Il reddito di cittadinanza ha ridotto la povertà del 60%? No, è ufficiale: quel dato è solo il rapporto tra la platea di potenziali beneficiari del sussidio e le persone considerate povere assolute dall’Istat. A confermare questa interpretazione, dopo settimane di polemiche, è stato lo stesso presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, in un’intervista a La Stampa. All’inizio di dicembre l’economista scelto dal Movimento 5 Stelle per guidare l’istituto previdenziale aveva parlato di “una riduzione di circa -60% del tasso di povertà”, ma il documento ufficiale con le prime stime di impatto del centro studi Inps non conteneva quel numero, poi ripetuto dal premier Giuseppe Conte nella conferenza stampa di fine anno.

Ora Tridico spiega: “In questo momento il Reddito è distribuito fra poco più di un milione di nuclei familiari” per un totale di 2,5 milioni di persone. “Se a questi si aggiungono quelli previsti dalla relazione tecnica della legge, a regime raggiungeremo tre dei cinque milioni di persone considerate povere dall’Istat, cioè il 60%”. Cosa che però non basta comunque per affermare che il sussidio (in media 520 euro al mese) sia sufficiente in tutti i casi a portare il beneficiario fuori dalla povertà, consentendogli di poter acquistare quel “paniere di beni e servizi essenziali” la cui capacità di acquisto è il discrimine usato dall’Istat per valutare quanti sono i poveri assoluti. L’economista fa anche notare che “nel misurare la soglia di povertà l’Istat non valuta i patrimoni mobiliari e immobiliari“. Al contrario, il “decretone” che ha introdotto il reddito esclude dal beneficio chi ha un patrimonio finanziario, mobiliare o immobiliare sopra una certa soglia.

“La povertà purtroppo non è abolita”, ammette Tridico, aprendo a modifiche in favore delle famiglie numerose penalizzate dalla scala di equivalenza che prevede solo un 20% di contributo aggiuntivo per ogni figlio minorenne. Ma rivendica che comunque “il reddito di cittadinanza sta dando ottimi risultati e ossigeno a milioni di italiani sfortunati”. Infatti “il parametro che valuta il livello di disuguaglianza (il coefficiente di Gini) è sceso dell’1,2%, così come l’intensità del tasso di povertà, calato dal 38 al 30%“. Il può essere migliorato per tener conto dei figli a carico e non penalizzare i lavori stagionali.

In merito al superbonus per gli asili nido, di cui il ministro del Tesoro Roberto Gualtieri aveva annunciato la partenza dall’1 gennaio, “c’è uno scarto di sessanta giorni fra godimento del beneficio ed effettiva erogazione. Questo mese verrà distribuito il bonus di novembre, a marzo arriverà quello di gennaio maggiorato fino a 300 euro”.

Nell’intervista, Tridico smentisce poi di essersi aumentato lo stipendio. “Finché non verrà ricostituito il consiglio di amministrazione dell’Inps io e il vicepresidente dobbiamo dividerci il compenso del mio predecessore: 103mila euro lordi l’anno. A me vanno 62mila, al numero due 41mila”, spiega. Quando sarà costituito il Cda, “una norma prevede che con i risparmi interni vengano suddivisi 450mila euro sia all’Inps che all’Inail. Ma dovranno bastare per cinque persone”.

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