Continua lo scontro sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità, che dovrebbe ottenere il via libera dei Paesi Ue entro dicembre. Il commissario Ue uscente agli Affari economici, Pierre Moscovici, in un’intervista al Corriere della sera avverte tra le righe che se fosse bloccata salterebbe la rete di sostegno delle banche che contiene. Cioè il backstop, una rete di sicurezza che può intervenire se il fondo di risoluzione unico non è sufficiente. Immediata la levata di scudi della Lega – che pure all’epoca del via libera di giugno era al governo e fu informata dei contenuti del testo. “Il Mes salverebbe le banche? Sì, quelle francesi e tedesche… e metterebbe in crisi le nostre”, commenta Matteo Salvini. Mentre Alberto Bagnai, presidente della commissione Finanze e Tesoro del Senato, attacca: “È arrivato l’autunno, cadono le foglie e arrivano puntuali i ricatti di Bruxelles”. Intanto Lorenzo Bini Smaghi, ex membro del board Bce, in un commento sul Corriere scrive che “non firmare (…) isolerebbe politicamente l’Italia, non tanto nei confronti dei Paesi creditori, che comunque dispongono del diritto di veto anche nel regime attuale, ma di Paesi come la Spagna, il Portogallo e altri che intendono beneficiare della nuova linea precauzionale”. E sottolinea che “qualsiasi modifica a nostro favore nel trattato Mes verrebbe accettata solo in cambio di concessioni in senso opposto nel negoziato sull’unione bancaria”.

Moscovici ricorda che la revisione “è parte di un pacchetto di misure per rafforzare l’unione monetaria in caso di choc. A giugno ci fu un accordo per consolidare l’unione bancaria con il cosiddetto backstop, la rete di sicurezza del fondo di risoluzione delle banche. Serve se un Paese non riesce a far fronte da solo a una crisi dei suoi istituti, e fa parte del Mes. È il pacchetto da adottare al vertice dei leader dell’area euro in dicembre. Poi partono le ratifiche nazionali. Noi alla Commissione abbiamo proposto anche di integrare il Mes nelle istituzioni comunitarie”. Quanto al via libera condizionato alla manovra, “non facciamo favori all’Italia, né ne abbiamo fatti nei miei cinque anni. C’è sempre stata una comprensione. L’Italia è un Paese decisivo della zona euro. Ha un debito elevato e una situazione di finanza pubblica non semplice. Abbiamo applicato a tutti i governi la flessibilità prevista dalle regole”. Quella dei gialloverdi “fu respinta, avemmo una situazione estremamente conflittuale e poi un’altra discussione difficile in giugno. Il ministro Giovanni Tria fu coraggioso e così il premier Giuseppe Conte. Ma, onestamente, stavolta è diverso: la volontà del governo di adeguarsi quanto possibile ha rassicurato i mercati”.

Secondo Bini Smaghi se non si mette il veto si potrebbe decidere di “rinviare, legando la firma alla conclusione di altri negoziati ancora aperti, come quello sull’Unione bancaria. Questo legame rischia però di essere controproducente (…). In realtà, il problema per l’ Italia non è il nuovo trattato del Mes ma l’ incapacità di improntare negli anni recenti una politica di costante riduzione del debito pubblico, come hanno fatto altri Paesi europei. Non firmare il trattato potrebbe dare il segnale che non si tratta di incapacità, ma di mancanza di volontà“.

Per Salvini “il Mes metterebbe infatti in crisi le nostre banche e farebbe pagare a noi la crisi delle banche tedesche e francesi”. E “non per niente il presidente dell’Abi e il governatore di Bankitalia (che però ieri ha ammorbidito la posizione, ndr) sono preoccupati, hanno capito che col Mes rischiamo un bis del disastro del Bail in, anzi cento volte peggio. Questo attacco alla democrazia e al risparmio italiani non deve passare e, come sempre ha fatto, la Lega si opporrà, in ogni sede ed in ogni maniera. Conte e il governo di sinistra da che parte stanno?”.

Bagnai dal canto suo sostiene che Moscovici “lascia intendere che coinvolgere il Parlamento in una riflessione più approfondita metterebbe a rischio la stabilità finanziaria in Europa. I fatti però dimostrano che sotto il profilo dei salvataggi bancari la riforma è inutile”. “Il Mes già nella sua forma attuale può salvare le banche, tanto è vero che lo ha già fatto. Il suo primo programma di intervento fu il salvataggio delle banche spagnole nel 2012, effettuato senza le ulteriori condizioni vessatorie che la riforma in discussione propone. Moscovici non può ignorare questo fatto, il che rende sospetta la sua difesa di una proposta che amplifica, anziché attenuarlo, il circolo vizioso fra debito pubblico e bilanci bancari, adombrando ristrutturazioni del debito sovrano in caso di ricorso al Mes”.

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