Matteo Renzi è in difficoltà. E per tre volte in un giorno attacca la magistratura e la procura di Firenze che sta indagando sulla fondazione Open, la cassaforte della sua scalata al potere – proseguono le perquisizioni della Guardia di Finanza per accertare i “rapporti con i finanziatori”. Per Renzi, le perquisizioni di martedì e di oggi sono “un vulnus clamoroso nella vita democratica del Paese”, perché non può essere un giudice a decidere “cosa è un partito” e allora anche “una bocciofila” potrebbe esserlo. “Due magistrati di Firenze, Creazzo e Turco, decidono di fare questa ‘retata’ contro persone non indagate“, attacca ancora Renzi, secondo cui i due procuratori “invadono il terreno della politica“. Attacchi ripetuti per ben tre volte, appunto, prima con un post su Facebook, poi con un’edizione straordinaria della sua enews e infine in conferenza stampa da Parma. Mentre L’Espresso rivela che un imprenditore nominato dal governo Renzi in Cassa depositi e prestiti e tra i finanziatori della fondazione Open ha prestato 700mila euro all’ex premier tramite la madre per comprare la sua villa sulle colline toscane.

Da Parma Renzi annuncia di aver denunciato L’Espresso: “L’inchiesta non ha niente a che vedere con la Fondazione Open. Ho aspettato per rispondere all’Espresso per poter denunciare per divulgazione di segreto bancario, ora il mio avvocato ha provveduto a denunciare l’Espresso: non c’è alcuna attinenza con la vicenda della Fondazione Open ma c’è una scrittura privata“, dice Renzi nel corso di una diretta Facebook. “Nel 2018 ho ricevuto un importante ritorno economico dalle mie attività, fino a 2018 ho fatto solo politica, 830mila euro – aggiunge poi il leader di Italia viva – Nel 2019 saranno più di un milione, sono i miei proventi. Dovendo effettuare un anticipo bancario ho fatto una scrittura privata con un prestito concesso e restituito nel giro di qualche mese, quattro mesi circa”.

“Mi sento oggetto di attenzioni speciali da parte di alcuni magistrati. Un tempo i magistrati della procura di Firenze cercavano il mostro di Scandicci, non vorrei che avessero adesso fatto confusione con il senatore di Scandicci”, attacca nel corso della conferenza stampa a Fontanellato. Poi Renzi dà i numeri: “Credo talmente nella giustizia che ho 50 procedimenti aperti. In molti casi sono richieste di risarcimento danni. Ho chiesto 1 milione di risarcimento solo su Unicef, circa 4,5 milione in totale”, dice il leader di Italia viva.

L’Anm: “Gravissimi attacchi, tentativo di intimidire resterà vano”
L’Associazione nazionale magistrati “respinge con fermezza l’ennesimo attacco all’autonomia ed indipendenza della magistratura e esprime piena solidarietà ai magistrati fiorentini”. E definisce, riferendosi a Matteo Renzi (pur senza citarlo), “gravissime le dichiarazioni di un esponente delle istituzioni che, per reagire ad un’iniziativa giudiziaria, attacca personalmente i magistrati titolari dell’indagine” , esprimendo “indignazione”. “Se il tentativo è quello di intimidire i Magistrati, è e resterà vano“, avverte la giunta esecutiva centrale dell’Anm.

Renzi: “Perquisizioni un vulnus democratico”
Chi decide oggi che cosa è un partito? La politica o la magistratura? Su questo punto si gioca una sfida decisiva per la democrazia italiana. Chiameremo in causa tutti i livelli istituzionali per sapere se i partiti sono quelli previsti dall’articolo 49 della Costituzione o quelli decisi da due magistrati fiorentini”. È solo una parte del lunghissimo attacco di Matteo Renzi alla magistratura e alla procura di Firenze, portato avanti a voce e per iscritto. Secondo il leader di Italia Viva, “quello che è accaduto ieri mattina all’alba costituisce un vulnus clamoroso nella vita democratica del Paese. Chi non reagisce oggi accetta che si metta in discussione il principio della separazione dei poteri“. “Se qualcuno pensa di intimorirmi, ha sbagliato persona. Farò più Tv del previsto. Più radio del previsto. Più social del previsto”, prosegue l’ex premier.

“Retata di due magistrati”
Nel registro degli indagati sono finiti Alberto Bianchi, ex presidente della fondazione, e Marco Carrai, amico personale dello stesso Renzi. Carrai, come Luca Lotti e Maria Elena Boschi, sedevano nel consiglio di amministrazione dell’ente privato chiuso dopo che l’ex premier ha perso la leadership del partito. “Centinaia di finanzieri hanno perquisito decine di persone perbene ‘colpevoli’ solo di aver contribuito in modo trasparente e legittimo alla Fondazione Open. Tutti bonifici, tracciati, verificabili, dichiarati. In molti casi finanziamenti di anni fa, quando io ero sindaco”, si difende Renzi, prima di tornare ad attaccare duramente la procura: “Due magistrati di Firenze, Creazzo e Turco, decidono di fare questa ‘retata’ contro persone non indagate. Perché? Perché secondo loro Open non è una Fondazione ma un partito. E come partito ha regole diverse. Ma chi lo stabilisce? E i perquisiti come potevano saperlo? La Fondazione ha uno statuto, un cda, dei revisori, rispetta le regole delle fondazioni”.

