In attesa che il Tribunale del Riesame di Firenze fissi l’udienza per decidere se accogliere le richieste di due degli indagati nell’inchiesta della procura sulla Fondazione Open, sono emersi i nomi di tutti i finanziatori – società e imprenditori – individuati dalle Fiamme gialle. In un articolo la Repubblica riassume i nomi già emersi nei giorni scorsi e ne aggiunge altri.

Quindi nell’elenco troviamo British American Tobacco, Getra Power, il Gruppo Menarini, Gruppo Garofalo, Gruppo Maestrelli Pida, Telecomunicazioni Italia srl, Fingen spa, Chiantishire Società Agricola, Impresa Pizzarotti di Parma, Sanavir srl, Chiti Alessandro, Rtv38, Gruppo Golden Production, l’Nh Group di Vittorio Farina, il Gruppo Moby di Vincenzo Onorato, Algebris Investment di Davide Serra, la galassia societaria di Alfredo Romeo, e Vito Pertosa. Ci sono anche Airlines Handling Agents spa, Corporation America Italia, Alicross, Lagfin, Aurelia srl, Big Space, Begin, G.F. Uno, Mossi e Ghisolfi spa, Golden Production, Associazione Azimut, Associazione Comunicazione Reale, Il Mercante dei Sogni, Intek Group, Promidis, Irbm spa, Karat srl, Intesa Aretina scarl. Gli ultimi ad essere stati individuati dai finanzieri, a novembre, sono stati Kairos Investment Management spa e Kairos Partners Sgr. Nei giorni scorsi era emerso anche il gruppo Gavio. Nessuno è stato iscritto nel registro degli indagati.

A richiedere l’intervento dei giudici della Libertà l’imprenditore amico di Matteo Renzi Marco Carrai, indagato per finanziamento illecito ai partiti. Insieme al suo ufficio la finanza perquisì lo studio di un commercialista a Firenze che ospita la sede legale di cinque società legate a Carrai, su cui i pm Luca Turco e Antonino Nastasi vogliono approfondire le indagini per chiarire il ruolo di Carrai, ma anche di alcuni suoi soci. Il nome del professionista al non è noto. Anche l’avvocato Alberto Bianchi, ex presidente della Fondazione, chiede ai magistrati di annullare il sequestro disposto dai pm di Firenze. “Non esiste nessun archivio segreto dei finanziatori di Open – ha fatto sapere Bianchi – tutti i contributi sono stati effettuati su unico conto corrente bancario, intestato ad Open, ne era conoscibile e tracciata provenienza, data e importo”, “non esistono elenchi con nomi diversi da quelli che hanno fatto bonifici bancari, non esistono carte di credito intestate a parlamentari” ma, dice lo stesso Bianchi, “intestate alla Fondazione e a disposizione di controllati soggetti, tra cui un parlamentare, che in oltre sei anni non ha mai usato la carta di credito e ha usato il bancomat per piccole spese”.

All’indomani della pubblicazione dell’elenco, l’azienda farmaceutica fiorentina Menarini ha diffuso una nota stampa per sottolineare che “le notizie di stampa che continuano a includere il Gruppo Menarini tra i finanziatori della Fondazione Open sono contrarie al vero”. Nella nota il presidente del Gruppo Eric Cornut ha precisato che “Menarini non ha mai elargito alcuna donazione alla Fondazione Open, né ha mai intrattenuto rapporti professionali con alcuno degli indagati”.

Aggiornato da Redazione Web alle 14.00 del 4 dicembre 2019

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