Nella notte dell’alluvione a Livorno, tra il 9 e il 10 settembre 2017, il sindaco Filippo Nogarin non aveva il telefono spento ma nessuno lo chiamò per avvertirlo, prima e durante gli allagamenti in città e soprattutto mentre cresceva il rischio di esondazione dei fiumi che ha poi portato alla morte di otto persone. La Regione Toscana aveva inviato numerosi avvisi di criticità a partire dalle 23.08 del 9 settembre in poi, che avvertivano del peggioramento della situazione meteorologica, ma il primo tentativo di contatto dei responsabili della Protezione Civile con Nogarin fu alle 4.56. L’elemento – inedito nel racconto fatto fin qui sulla ricostruzione di quella notte – è contenuto nei tabulati delle corrispondenze tra il sindaco, l’addetto di turno della Protezione Civile Luca Soriani e l’allora capo della Protezione Civile, l’ex comandante dei vigili urbani Riccardo Pucciarelli, di cui ilfattoquotidiano.it è entrato in possesso.

Ed è un elemento che può diventare tra quelli più importanti nel prosieguo del processo in cui Nogarin è imputato, con Pucciarelli, per omicidio colposo plurimo: quattro delle 8 vittime persero la vita prima delle 5 (per effetto della furia del Rio Ardenza), le altre 4 sono state travolte dall’acqua del Rio Maggiore tra le 5 e le 5,30, in una stessa villetta, ad Ardenza, a poca distanza dallo stadio. La domanda che può entrare nel processo, dunque, è cosa avrebbe potuto fare Nogarin, sia pure da primo responsabile per legge della protezione civile del suo Comune, a quel punto. Un punto di dibattito che potrebbe essere portato dai legali dell’ex sindaco all’attenzione del giudice per l’udienza preliminare che il 14 gennaio deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura.

L’analisi dei quattro periti, per volontà della Procura, si è concentrata sulla triangolazione dei cellulari di Nogarin, come tutti i sindaci a capo della Protezione civile comunale, Pucciarelli, nominato capo della Protezione civile un mese prima il disastro, e Soriani, unico della struttura della protezione civile addetto di turno quella notte (peraltro un geometra).

Secondo quanto hanno ricostruito gli esperti, dunque, solo alle 4.56 il telefonino di Soriani tenta di mettersi in contatto con quello di Nogarin, ma la linea è assente a causa dell’alluvione e il telefono non squilla. E’ la prima di cinque chiamate in uscita dal telefono di Soriani verso il cellulare dell’allora sindaco. L’ultimo contatto è alle 7,50. Secondo i periti, però, le prime 4 chiamate non sono vere conversazioni perché sono da zero secondi: la prima conversazione tra le due utenze è proprio l’ultima, alle 7.50, che dura un minuto e 43 secondi. I 4 contatti a vuoto si possono spiegare, secondo i tecnici, con i “disservizi temporanei” della cella della zona che avrebbero impedito lo scatto della suoneria del telefono di Nogarin: “Durante la notte in trattazione – ha spiegato uno dei periti ai pm – ci sono state stazioni di Livorno che hanno avuto problematiche per più tempo o per pochi minuti. Questo per mancanza di energia elettrica, per vetustà o malfunzionamento delle batterie di stazione”. In mezzo c’è una sesta telefonata, alle 6.48, che proviene dal telefono di Soriani: Nogarin non risponde, ma a quel punto la situazione è già precipitata e Livorno sott’acqua.

Sono dati fondamentali per la ricostruzione di quella notte visto che nei giorni successivi le accuse nei confronti dell’allora sindaco Nogarin furono proprio quelle di essere stato a casa con i suoi due telefoni spenti rendendosi di fatto irreperibile. Accuse per la verità mosse dalle opposizioni e non entrate negli atti dell’inchiesta. La Procura, infatti, nell’avviso di conclusione indagine contesta al sindaco di aver omesso “qualsivoglia attività di previsione e prevenzione a lui affidata dalla legge non assumendo la direzione e il coordinamento dei servizi di emergenza, tanto da non dare neanche il prescritto avviso al Prefetto” e di aver omesso “fino al mattino successivo ogni tipo di contatto con i servizi di Protezione civile”. Nessun riferimento al telefonino, anche perché secondo uno dei 4 periti che “il telefono era acceso è indiscutibile“.

L’atto di accusa della procura di Livorno a sindaco e ex comandante dei vigili urbani si basa su elementi che non hanno a che fare con la reperibilità dei telefoni dell’ex sindaco. In primis i pm gli contestano di aver ristrutturato tutta la macchina comunale un mese prima dell’alluvione, di fatto “smembrando” l’ufficio di Protezione Civile e il suo vertice: il sindaco poche settimane prima dell’alluvione sostituì Leonardo Gonnelli – geologo “con esperienza ultradecennale” – con Pucciarelli, per 40 anni nella polizia municipale e per 26 comandante dei vigili. Inoltre, è sempre l’accusa della Procura, il primo cittadino avrebbe “inglobato” l’ufficio in quello della Polizia Municipale e “ridotto” il personale a sole quattro persone, di cui due amministrativi. Cambiamenti che secondo la difesa di Nogarin non avrebbero depotenziato la struttura, in particolare sotto il profilo della reperibilità.

Twitter: @salvini_giacomo

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