“Pm invadono terreno della politica”
“Io credo nella giustizia. Chiediamo garantismo contro il giustizialismo. Certo, c’è anche questo. Ma non è di Beccaria che stiamo parlando. Questa indagine attacca i principi di Montesquieu, non (solo) quelli di Beccaria”, prosegue Renzi. “Aspetteremo le indagini con la libertà di chi conosce la verità. Ma contemporaneamente porteremo a tutti i livelli istituzionali lo sconcerto di chi vede messo in dubbio una colonna del sistema istituzionale con due magistrati che invadono il terreno della politica decidendo che cosa è partito e cosa no. E creando le condizioni perché chiunque possa definire partito, un domani, una Srl o un’associazione. Persino una bocciofila“, aggiunge ancora Renzi. “Inutile dire che il primo effetto di questa vicenda sarà l’azzeramento di tutti i contributi di aziende a Italia Viva“.

“Atto senza precedenti nella storia”
Proprio martedì Renzi aveva definito l’operazione della Guardia di Finanza come “di forte impatto mediatico”. E riferendosi alla contestazione contenuta nel decreto di perquisizione (“La fondazione Open ha agito da articolazione di partito politici”) scrive sui social: “Due giudici fiorentini decidono che Open non è una fondazione ma un partito. E quindi cambiano le regole in modo retroattivo”. Poi attacca la scelta di aver perquisito tutti finanziatori della fondazione: “Perquisire a casa e in azienda, all’alba, persone non indagate che hanno dato lecitamente contributi alla fondazione Open è un atto senza precedenti nella storia del finanziamento alla politica. I finanziamenti alla fondazione sono tutti regolarmente tracciati: trasparenza totale! Due giudici fiorentini decidono che Open non è b una fondazione ma un partito. E quindi cambiano le regole in modo retroattivo. Aprendo indagini per finanziamento illecito ai partiti! Ma come? Se era una fondazione, come può essere finanziamento illecito a un partito?”.

Oltre a Renzi, parla anche Lotti: “Non sono mai esistite carte di credito o bancomat della Fondazione Open intestati a parlamentari. Comunque, ovviamente, è tutto rendicontato e messo nero su bianco“, dice ai giornalisti all’uscita dalla Camera dei deputati. “Visto che si tratta di un’indagine in corso, lascerei fare agli inquirenti il loro mestiere e nel frattempo eviterei un ennesimo processo mediatico“, aggiunge il parlamentare. Ma a scrivere della carte di credito ai parlamentari non sono i giornali. “La Fondazione Open ha rimborsato spese a parlamentare ed ha messo a loro disposizione carte di credito e bancomat”, si legge nel decreto di perquisizione emesso dalla procura di Firenze, che cita a tal proposito l’informativa della Guardia di Finanza del 4 ottobre scorso. La stessa versione di Lotti viene ribadito anche dall’indagato Carrai: “Come componente del cda di Open ho sostenuto la Fondazione come immagino faccia chiunque appartenga ad una Fondazione e voglia promuoverne le iniziative e sostenerne i valori. Non ho nulla personalmente a che fare con carte di credito e bancomat. Ho fiducia che la magistratura chiarirà presto la mia posizione. So di non aver commesso reati e di aver sempre svolto i miei compiti rispettando la legge”, dichiara l’imprenditore amico di Renzi.

Intanto il capogruppo dei renziani al Senato, Davide Faraone, ha scritto alla presidente di Palazzo Madama Casellati per chiederle “di calendarizzare urgentemente un dibattito in Senato viste le recenti vicende giudiziarie sulle regole del finanziamento alla politica e su chi stabilisce cos’è un partito e cosa no”. Sul tema ritorna ancora Luigi Di Maio: “Questo tema della Commissione sui finanziamenti ai partiti per noi è una priorità: vi chiederemo di sostenerci per portarla il prima possibile a casa” dice il capo politico del M5s tornando sulla necessità di istituire la Commissione legandola alle questione delle concessioni autostradali. “Il tema che sta emergendo è che diversi politici e forze politiche prendono soldi da questi concessionari: nulla di illegale ma c’è un problema morale. Se questi partiti che stanno al governo delle regioni o centrale chiudono un occhio il problema politico è grosso”. Matteo Renzi è pronto a intervenire in Aula dopo lo scontro apertosi con i magistrati fiorentini sull’inchiesta Open. Il punto, è la convinzione dei renziani, è che si è aperto “uno scontro non tra politici e magistrati ma tra la politica e la magistratura” perché i giudici titolari dell’inchiesta Open hanno aperto “un’indagine per finanziamento illecito ai partiti” anche se Open è una fondazione. “A questo punto tutti i partiti politici devono dire nella sede delle istituzioni che cosa ne pensano”, alzano il tiro i renziani.

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