Nuovo allarme bomba al tribunale di Reggio Emilia venerdì 29 novembre alle ore 11. Nuova telefonata anonima a distanza di 9 giorni dalla precedente. E come la settimana prima centinaia di persone evacuate, udienze sospese, controlli di forze di polizia e intervento di forze speciali e vigili del fuoco. Mercoledì 22 novembre aveva destato sospetto l’annuncio della esplosione di una bomba prevista per le ore 11. Proprio nel momento in cui i Carabinieri di Modena iniziavano una conferenza stampa per raccontare dei nuovi sequestri di beni e immobili (per milioni di euro) riconducibili alla famiglia Muto di Gualtieri, pesantemente colpita dal processo Aemilia (otto i membri condannati sia nel rito abbreviato in Cassazione che nel primo grado dell’ordinario).

Oggi l’evacuazione del Tribunale è avvenuta in concomitanza con un altro evento non meno importante: l’udienza in Corte d’Assise per gli omicidi commessi nel 1992 durante la guerra per il controllo del territorio emiliano tra le cosce cutresi insediate in regione. Si parla della morte di Giuseppe Ruggiero e Nicola Vasapollo, uccisi da due commandi che rispondevano secondo l’accusa alle allora alleate famiglie Dragone, Ciampà, Grande Aracri, Sarcone, Le Rose. Quattro gli imputati alla sbarra nel rito ordinario, tra cui il boss Nicolino Grande Aracri collegato in videoconferenza dal carcere di Opera a Milano. L’udienza era iniziata alle 10 di mattina con alcuni momenti kafkiani, per una lista di testimoni chiamati dalle difese e irreperibili per i motivi più svariati (compresa la preoccupazione di un rientro tardivo a casa in concomitanza con lo sciopero dei ferrovieri).

Poi ha preso la parola il dirigente della Squadra Mobile di Reggio Emilia Guglielmo Battisti, incaricato dal sostituto procuratore della Dda Beatrice Ronchi di verificare l’esistenza di telefonate intercorse, dopo gli omicidi, tra Nicolino Grande Aracri e il collaboratore di giustizia Angelo Salvatore Cortese, principale accusatore assieme all’altro collaboratore Antonio Valerio del suo ex capo. Grande Aracri nega di essere stato amico di Cortese e nega quelle telefonate, ma i tabulati portati in aula dimostrano il contrario, con decine e decine di chiamate intercorse tra i due nei mesi successivi agli omicidi. Poi il comandante Battisti informa che la verifica delle telefonate ha portato alla luce anche un’altra utenza costantemente chiamata nel gennaio del 1994 dall’apparecchio mobile di Nicolino Grande Aracri. Un numero telefonico riconducibile agli apparecchi in dotazione al Rud, il corpo militare denominato Raggruppamento Unità Difesa inquadrato nello Stato Maggiore della Difesa del nostro Paese. Un reggimento che ha spesso operato in stretto collegamento con i Servizi Segreti (il Rud è stato il centro di addestramento degli uomini della supersegreta “sezione K” del Sismi) e ai cui vertici sono stati personaggi importanti collegati a vicende drammatiche e in parte ancora da chiarire, come la morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin a Mogadiscio nel 1994. Dalla commissione parlamentare di inchiesta su quel duplice omicidio è stato sentito anche il generale di brigata Luca Rajiola Pescarini, ex comandante del Rud, che aveva operato in Somalia e conosceva storie e traffici sui quali indagava la giornalista.

Chi era l’uomo del Rud con il quale parlava al telefono nel gennaio del 1994 Nicolino Grande Aracri? Perché i due si conoscevano? Di cosa parlavano in quelle occasioni? Non c’è stato il tempo di formulare queste domande, perché al presidente della corte Dario de Luca e alla collega Silvia Guareschi arriva l’informazione dell’allarme bomba in Tribunale. Tutti raccolgono le proprie carte e inizia l’evacuazione rapida del palazzo, esattamente come nove giorni prima. Come allora in concomitanza di un momento importante nel lavoro di ricerca della verità sulle ramificazioni della ‘ndrangheta operante in Emilia Romagna. C’è solo il tempo di chiedersi, prima dell’annuncio di rientrato allarme un’ora dopo: sarà semplice coincidenza? Gli investigatori indagano.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

‘Ndrangheta, la procuratrice della Dda ai sindaci del Milanese: “Non avete più alibi, entrate a far parte del capitale sociale dell’antimafia”

next
Articolo Successivo

‘Ndrangheta, “assunti in ospedale componenti della cosca grazie a consigliere regionale”. La poliziotta chiedeva di non pagare visite

next