantia, controllato dalla famiglia Benetton e controllante di Autostrade.

Non solo: perché lo stesso articolo stabilisce che di fatto sono da “intendersi come nulle” anche “eventuali clausole convenzionali, sostanziali e procedurali, difformi, anche se approvate per legge”. Un modo per scavalcare due commi del codice degli appalti che davano la possibilità alle concessionarie di richiedere “penali” e “indennizzi a titolo di risarcimento” di revoca anche in caso di inadempimento da parte del gestore.

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