Attacchi generalizzati e uso di una forza non necessaria ed eccessiva per colpire e punire i manifestanti durante i cortei iniziati per protestare contro il caro dei servizi pubblici. Sono le accuse avanzate da Amnesty International nei confronti di forze armate e carabineros, sotto il comando del presidente cileno Sebastian Piñera. Le loro azioni, secondo l’organizzazione internazionale, avrebbero finora causato 5 morti durante le manifestazioni. E migliaia di persone sarebbero state “torturate, sottoposte a maltrattamenti o ferite in modo grave”.

Il report arriva al termine di una missione di ricerca in Cile, dal quale sono emerse – ad avviso di Amnesty – le intenzioni delle forze di sicurezza cilene di “colpire chi manifesta per disincentivare la partecipazione, ricorrendo all’atto estremo di praticare la tortura e la violenza sessuale contro i manifestanti”. Uno dei casi più misteriosi riguarda la morte di Daniela Carrasco, trovata impiccata ad un albero. La prima ipotesi sul decesso della donna, conosciuta come “El Mimo”, è stata quella di suicidio. Ma si continua a non escludere che Carrasco sia stata vittima di torture e violenze.

“La responsabilità penale individuale non può limitarsi a processare gli autori materiali delle violazioni dei diritti umani – ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe – Garantire la giustizia e la non ripetizione implica sanzionare coloro che hanno dato gli ordini nella piena consapevolezza dei crimini commessi o li hanno tollerati”. Secondo l’Istituto nazionale dei diritti umani, almeno 5 persone sono morte per mano delle forze di sicurezza e oltre 2300 sono state ferite: di queste, 1400 sono state raggiunte da colpi di arma da fuoco e 220 hanno subito gravi traumi agli occhi.

La Procura ha registrato oltre 1100 denunce di maltrattamenti e tortura e 70 denunce di violenza sessuale a carico di pubblici ufficiali. Secondo i carabineros, nessun pubblico ufficiale è stato ucciso e vi sono stati circa 1600 feriti – 105 in modo grave – tra le forze di sicurezza. “Il livello di coordinamento richiesto per sostenere la repressione violenta delle proteste nel corso di un mese fa ragionevolmente concludere che vi siano responsabilità ai più alti livelli per aver ordinato o aver tollerato la repressione. Ciò, naturalmente, dovrebbe essere chiarito attraverso indagini indipendenti e imparziali”, afferma Amnesty nelle conclusioni della sua indagine.

La decisione del presidente Piñera di dispiegare l’esercito nelle strade a seguito della proclamazione dello stato d’emergenza ha avuto “conseguenze catastrofiche”, scrive Amnesty, secondo cui “sia coloro che hanno deciso di affidare all’esercito il controllo delle manifestazioni con l’uso della forza letale, sia coloro che hanno sparato contro le persone che manifestavano, causando morti e feriti gravi, devono essere sottoposti a indagini e, ove vi siano prove sufficienti, essere giudicati da un tribunale indipendente e imparziale”.

Finora, Amnesty International ha documentato 23 casi di violazioni dei diritti umani nelle regioni di Valparaiso, Tarapaca, Bio-Bio, Antofagasta, Coquimbo, Maule e Araucania e in 11 comuni della regione metropolitana di Santiago, verificatisi tra il 19 ottobre e l’11 novembre. Attraverso i suoi esperti, l’organizzazione per i diritti umani ha convalidato oltre 130 contenuti fotografici e video sull’uso non necessario ed eccessivo della forza. Amnesty parla di “crimini di diritto internazionale e gravi violazioni dei diritti umani, commessi in modo intenzionale e generalizzato”.

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