Dal Just Transition Fund per l’economia verde l’Italia riceverà “centinaia di milioni” e una parte degli investimenti “può certamente riguardare l’Ilva, la Puglia e la zona di Taranto”. Il commissario Ue all’economia, Paolo Gentiloni, ufficializza che il Green new deal presentato oggi al Parlamento dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, con un piano complessivo da mille miliardi di euro d’investimenti verdi per i prossimi dieci anni, ha nel mirino anche l’impianto siderurgico italiano. In particolare appunto con il fondo che sarà stanziato per la transizione energetica delle aree che nel continente sono maggiormente dipendenti dalle industrie inquinanti. “L’Italia coglierà questa storica opportunità di crescita e lavoro, soprattutto per i giovani”, ha rilanciato il premier Giuseppe Conte su Twitter. Mentre l’europarlamentare Rosa D’Amato rivendica l’operato del Movimento 5 stelle: “Potremo finalmente bonificare i siti industriali che producono acciaio e non solo il carbone, così come proposto da noi“.

Secondo le prime simulazioni, infatti, il fondo di transizione premierebbe soprattutto Polonia e Germania, cioè le nazioni maggiormente interessate dalle centrali a combustibile fossile. Gli europarlamentari del M5s hanno chiesto più volte alla commissione di poter utilizzare le risorse del fondo pensato per il carbone anche all’acciaio: un modo per poter accedere alle somme necessari per il rilancio dell’Ilva di Taranto. Un’istanza sostenuta anche dal premier Conte all’ultimo consiglio Europeo e che ha avuto ascolot, come testimoniano le parole di Gentiloni, che però avverte: “Questo non vuol dire che problemi dell’Ilva saranno risolti dal Just transition fund”.

Il Fondo si compone di 7,5 miliardi messi a disposizione dal bilancio Ue. Secondo la commissione, però, potrebbe arrivare a 35 miliardi grazie al cofinanziamento nazionale dei governi. Dal meccanismo dei finanziamenti privati, invece, arriverebbero altri 35 miliardi, mentre la Banca europea d’investimenti ne muoverebbe una trentina. In questo modo si arriverebbe a circa 100 milioni di euro fino al 2027. L’Italia ha messo gli occhi sul fondo e punta ad avere 4 miliardi di euro per quattro regioni: la maggior parte serviranno per lo stabilimento dell’ex Ilva in Puglia, ma una parte finirà anche in Sardegna. E poi probabilmente in Lombardia e Piemonte. “Nelle condizioni finanziaria attuali il costo del denaro è talmente basso che se ci sono obiettivi chiari, regolazione diversa e regole nuove anche sugli aiuti di stato penso che avremo grandissima possibilità di usare non centinaia milioni come serve, ma molti miliardi per la transizione ambientale del nostro paese”, ha commentato Gentiloni.

“Per l’Italia si parlerà di centinaia di milioni“, ha poi confermato il commissario all’Economia rispondendo a chi gli chiedeva quanto andrà all’Italia dei 7,5 miliardi. “Credo che dobbiamo avere tutti chiaro che il problema è di innescare un meccanismo virtuoso – ha però aggiunto – se pensiamo che soltanto con i denari aggiuntivi di questi 7,5 miliardi noi risolviamo i problemi della transizione ambientale credo che faremo un grave errore“. Gentiloni ha anche spiegato che con la commissione “rivedremo, possibilmente correggeremo, la normativa europea sugli aiuti di Stato in linea con gli obiettivi politici del Green deal”. Nel testo adottato dal collegio dei commissari, si indica la fine del 2021 come scadenza entro la quale effettuare tale revisione. Ma soprattutto, ha aggiunto Gentiloni, “la revisione in arrivo del nostro quadro di regole di bilancio includerà un riferimento agli investimenti pubblici sostenibili nel contesto della qualità dei conti pubblici”, anche se sempre “preservando le salvaguardie contro il rischio di sostenibilità del debito“.

Il Green deal e il Just Transition Mechanism “sono un importante passo avanti verso un’Europa verde e una transizione industriale socialmente giusta”, ha scritto Conte su Twitter. Gli fa eco l’europarlamentare M5s Rosa D’Amato: “L’importanza strategica del Green new deal è nel ripensare l’economia, i trasporti e l’energia per trasformare l’Europa in fonte di ispirazione, leader nella lotta contro il riscaldamento globale“. Rispetto ai fondi destinati all’ex Ilva, D’Amato ha aggiunto: “Non esiste inquinamento di serie A e inquinamento di serie B. Nell’ex Ilva di Taranto la transizione ecologica non è più rinviabile avendo come priorità la salvaguardia della salute dei cittadini. Non sarà una giusta transizione, ma l’ennesima beffa, se modernizzare gli impianti vorrà dire usare il gas, fonte fossile e climalterante e soprattutto senza una valutazione dell’impatto sanitario”. “Infine vigileremo che non vengano scippati fondi alla politica di coesione perché altrimenti saremmo davanti a un ricatto lotta alla povertà contro lotta all’emergenza ambientale. Per noi entrambe sono priorità”, ha concluso D’Amato.

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