Ci sono ancora oltre 700mila tonnellate di macerie da rimuovere. Cumuli ancora visibili passando per i comuni del cratere del Sisma del Centro Italia del 2016. Eppure una “svista” nel decreto sisma, convertito in legge il 23 dicembre 2019, dal primo gennaio ha bloccato tutti i lavori. Con il prolungamento dello stato di emergenza per un ulteriore anno, fino a dicembre 2020, infatti, è stata implicitamente prolungata anche la norma relativa alla raccolta e allo smaltimento dei detriti, ma non quella per il rinnovo delle concessioni dei centri di deposito temporaneo. Il risultato è paradossale: le macerie, in via ipotetica, possono essere trasportate, ma non depositate e quindi lavorate nei siti.

Il blocco, spiega la Cosmari srl, ditta concessionaria dell’incarico nella Regione Marche – quella, tra le quattro colpite dal terremoto, con il più alto numero di macerie ancora per strada – “rischia di rallentare tutte le scadenze”. La norma, come ha assicurato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante la conferenza Stato Regioni ai governatori dei territori colpiti, sarà inserita nel decreto Milleproroghe in fase di discussione in Parlamento. I tempi di attesa rischiano però di allungarsi fino a inizio marzo, termine ultimo per convertire il decreto in legge. Impossibile, invece, l’intervento del Commissario straordinario per la ricostruzione, Piero Farabollini. Il suo incarico è scaduto e in attesa di essere rinnovato e soprattutto, come spiegano dal suo ufficio, non ha il “potere” di determinare proroghe, ma solo quello di vigilare sull’inadempienza delle regioni in materia di rimozione macerie.

La “svista” nel decreto sisma – Un refuso. Un numero 19 che non è stato trasformato in 20. Spiegano così, dall’Ufficio del Commissario, la mancata proroga delle concessioni per lo smaltimento delle macerie. “Solo noi – dicono ancora – ci eravamo accorti del problema, tanto da segnalarlo. Ma poi si è perso tra i 980 emendamenti presentati per soli 10 articoli”. In fase di scrittura del provvedimento, specificano, “ci si è concentrati sulla possibilità di aprire nuovi siti di stoccaggio temporaneo, aumentando quindi il numero di camion, per accelerare”, e invece, “ ci si è accorti, a differenza di quanto si pensava, che i siti già in uso hanno abbastanza capienza per continuare a lavorare”. Il risultato è che il prolungamento delle concessioni per l’utilizzo dei centri esistenti non è stato previsto, bloccando tutte le ditte in campo e allungando i tempi di “pulizia” del cratere. Ma non solo. Anche nel caso in cui si decidesse di procedere con l’apertura di nuovi siti ci vorrebbe tempo. “Le regioni dovrebbero rifare la procedura di natura ordinaria (gli appalti ndr)”, sottolineano dall’ufficio di Farabollini.

Il caso: 35 dipendenti in “ferie forzate” – Mentre la regione Umbria sta provando a muoversi per accelerare i tempi di ripresa dei lavori, chiedendo all’Anac, Autorità nazionale anticorruzione, di poter procedere da morosi, dovendo però nel frattempo bloccare i cantieri, come quello della basilica di Norcia, le Marche, che hanno all’attivo ancora 200mila tonnellate di macerie da smaltire, attendono l’intervento dell’esecutivo. Per questo da inizio 2020 i 35 dipendenti della Cosmari, la ditta concessionaria della rimozione macerie per la regione guidata da Luca Ceriscioli, sono in ferie forzate. “Dal 2 gennaio tutte le attività delle province di Ascoli Piceno, Macerata e Fermo sono in attesa che qualcosa si sblocchi – spiega il direttore generale dell’azienda, l’ingegner Giuseppe Giampaoli – Siamo fermi, ma continuiamo a pagare i dipendenti e il noleggio dell’attrezzatura, con un costo elevato”. La spesa è di circa 200mila euro al mese. “Il problema riguarda soprattutto i 15 interinali, il cui rapporto di lavoro dovrà essere interrotto – continua Giampaoli – Se i tempi si dovessero allungare ancora, saremmo in difficoltà”. L’obiettivo, ricorda l’ingegnere, era di smaltire almeno le macerie pubbliche entro fine anno, facendo lavorare a pieno ritmo i tre centri in attività, oggi senza concessioni. “La situazione è recuperabile se partiamo nel giro di uno o due giorni. Se aspettiamo il Milleproroghe non credo“.

La polemica politica – Il “caso macerie” è stato sollevato dai parlamentari di Fratelli d’Italia, Francesco Acquaroli, Emanuele Prisco e Paolo Trancassini, annunciando un’interrogazione parlamentare sul tema. “È l’ennesima figuraccia del Governo Conte ai danni delle popolazioni delle aree colpite dal sisma del 2016 di Umbria e Marche, che allunga ulteriormente i tempi di un miraggio chiamato ricostruzione”, hanno attaccato i tre deputati di FdI. Una mossa subito additata dall’opposizione, in particolare dal deputato marchigiano Pd Mario Morgoni, come “bolla propagandistica”. “Oltre all’errore del Governo, quelli che oggi agitano questo tema dovrebbero valutare la capacità di svolgere la loro funzione che comporta un’attività di controllo e di verifica, che evidentemente non sono stati in grado di esercitare se non si sono resi conto di questa lacuna”, ha commentato Morgoni, ribadendo la volontà implicita dell’esecutivo di prorogare anche le concessioni. Un implicito che però deve essere esplicitato. “Conte si è impegnato a risolvere nel decreto Milleproroghe il problema del rinnovo della concessione per la gestione dei siti di stoccaggio temporaneo per il trattamento delle macerie”, ha assicurato il governatore delle Marche, Luca Ceriscioli, al termine della conferenza Stato Regioni. Intanto tutto rimane bloccato.

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