Diva del popolo cubano, “prima ballerina assoluta” per la critica internazionale già dagli anni ’30, Alicia Alonso ha fatto di Cuba uno dei luoghi più prestigiosi del balletto classico a livello mondiale. Insieme al marito Fernando Alonso, appoggiata da Fidel Castro, nel 1948 ha creato il Balletto Nazionale di Cuba e l’annessa accademia portando la danza nelle fabbriche, nelle scuole e nelle zone dell’Havana più povere e disagiate per dare borse di studio. Non solo. Quasi cieca sin da giovanissima ha danzato fino a 70 anni. Dopo la sua morte, il 17 ottobre scorso a 98 anni, i cubani le hanno reso omaggio nelle strade e nelle piazze della capitale. E i suoi ballerini l’hanno ricordata danzando in riva al mare, per le vie della città e nel teatro a lei intitolato.

Il Balletto di Cuba, orgoglio internazionale

Virtuosa nella tecnica, intensa nell’interpretazione e determinata a fare qualsiasi sacrificio, Alicia Alonso è consacrata star nel 1943 al Teatro Metropolitan di New York. E’ di scena Giselle, titolo che diverrà uno sei suoi cavalli di battaglia, quando la prima ballerina Alicia Markova non può esibirsi nel ruolo. Per lei, sostituta dell’ultimo momento dopo un difficile provino, è un trionfo. Dal quel debutto la strada è tutta in discesa: Parigi, Mosca Montecarlo. Nell’American Ballet Theatre lavora con i più grandi coreografi dell’epoca: Michel Fokine, George Balanchine, Léonide Massine, Bronislava Nijinska, Anthony Tudor, Jerome Robbins. Quando torna in patria con il marito Fernando e fonda il Balletto Nazionale di Cuba il suo nome è già leggenda.

La fede politica

Nel 1956 gli Alonso rifiutano di esprimere appoggio al dittatore Fulgencio Batista a causa delle simpatie per il partito socialista popolare. Decidono allora di abbandonare Cuba. Negli anni seguenti Alicia Alonso trionfa in Russia. La patria del balletto classico la vuole come guest star. E’ la prima ballerina occidentale invitata nei paesi dell’ex Unione Sovietica. Tornerà a Cuba soltanto nel 1959, con il ritorno di Fidel Castro che le darà appoggio economico per la ricostruzione della compagnia. Ambasciatrice della cultura cubana, introduce nel repertorio classico la danza moderna e porta la rinata compagnia in tournée nel mondo. Ma non smette di danzare nonostante la quasi totale cecità. Mentre la scuola cubana si afferma sempre di più come vivaio di talenti. Tra di loro Jose Perez, il popolare ospite di Amici, che si è diplomato a Cuba nel 1996.

Correggeva i passi senza poter vedere

“Come poteva correggere i miei passi se non vedeva?”, si chiede il ballerino star della trasmissione di Maria De Filippi. Jose Perez aveva da poco finito la scuola ed era stato subito preso nel Balletto Nazionale di Cuba. “Eravamo in partenza per una tournée in Messico e stavo provando in sala il Lago dei Cigni – racconta – “La Alonso mi chiama e mi dà le correzioni. Io me la prendo un po’ perché so della sua cecità e proprio non capisco come possa vedere i miei errori”. Il giovane artista non sapeva ancora che Alicia si affidava alla sua esperienza del balletto facendosi aiutare da un’assistente. Proprio come nel film Hollywood Ending, in cui Woody Allen interpreta il ruolo di un regista temporaneamente cieco. Con la differenza però che anni di repertorio si erano sedimentati nella sua memoria e la sua certezza viaggiava a sensazioni. Nessuno poteva sottrarsi al suo sguardo. Tanto che durante la tournée in Messico, quando Perez decide di lasciare la compagnia per affrontare una carriera indipendente, riceve la telefonata di Alicia: “Sei ancora molto giovane. Rimani con noi. Hai talento ma devi fare esperienza.” Jose Perez tuttavia sceglie il Brasile, poi l’Europa. E diventa, grazie alla scuola cubana, primo ballerino dello Scottish Ballet e dell’Opera di Dresda.

Lui 25 anni, lei 70

“Sono stato il partner di Alicia Alonso sia a Cuba sia negli ultimi sette anni della sua carriera, terminata nel ‘95 con una tournée anche in Italia”, racconta Lienz Chang, maitre de ballet e coreografo internazionale. “Danzavamo insieme, io a 25 anni, lei a 70. La differenza di età non la sentivo proprio. Anzi, mi ha insegnato ogni segreto del passo a due”. Il suo problema agli occhi non era un ostacolo? “Vedeva il bagliore delle luci e si regolava su questo, noi partner dovevamo essere molto precisi negli spazi e nei movimenti perché era tutto calcolato. Per lei era naturale”. Lienz Chang oggi sta montando il suo Lago dei Cigni al Massimo di Palermo. Dopo la prima esperienza con il Balletto di Cuba è andato a Marsiglia dal coreografo Roland Petit. Ha danzato con star come Dominique Khalfouni, Lucia Lacarra, Eleonora Abbagnato. Ma Alicia Alonso rimane la migliore: “Mi ha insegnato cosa significa dare tutto per i propri sogni. “Una volta avevo l’influenza e non volevo danzare. Ha insistito. Ero debole e l’ho fatta cadere durante una presa. Si è subito rialzata e mi ha detto: ricominciamo”.

Una delle ultima dive del balletto

Anche il fuoriclasse cubano Carlos Acosta, neodirettore del Birmingham Royal Ballet, sulla cui vita è appena uscito nelle sale cinematografiche il film Yuli, danza e libertà, ha molto da raccontare sulla diva. “Alicia Alonso ha rotto i pregiudizi sul balletto come arte dei paesi sviluppati e sul temperamento fisico latino come non conforme alle esigenze della danza classica. Ha messo il nome di Cuba sui cartelloni dei grandi palcoscenici internazionali”. E ricorda: “ho avuto la gioia di ballare con lei. Tra le correzioni, raccontava aneddoti sui coreografi. Sono rimasto abbagliato dalla sua conoscenza e dalla sua memoria”. Con i grandi occhiali scuri, il foulard, la collana di perle e le labbra rosse era davvero una diva. “Eravamo a Cuba con il Balletto Teatro di Torino – racconta Loredana Furno, storica direttrice e allora ballerina – La ricordo in una sala di riscaldamento. Il pianoforte a coda, la sbarra. Esegue gli esercizi mentre un ragazzo le asciuga il sudore sulla fronte e le solleva gli scaldamuscoli ogni volta che cadono”. Una delle ultime dive del balletto.

Il Fatto di Domani - Ogni sera il punto della giornata con le notizie più importanti pubblicate sul Fatto.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Pio La Torre, il comunista ammazzato dalla mafia che sfidò la guerra fredda (e inventò il modo per confiscare le ricchezze dei boss)

next
Articolo Successivo

Salone Margherita, lo storico teatro del Bagaglino è in vendita. Pier Francesco Pingitore: “E noi andiamo per stracci, come si dice a Roma”

next