“Il piano di gestione della Regione Lazio, adottato nel 2012, sembra essere rimasto in gran parte inattuato”. I nodi dei rifiuti a Roma e nel Lazio stanno venendo al pettine. E ora anche la Commissione europea entra a gamba tesa, bacchettando la Regione. Nei giorni scorsi, Palazzo Chigi ha ricevuto da Bruxelles una lettera molto dura in cui non viene esclusa “l’apertura di una procedura d’infrazione”. Tutto ciò mentre in queste ore la Regione Lazio sta predisponendo un’ordinanza in cui chiederà al Comune di indicare una decina di siti temporanei di stoccaggio – nel mirino le tante cave di inerti sul territorio capitolino – dove lavorare l’immondizia indifferenziata e trasformarla in una sorta di “ecoballe”. Con l’assessore Massimiliano Valeriani che ammonisce: “Se il Campidoglio non rispetta i patti, siamo pronti a commissariare”. Cosa da non escludere, visto che a Palazzo Senatorio stanno preparando una controffensiva sulle discariche già esistenti.

I rilievi della Commissione Ue – Ma andiamo con ordine. La missiva dell’Unione Europea, cui è stata allegata una dettagliata relazione tecnica, fa riferimento ad una precedente lettera, in cui venivano chieste precisazioni riguardo al ciclo dei rifiuti. Risposte evidentemente non ritenute esaustive dalla Commissione, se la stessa è arrivata a richiamare all’ordine gli uffici guidati da Giuseppe Conte. I tecnici di Bruxelles, innanzitutto, si chiedono: “Se esiste una sovraccapacità di trattamento meccanico-biologico (Tmb, ndr) disponibile in Regione, per quale ragione si sono verificati episodi di mancata raccolta dei rifiuti urbani a Roma”. E poi “quali misure ha adottato la Regione per evitare il ripetersi di simili problemi in futuro?”.

Non solo. In base ai calcoli del sistema di comunicazione Eu Pilot, “stimiamo che entro il 2025 la Regione molto probabilmente esaurirà la capacità di discarica necessaria per accogliere i rifiuti residui, generati dagli impianti tmb”. Secondo Bruxelles, “la Regione Lazio continua a raccogliere rilevanti quantità di rifiuti urbani indifferenziati”, contrariamente “alla norma nazionale che prevede una percentuale di raccolta differenziata pari al 65%”. Inoltre, “dei quattro termovalorizzatori previsti dal piano del 2012, solo quello di San Vittore è effettivamente in funzione”. “Il problema è che alcuni comuni, tipo Roma, non collaborano. Cosa possiamo fare?”, commentano dalla Regione Lazio, in attesa di visionare con maggiore attenzione la missiva.

Roma dichiara guerra a Colleferro – Intanto prosegue il braccio di ferro con il Comune di Roma. Il Campidoglio vuole continuare a portare i rifiuti nella discarica della Valle del Sacco per almeno un altro anno e tamponare così l’emergenza nella Capitale. Nell’impianto di Colle Fagiolara, in chiusura il prossimo 31 dicembre, ci sarebbero altri 300mila metri cubi di spazio, circa 12 mesi di conferimenti all’attuale velocità di 1.000-1.100 tonnellate al giorno. Stefano Zaghis, amministratore unico di Ama Spa – la municipalizzata capitolina dei rifiuti – ha scritto al Comune di Colleferro, proprietario della discarica, chiedendo un accesso agli atti e un sopralluogo. Attualmente il sito è gestito dalla società regionale Lazio Ambiente.

L’Aia (autorizzazione integrata ambientale) rilasciata dalla Regione Lazio è valida fino al 31 marzo 2022, ma un accordo politico stipulato nel 2016 fra il sindaco Pierluigi Sanna e il governatore Nicola Zingaretti ha portato a inserire nella legge di bilancio la scadenza dei conferimenti a fine 2019, con i restanti 15 mesi da destinare al cosiddetto “post-mortem”. “Perché chiudere se c’è ancora spazio? A che gioco stanno giocando?”, lasciano trapelare, infuriati, i vertici Ama. Che puntano anche alla riapertura di un’altra discarica, quella di Albano Laziale, dove la capienza residuale è di 254mila metri cubi: la somma dei residui dei due impianti sarebbe di quasi 600mila metri cubi, poco meno della misura della discarica di servizio prevista nel piano rifiuti regionale.

Colleferro sul piede di guerra, Civitavecchia in rivolta – “Dal 6 gennaio qui non entra nemmeno un fazzoletto usato: se qualcuno cambia idea, mi incateno”, tuona il sindaco Sanna, contattato da ilfattoquotidiano.it. “Ci hanno avvelenato per 20 anni – afferma – sono morti in tanti, ora basta. La discarica è mia, decido io”. “È un impianto ormai saturo in una delle aree più inquinate d’Italia”, confermano dalla Regione. A poche centinaia di metri da Colle Fagiolara, nel 2020, aprirà un grande polo logistico di Amazon.

In questi giorni, come noto, la discarica di Colleferro è chiusa per un incidente sul lavoro. Virginia Raggi, in qualità di sindaca metropolitana, ha firmato un’ordinanza per portare le mille tonnellate al giorno nella discarica di Civitavecchia, solo per la durata dell’emergenza. Lazio Ambiente, per le vie brevi, ha fatto sapere che i conferimenti riprenderanno entro il 9 dicembre. Nella città portuale, governata dalla Lega, sono iniziate le proteste, fomentate anche da alcune dichiarazioni di Matteo Salvini. Ma Fosso Crepacuore era rimasta l’ultima discarica disponibile nel Lazio, oltre quella di Roccasecca (Frosinone): le altre sono tutte chiuse.

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