Al termine di una mia recente presentazione a Ventimiglia del libro sui porti turistici, Il Mare Privato, che ora esce in versione online rivista e ampliata, ho invitato il pubblico a omaggiare di una copia il sindaco di Vallecrosia, che vagheggia un porto turistico da ubicarsi fra Vallecrosia e Camporosso. Non scomodatevi ad andare a vedere una cartina della Liguria, vi spiego io.

A Ventimiglia stanno realizzando un porto turistico per mega yacht che sarà gestito direttamente dal Principato di Monaco. Se ci spostiamo a est troviamo il porto turistico di Bordighera. Poi lo scheletro di quello di Ospedaletti che verrà completato; dopo Ospedaletti ecco Sanremo, con ben due porti; poi Santo Stefano al Mare con la sua Marina degli Aregai; San Lorenzo con il suo approdo e infine il mega porto turistico di Imperia. Il che significa che in circa 50 chilometri abbiamo la bellezza (si fa per dire) di otto porti fra quelli finiti e quelli da finire. Ci manca proprio realizzarne un altro! Del resto la Liguria ha all’incirca un porto ogni due comuni rivieraschi.

Perché ancora una volta parlo di porti turistici? Perché oggi, 5 dicembre, è la Giornata Mondiale del suolo. Chissà se almeno oggi non si consumeranno in Italia 2 mq al secondo, come Ispra ammonisce, che quotidianamente avviene. No, non illudiamoci.

Cosa c’entra il consumo del suolo con il consumo del mare? C’entra, per due ottime ragioni. Una è che se si consuma il mare, se si costruiscono opere a mare, è scientificamente dimostrato che si altera il flusso delle correnti e il moto ondoso, con una maggiore erosione delle spiagge, già evidente ad occhio nudo. La seconda è che il mare come il suolo è un bene comune da tutelare, e non già da consumare.

Eppure, nonostante sia un bene comune, nonostante – in particolare in Italia – vi sia un esubero di posti barca rispetto alle richieste, nonostante sia dimostrato che un’opera a mare altera la costa, i nostri politici continuano bellamente a sognare privati che si approprino del mare, così come continuano ad autorizzare opere che consumano il suolo. Nonostante – come dimostra Marco Ponti nel suo ultimo libro, Grandi operette – sia dimostrato che quelle opere non solo non sono necessarie, ma danneggiano la comunità.

Ma in fondo è la gente che vuole questo agire dissennato, e i politici raccolgono queste istanze. Non è un caso che contro i porti turistici spesso non ci sia alcuna levata di scudi, e la gente accetti passivamente – salvo lodevoli eccezioni – l’alterazione del suo territorio, anzi magari ritenga pure che un bel porto là dove prima c’era una baia integra sia anche bello. La classe politica non fa che raccogliere in questo campo, come in altri, le istanze della gente. I politici sono lo specchio della società.

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