Francesco Caio non ha esattamente le doti di un mediatore. Negli ambienti milanesi è noto per avere un carattere spigoloso ed essere anche un po’ permaloso. Eppure il ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli non ha esitato ad assegnargli il delicato incarico di mediazione con ArcelorMittal per l’Ilva di Taranto. Una vicenda spinosa che, secondo Patuanelli, l’ex numero uno di Poste saprà gestire al meglio – mercoledì il debutto al Mise dove ha incontrato i commissari Ilva e i sindacati – tirando fuori dal cilindro capacità di mediazione che finora mai svelate. Lo sanno bene i dipendenti di Poste italiane che durante un incontro finito su YouTube, ai tempi della sua gestione, lo accusarono di “non averne azzeccata una facendogli letteralmente perdere le staffe. Soprattutto quando gli chiesero conto del lauto stipendio incassato. Cose che capitano quando si fa il manager e si prendono anche decisioni impopolari come rimandare un cospicuo pacchetto di assunzioni puntando invece sulla consegna della posta a giorni alterni.

Ma chi è il manager al quale il governo di Giuseppe Conte sta affidando uno dei casi più difficili del momento? Caio è un ingegnere elettronico napoletano. Classe 1957, si laurea al Politecnico di Milano a soli 23 anni e poi si specializza in Francia con il master in business administration di Insead, la celebre scuola di dirigenti francesi di Fontainbleau, a sud-ovest di Parigi. La sua carriera è però sostanzialmente tutta italiana. Salvo una breve pausa in Gran Bretagna, Paese vicino anche per questioni di parentele. Dopo l’esperienza in Olivetti e Sarin (gruppo Stet), Caio entra nella multinazionale della consulenza McKinsey dove si occupa sostanzialmente di telecomunicazioni e alta tecnologia. Rientrato in Olivetti nel 1991, si occupa di identificare i migliori segmenti di business dell’azienda. Così quando nel 1994 c’è la liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni con la prima asta per le frequenze Gsm, Caio ha già il quadro chiaro, come sa bene Carlo De Benedetti che gli affida Omnitel Pronto Italia. L’esperienza però non durerà a lungo perché l’ingegnere gli chiede di rientrare in Olivetti. Le cose però non vanno per il meglio e, così, dopo un lungo braccio di ferro, Caio se ne va sbattendo la porta.

Una manciata di mesi dopo è già al gruppo Merloni, primo manager esterno scelto dalla famiglia proprietaria del gruppo del bianco. Anche qui c’è una storia di alti e bassi. E alla fine Caio decide di espatriare in una terra che gli è nota anche per questioni familiari: l’Inghilterra. E’ in terra britannica che Caio diventa il numero uno di Cable & Wireless riuscendo a riportare il gruppo in utile nel giro di tre anni. E’ il 2006 e nella City sono anni frenetici in cui il manager viene in contatto con i vertici della politica d’Oltremanica. Secondo indiscrezioni, è proprio il manager napoletano a far incontrare l’ex primo ministro Matteo Renzi con Tony Blair, all’epoca premier leader dei laburisti. I salotti londinesi sono l’occasione per costruire solide amicizie che consentono a Caio di diventare anche consulente del governo inglese. Ma soprattutto di diventare presidente del consiglio di amministrazione di Lehman Brothers Europe. Ancora non c’è sentore della crisi che poi nel 2008 porterà la banca al tracollo con l’acquisizione da parte di Nomura di cui Caio viene nominato vicepresidente.

L’esperienza britannica non durerà comunque a lungo: nel 2011, Caio viene chiamato a guidare l’azienda aeronautica Avio. Il manager riprende a frequentare i salotti romani, incluso il think tank Vedrò di Enrico Letta che lo chiamerà di lì a poco a guidare l’Agenzia per l’Italia digitale. E’ quel punto che Matteo Renzi, anche lui ex “vedroide”, diventato primo ministro, sceglie Caio per l’incarico di amministratore delegato di Poste. Come era accaduto anni prima con De Benedetti, ad un certo punto i rapporti fra Caio e Renzi s’incrinano. E così Caio non riesce a spuntare il rinnovo alla guida delle Poste. Per un po’ il manager resterà a spasso fino ad ottenere, dopo una lunga battaglia, la presidenza di Saipem. Ed ora anche il mandato per risolvere la questione Ilva, il caso forse più complesso che Caio abbia mai affrontato finora.

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