La coltivazione mette l’uomo in rapporto con la natura: questa relazione si può vivere in molti modi.

L’agricoltura intensiva che privilegia la monocoltura intende controllare ogni fattore in gioco e rimuovere in modo scientifico tutto quello che ostacola i suoi obiettivi. In quest’ottica si sfrutta il suolo fino a depredarlo totalmente, si basa la nutrizione delle piante su fertilizzanti chimici a rapida cessione, si impiegano pesticidi per eliminare patogeni e parassiti, si diserba ogni specie spontanea chimicamente, si selezionano sementi ibride e ogm.

La coltivazione biologica ha una visione differente, che parte dal presupposto di assecondare e imitare la natura. Ovviamente ogni spazio coltivato non è più un equilibrio naturale, risente dell’intervento dell’uomo e questo vale anche per l’orto biologico. Tuttavia il metodo bio si accosta con rispetto a ogni processo naturale, assecondando quelle dinamiche che sono favorevoli alle piante coltivate.

L’intervento rispettoso del metodo bio può rivelarsi sotto molti aspetti più efficace di quello convenzionale. Scopriamo cinque ottimi motivi per coltivare bio.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Nutella, ecco perché per me non è proprio tutto oro quel che luccica

next
Articolo Successivo

Treni a idrogeno, Piemonte guida la sperimentazione green in Europa: “Abbiamo grande know-how. All’Italia servono incentivi”

next