Se mi chiedesse qualcuno cosa ne penso della Ferrero, gli risponderei che a priori bisogna diffidare dei buonisti, specie se sono imprese, per non parlare delle multinazionali. Gli ricorderei la United Colors dei Benetton, con i suoi tanti bambini dei più diversi colori e tagli degli occhi con vestiti multicolori indosso. E poi il risparmio sulla manutenzione dei viadotti.

Gli ricorderei la Conad delle “persone oltre alle cose”, con l’inserviente che porta le bambole a casa delle bambine, e che ora si troverà a razionalizzare le persone del colosso Auchan in crisi. E la Ferrero? La Ferrero, con quei bimbi in parte adottati, neri o gialli, che si rimpinzano di merendine da iperglicemia al mattino, di Nutella al pomeriggio o di laici ovetti tutto l’anno e non solo a Pasqua, non mi ha mai convinto.

“Beh, che male c’è?” potrebbe eccepirmi l’interlocutore. Vediamo che male c’è o potrebbe esserci. Limitiamoci alla Nutella, così amata dal Nanni Moretti di Bianca. E premetto che non me la prendo con la Nutella perché non mi piace. Il che peraltro è sacrosanto.

Innanzitutto, sfatiamo un mito e cioè che la Nutella sia fatta con le nocciole, nel senso che di nocciole ne vede ben poche: da un’inchiesta del Fatto Alimentare risultava che metà del contenuto di un barattolo è costituito da zucchero e solo il 13% di nocciole. Tanto per dire, la Crema Novi di nocciole ne ha il 45%.

Questo giustifica ampiamente il fatto che la Nutella costi così poco: è fatta con ingredienti non così nobili. E fra questi il famigerato olio di palma (meno caro di tutti gli altri grassi utilizzabili), che sempre la Crema Novi non contiene, famigerato perché, insieme con la esportazione di legname, è la principale causa di deforestazione nel sud-est asiatico. Quello utilizzato dalla Ferrero, peraltro, ha una certificazione che garantisce una provenienza in linea con la tutela ambientale. Lo garantisce anche Greenpeace.

Resta la questione della salubrità ambientale. L’Efsa, l’autorità europea per la sicurezza dei prodotti alimentari, aveva svolto un’indagine che riguardava in particolare i procedimenti necessari per raffinare l’olio di palma, eliminando il naturale colore rosso e rendendolo inodore e i risultati non sono stati del tutto rassicuranti. Sarà per questo, sarà per l’impatto sull’ambiente, ma varie aziende come la Barilla, la Coop e altre hanno deciso di smettere di utilizzarlo. La Ferrero no.

Ma torniamo alle nocciole. Quelle utilizzate per la Nutella non solo sono poche, ma sono anche di qualità inferiore: quasi certamente provengono dalla Turchia, che è il maggior fornitore di nocciole della multinazionale. Qui, in Turchia, la raccolta delle nocciole è fatta a mano, data la pendenza dei terreni e – tutto il mondo è paese – a prezzi da fame da braccianti stagionali. È quanto emerge dall’inchiesta di Internazionale dal titolo significativo Il gusto amaro delle nocciole.

Le nocciole di qualità, cioè quelle italiane, la Ferrero se le riserva per i prodotti di alta gamma, come i Rocher. Avere una produzione sempre più estesa di nocciole in Italia preserva la Ferrero da possibili problemi di carattere internazionale, considerata la situazione interna in Turchia ed anche in Cile, da cui una parte dei rifornimenti provengono, ed è probabilmente questo il motivo per cui essa ha creato una Ferrero Hazelnut Company, con sede in Lussemburgo (come del resto la Ferrero International SA, mentre la cassaforte di famiglia, la Fedesa, ha sede a Montecarlo) – nazione questa notoriamente tenera nel campo delle imposte – con il compito di ampliare la produzione delle nocciole nostrane, in particolare quelle piemontesi e viterbesi. Peccato che la produzione di nocciole non sia propriamente salubre per l’ambiente, come ebbi ad argomentare in un mio precedente post.

E veniamo al perché mi occupo nuovamente di nocciole e in particolare della Ferrero. Tutto deriva dalla frase di Matteo Salvini, secondo cui lui non mangia la Nutella perché è prodotta con nocciole turche. Salvini spesso parla per far prendere aria alla bocca e molti ci cascano.

A parte il fatto che, se dovessimo badare alla provenienza delle materie prime dei prodotti lavorati, ahimè sarebbero dolori; a parte il fatto che, come visto, in realtà nella Nutella di nocciole ce ne sono ben poche, diciamo che una motivazione più seria per non comprarla potrebbe essere che, con tutto quello zucchero e quell’olio di palma, magari la Nutella non è proprio il massimo per la crescita di bambini e ragazzi.

La Ferrero stessa ne è consapevole. Infatti, nel 2012, una donna negli Stati Uniti la chiamò in causa in una class action per “pubblicità ingannevole” – posto che la Ferrero definiva la Nutella un “alimento per una colazione equilibrata” – e la multinazionale accettò di pagare una multa di tre milioni di dollari per evitare il contenzioso.

Invece di ribattere a Salvini argomentando nel suo stesso campo, cioè quello della Nutella – com’era agevole fare -, c’è chi ha difeso a spada tratta la Ferrero facendola apparire un po’ come la Olivetti di Adriano Olivetti a Ivrea. Se andate ad Alba, lo so, tutti vi diranno un gran bene della Ferrero, che ha creato ricchezza, posti di lavoro e quant’altro. Tutto vero, ma forse, dico forse, non è proprio tutto oro quello che luccica.

E, per quanto riguarda la Nutella, anche se siete suoi fan, magari in queste festività provate a farvi una crema di nocciole casalinga con la Tonda Gentile delle Langhe. Il gusto e la salute ne guadagneranno.

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