La Germania punta al più tardi al 2038 per dire completamente addio al carbone. Il piano per abbandonare completamente gli impianti inquinanti prende forma, dopo che a tarda notte è stato raggiunto l’accordo tra lo Stato federale e i Länder in cui sono presenti le centrali. Il progetto di eliminazione graduale del carbone dovrebbe essere ora presentato al Parlamento e diventare legge entro la metà dell’anno. L’obiettivo dichiarato dalla ministra dell’Ambiente, Svenja Schulze, prevede infatti che un primo blocco di centrali energetiche a carbone – le più vecchie – sia chiuso già entro il 31 dicembre 2020. Il ministro delle finanze, Olaf Scholz, ha annunciato inoltre un piano miliardario di risarcimento per i gestori delle centrali: per quelli dell’ovest sono previsti 2,6 miliardi di euro, per quelli delle centrali dell’est, 1,7 miliardi.

Il governo aveva già annunciato la stanziamento di 40 miliardi di euro per la ristrutturazione dell’economia delle Regioni colpite, ma gli sforzi per tradurre l’obiettivo dello stop al carbone nel 2038 hanno incontrato diverse resistenze, in particolare nell’est del Paese, dove i Länder dipendono in modo molto forte dalla lignite, un carbone fossile. Da qui il confronto tra il governo federale e i governatori regionali che si sono appunto accordati su un “percorso per cessare l’attività” degli impianti a carbone: il piano prevede delle revisioni che si terranno nel 2026 e nel 2029 per determinare se la Germania possa abbandonare il carbone già nel 2035, cioè tre anni in anticipo rispetto alla scadenza fissata.

Ad oggi, la Germania ottiene oltre un terzo della sua elettricità dal carbone, generando grandi quantità di gas serra che contribuiscono al riscaldamento globale. Per questo a febbraio dello scorso anno la cancelliera Angela Merkel si è assunto la storica responsabilità di pianificare l’uscita del Paese dall’era del carbone. In una giornata che rimarrà a lungo nella storia tedesca ed europea, una Commissione di 28 esperti aveva definito la data ultima di utilizzo del carbone come materia prima per la produzione di energia elettrica, il 2038 appunto, basandosi sulle conclusioni di uno studio elaborato da esperti e rappresentanti dell’industria tedesca del carbone, del mondo accademico e diverse associazioni ambientali.

Per cominciare concretamente ad attuare il piano serviva però per primo l’accordo con i territori. Il punto di caduta è stato trovato proprio attorno ai risarcimenti miliardari annunciati da Sholz. Il ministro delle Finanze socialdemocratico ha spiegato che le somme andranno alle società che chiuderanno i loro impianti negli Anni 20, quindi entro il 2030. Dopo la disattivazione della centrale, i gestori riceveranno un risarcimento nell’arco di 15 anni. Dal canto suo, la ministra Schulze ha annunciato che otto blocchi molto vecchi di centrali saranno chiusi “rapidamente”. Si tratta di centrali gestite dalla Rwe in Renania. Il cronoprogramma, scrive il quotidiano Die Zeit, prevede inoltre entro il 2028 la chiusura della centrale a lignite di Jänschwalde a Brandeburgo. La centrale a lignite di Schkopau in Sassonia-Anhalt dovrebbe funzionare invece fino al 2034. A Boxberg, in Sassonia, un primo spegnimento dovrebbe avvenire alla fine del 2029, mentre l’addio definitivo al carbone sarebbe fissato per il 2038.

Resta poi il paradosso della centrale a carbone di Datteln 4 della Uniper: un impianto nuovissimo da 1,5 miliardi di euro che, nonostante il piano, entrerà in funzione, come ha confermato il primo ministro del Nord Reno-Westfalia, Armin Laschet. Datteln 4, essendo una delle centrali elettriche a carbone più moderne, avrebbe emissioni di CO2 relativamente basse: per questo motivo potrà inizialmente sostituire l’apporto di energia elettrica che non arriverà più dagli impianti chiusi.

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