Nuove tensioni sul caso Gregoretti alla Giunta per le immunità del Senato, che dovrà esprimersi sulla richiesta dei magistrati del Tribunale di Catania sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, accusato di sequestro di 131 migranti, bloccati a bordo della nave la scorsa estate. Non solo è stata rimandata la decisione definitiva sulla data del voto, dopo lo scontro politico tra maggioranza e opposizioni seguito alla richiesta di rinvio a dopo le elezioni in Emilia Romagna del 26 gennaio. Le forze di governo hanno anche deciso di abbandonare nuovamente i lavori, ancora in polemica con il presidente dell’organo, il senatore forzista Maurizio Gasparri.
Già nella seduta di lunedì scorso il berlusconiano era stato bollato come “non imparziale”. Il motivo? Aveva votato insieme al centrodestra – e smesso i panni dell’arbitro, così come da lui invece rivendicato – per respingere una richiesta di istanza istruttoria sullo stato di salute dei migranti avanzata dal M5s. Tutto sfruttando anche i rapporti di forza cambiati dentro la Giunta, a causa delle assenze dei senatori Pietro Grasso (Leu-Misto) e Mario Giarrusso (M5s) in missione con la commissione Antimafia negli Stati Uniti. Una decisione, quella di Gasparri, che aveva scatenato la reazione di Pd, M5s, Iv, che avevano abbandonato i lavori.
La scena, seppur questa volta senza alcun voto, si è ripetuta martedì sera. Con la maggioranza che ha di nuovo lasciato la seduta, dopo che Gasparri aveva deciso di mettere ai voti la richiesta di nuove istanze istruttorie: “Il 9 gennaio, quando aveva già ricevuto queste istanze, non l’aveva messe ai voti, perché probabilmente avrebbe perso. Oggi Gasparri ha cambiato idea, date le assenze di Grasso e Giarrusso. Non si può continuare la discussione, la continuino e se la votino da soli”, ha attaccato il senatore di Italia Viva, Francesco Bonifazi. “Per noi i casi Gregoretti e Diciotti non sono simili, abbiamo necessità di integrare le istruttorie, ma Gasparri lo impedisce, chiedendo di metterle in votazione, pur sapendo delle assenze in maggioranza. E pur avendo garantito che non ci sarebbero stati voti durante queste assenze”, hanno concordato pure la capogruppo M5s, Elvira Evangelista, e l’esponente dem e vicepresidente del Senato, Anna Rossomando, accusando Gasparri. Ma il forzista ha tagliato corto: “Il 9 gennaio non era stata formalizzata alcuna richiesta…”.
In realtà, il vero nodo politico resta quello relativo alla data del voto. Al momento, calendario alla mano, è previsto per il 20 gennaio. Ma la maggioranza punterà a farlo slittare, per impedire che il leader leghista strumentalizzi la vicenda a fini di campagna elettorale. Non è un caso che Pd, M5s, Iv e LeU si siano già appellati alla capigruppo del Senato, convinti che sia questo l’organo che dovrà decidere, preferendo non avanzare alcuna proposta di rinvio in Giunta, dati i numeri sfavorevoli. L’obiettivo? Chiedere che anche i lavori della Giunta si fermino come quelli del Senato dal 20 gennaio (sospesi per una settimana per permettere ai parlamentari di fare campagna elettorale) e posticipare la votazione dopo le Regionali. La parola passa adesso alla presidente Casellati e alla capigruppo di Palazzo Madama, con la possibilità di un voto in Aula nel caso di una – prevedibile – mancata unanimità.

“Le posizioni si sono cristallizzate e quindi per noi l’organo che decide il calendario per il Senato è la conferenza dei capigruppo. Per il presidente Gasparri no. Vediamo”, ha confermato Bonifazi. Lo scontro continua. E tutto resta così nelle mani di Casellati.

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