“Ci vogliono investimenti subito, nella legge di Bilancio: due miliardi per la scuola e uno almeno per l’università. Lo dico da ora: se non ci saranno, mi dimetto”. Lorenzo Fioramonti, ministro dell’Istruzione, lo diceva il 5 settembre, giorno del giuramento del governo Conte 2. Ha atteso che l’iter della manovra si completasse per constatare il mancato raggiungimento dell’obiettivo e ha tratto le conseguenze presentando la lettera di dimissioni al premier Giuseppe Conte, di cui palazzo Chigi ha dato conferma la sera di Natale. Su facebook il ministro spiega: “Sarebbe servito più coraggio da parte del governo” (qui il suo post integrale).

Fioramonti si era battuto perché passasse nel governo una strategia che secondo lui avrebbe permesso di liberare risorse e far ripartire scuola e università: quella delle tasse di scopo. Microtasse su attività inquinanti come i voli aerei o su stili di vita non sani come cibi e bibite ultra-zuccherate. “L’idea è: faccio un’attività che inquina (volare), ho un sistema di alimentazione sbagliato? Metto una piccola tassa e con questa finanzio attività utili, la scuola e stili di vita sani”, diceva al Corriere della Sera nella prima intervista da ministro. Un dibattito, quello sulle tasse di scopo, che ha monopolizzato l’attenzione mediatica nei primi giorni di vita del governo. Secondo Fioramonti, l’unico modo per avere subito fondi da investire nella scuola, adottando una strategia già in uso in molti paesi d’Europa. E se il dibattito sulle merendine fu accompagnato da polemiche politiche, quello sulla microtassa di un euro sui biglietti aerei fu respinta anche con dossier pubblicati da alcuni giornali (“La tassa sui voli vale 137 milioni e irrita le compagnie: paga il turismo”, titolava il Corriere il 21 settembre).

Risultato, non ci sono i fondi e ora se ne va il ministro. Anche dopo l’insediamento, Fioramonti (che era già stato viceministro dell’Istruzione nel governo Conte 1)aveva più volte dichiarato che, se non fossero arrivati 3 miliardi per scuola e ricerca, avrebbe fatto un passo indietro dopo l’approvazione della manovra: “La scuola in questo Paese avrebbe bisogno di 24 miliardi. I 3 miliardi che io ho individuato, non sono la sufficienza ma rappresentano la linea di galleggiamento“, diceva a novembre. E ora, su facebook, scrive: “La verità è che sarebbe servito più coraggio da parte del Governo per garantire quella linea di galleggiamento finanziaria di cui ho sempre parlato, soprattutto in un ambito così cruciale come l’università e la ricerca. Pare che le risorse non si trovino mai quando si tratta della scuola e della ricerca, eppure si recuperano centinaia di milioni di euro in poche ore da destinare ad altre finalità quando c’è la volontà politica”.

Il ministro, assente sia nell’ultimo consiglio dei ministri, sia alla Camera per il voto sulla manovra, ha dato seguito ai suoi annunci. In ogni caso, secondo quanto riportano le agenzie di stampa non toglierà il sostegno alla maggioranza che esprime il premier Conte e sarebbe intenzionato a formare un proprio gruppo parlamentare filo-contiano (“e in prospettiva – scrive l’Ansa – un nuovo soggetto politico”). Con Fioramonti sarebbero in uscita deputati come Nunzio Angiola e Gianluca Rospi.

Dopo le dimissioni, in vista della verifica di governo annunciata per gennaio, in pole position per la successione è il nome di Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia. Morra era già stato indicato come papabile per diventare ministro durante la formazione del governo Conte 2.

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