Spostiamoci a sinistra, ma non troppo, cari compagni e compagne. Sembra essere questo il senso ultimo della prima giornata di congresso Spd a Berlino. Sinistra sì, ma non troppo radicale, tanto che Martin Schulz, ex presidente del Parlamento europeo, ci tiene a discostarsi da Jeremy Corbyn, considerato troppo estremista, ma allo stesso tempo vuole archiviare l’austerity in Europa. Rompere la Große Koalition? Sì, ma dalla prossima legislatura, adesso bisogna mediare per ottenere il più possibile, anche perché i sondaggi non sono certo favorevoli al partito Socialdemocratico tedesco e il 67% della popolazione è favorevole a mantenere questo governo. Allora si va di Realpolitik, ad esclusione di una mozione per la rottura della coalizione, il tema sparisce dall’agenda, mentre fino a pochi giorni fa sembrava essere il nodo centrale di questo congresso che prevedeva una rivoluzione. E uno degli obiettivi è anche quello di riconquistare gli elettori migrati verso i Verdi.

Ma è pur vero che non tutte le rivoluzioni sono esplosive, e quella dei socialdemocratici tedeschi è iniziata dalle persone. A fine agosto nessuno pensava che Norbert Walter-Borjans e Saskia Esken, due sconosciuti nel partito, avessero qualche possibilità contro il gigante Olaf Scholz, ex sindaco di Amburgo e rigorista finanziario, il commercialista del governo, colui che andava fiero dello Schwarze Null. Il pareggio di bilancio, per intenderci. E ora, invece, è come se all’interno del partito la Große Koalition risultasse sempre più indigesta e Scholz ne incarnasse il volto. I due nuovi leader hanno raggiunto rispettivamente l’89% e il 75%, certamente lontani da quel 100% che ottenne Martin Schulz, quando la Spd nei sondaggi volava oltre il 20% e il futuro sembrava roseo. Ma senza dubbio sopra ad Andrea Nahles, una traghettatrice mai troppo amata.

Riprendersi i lavoratori Esken e Walter-Borjans avranno il duro di compito di riavvicinarsi alla classe lavoratrice, recuperare i voti nella Germania Est – dove volano i consensi per l’estrema destra di Afd – e di dare a Spd l’immagine di un partito di popolo e non di salotto, chiudendo con la dipendenza da Gerhard Schröder. “Puntiamo al 30%”, ha affermato Esken e qualsiasi delegato salito sul podio ha dichiarato che al prossimo governo Spd ci sarà, ma non con Cdu/Csu. Adesso bisognerà capire quali saranno i passi da intraprendere. I primi risuonano al congresso, dai microfoni della Messe Berlin. “Se il pareggio di bilancio non corrisponde a una vita migliore per i nostri figli, allora è sbagliato […] e questo vale anche per il freno all’indebitamento”, sostiene Walter-Borjans. Questo si traduce solo in un programma di spesa che non dipenda dal rigore dei conti. Un programma di investimenti da 450 miliardi di euro, un salario minimo orario di 12 euro e un prezzo di partenza del prezzo delle emissioni CO₂ di 40 euro a tonnellata, più basso dei 60 euro proposti dai Verdi e dei 50 degli scienziati.

Un maggiore equilibrio sociale nella tutela del clima, maggiori investimenti che, se necessario, mettano anche in discussione il dogma del pareggio di bilancio (Schwarze Null, lo “zero nero”). Ma questo bisognerà ottenerlo in una coalizione di governo dove Spd è minoritaria. Dalla Cdu sono già arrivate le prime critiche, mentre dai delegati arrivava il mandato a negoziare di nuovo il contratto della Große Koalition. Da lunedì si comincerà di nuovo a discutere e forse, se non a rompere la coalizione, a fare in modo che siano i democratico-cristiani a ritirarsi. Annegrett Kramp Karrembauer nei giorni scorsi non ha mancato di inviare messaggi tutt’altro che velati su una possibile rottura nel governo in caso di un comportamento non chiaro da parte dei socialdemocratici.

La sinistra europeista – “Spd è un partito europeista, ma potrebbe esserlo ancora di più – sostiene Martin Schulz, facendo eco ai due nuovi presidenti di partito -. Vogliamo una Web tax europea, un ministro delle finanze europeo e un programma di investimenti”, continua l’ex presidente dell’Europarlamento, perché “ci siamo sempre battuti contro la politica di Wolfgang Schäuble e lo continueremo a fare” a Berlino e a Bruxelles. Quindi un’offensiva sociale in Europa dove “i mercati devono essere subordinati alla democrazia e non la democrazia ai mercati”, dove l’austerity verrà archiviata per fare posto ad un’economia più redistributiva.

“Dobbiamo guardare ai fratelli italiani, greci e francesi, lì dove l’ingiustizia è più forte – ha ribadito Udo Bullman, europarlamentare di peso – perché un’Europa più solidale è anche più forte e questo deve cominciare da noi, europeizzando il nostro partito”. A Bruxelles come sul fronte della politica interna Spd punta a riprendersi gli elettori migrati verso i Grünen (Verdi), forti un exploit alle scorse europee grazie a un programma incentrato su protezione del clima e politiche redistributive. Per vedere se la formula della doppia presidenza e dello spostamento a sinistra funzionerà bisognerà attendere la prossima tornata elettorale, sempre che non arrivi un’interruzione anticipata del governo.

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