La chiamano gogna fiscale: serve a provocare disapprovazione sociale e a disincentivare l’evasione. Le liste di chi non paga le tasse vengono pubblicate online in 16 Paesi europei tra cui Regno Unito, Spagna e molti Stati dell’Est – dall’Ungheria alla Slovenia – ma anche da altri 10 Stati nel mondo. Si va dagli Stati Uniti alla Russia passando per l’Uganda. All’indomani del monito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Sole 24 Ore in collaborazione con lo studio internazionale di fiscalisti Led Taxand ha pubblicato un censimento delle giurisdizioni che prevedono di “sbattere l’evasore in prima pagina”. Quasi sempre, con l’eccezione dell’Irlanda, occorre aver evaso più di una certa cifra. Che però in diversi Paesi è molto bassa.

I nomi degli evasori vengono pubblicati senza che nessuna legge sulla privacy li tuteli, in modo che i media e i concittadini possano verificare chi non dà il suo contributo fiscale alla collettività. Le liste sono disponibili online: centinaia di migliaia di nomi, affiancati dalla professione, dall’indirizzo, dalla cifra evasa e dall’entità della sanzione ricevuta. Negli stati anglosassoni la pratica si chiama “name and shame” (“nomina e fai vergognare”), espressione che ricalca la “cultura della vergogna” degli eroi omerici di cui parlava il grecista Eric Dodds. Facendo un parallelo nel caso specifico, evadere le tasse costituirebbe un tipico comportamento che nel mondo moderno lede l’onore personale, onore inteso come il risultato delle proprie azioni concrete.

Secondo l’inchiesta di Angelo Mincuzzi e Roberto Galullo, il Paese più agguerrito nell’Ue è l’Irlanda, “dove il libro nero degli evasori viene pubblicato dal 1997 e da tre anni viene continuamente aggiornato online”. Non esiste una soglia minima: la pubblicazione scatta appena è accertata l’evasione fiscale. Nel Regno Unito, invece, si è inseriti nel libro nero quando è prevista una sanzione di almeno 25mila sterline. In Europa occidentale sia la Spagna sia il Portogallo prevedono la “gogna fiscale”, mentre la Francia ha da poco approvato una legge che impone la pubblicazione dei nomi dei condannati per evasione. Scendendo verso sud, la Grecia (almeno fino a cinque anni fa) e Malta hanno adottato la pratica. Grande assente l’Italia.

Nell’Europa dell’Est sono molti i Paesi che hanno fatto proprio il principio del “name and shame”: Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania, Croazia e Slovenia. La gogna fiscale è dunque diffusa in quasi tutti i Paesi che un tempo appartenevano al blocco sovietico o alla Jugoslavia e che poi sono entrati nell’Unione europea. Addirittura in Slovacchia la soglia minima di evasione per essere pubblicati nella lista è di soli 170 euro. Severi sono anche i Paesi baltici. L’Estonia ha introdotto l’elenco degli evasori nel 2014 e inserisce tutti quelli che hanno un arretrato fiscale di almeno mille euro. In Lettonia invece basta aver evaso 150 euro per subire la gogna fiscale, mentre in Lituania finiscono nella lista solo le persone giuridiche con debiti fiscali di almeno 10mila euro.

Varcando l’Atlantico, si scopre che in 23 dei 50 stati che compongono gli Usa è prevista la pubblicazione delle liste degli evasori. Fra di essi vi è a sorpresa anche il Delaware, divenuto il paradiso fiscale numero uno negli Stati Uniti. Ma anche Canada e Messico hanno adottato il principio del “name and shame”. Qui nell’ultimo elenco pubblicato troviamo anche il nome di Vicente Fox, ex presidente messicano, che deve al fisco 15 milioni di pesos (quasi 700 mila euro). Il censimento del Sole 24 Ore ha registrato in Asia Pakistan, Cina, Filippine e Corea del Sud. Fra i Paesi anglosassoni c’è anche l’Australia e in Africa ci sono Nigeria e Uganda.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Manovra, il decreto Alitalia sarà convertito a parte. Ok a rimborsi per bollette pazze, 12 milioni per lotta alla violenza sulle donne

next
Articolo Successivo

Manovra, verso nuovo ritocco alla plastic tax: scende a 45 centesimi. Arriva il bonus per il latte artificiale: fino a 400 euro

next