Fair play, nessuno scontro (se non sulla sanità) e tanti numeri. Sono gli ingredienti del primo confronto tv – a Cartabianca, su Rai3 – tra Stefano Bonaccini, presidente Pd dell’Emilia Romagna e la sua sfidante alle Regionali, la senatrice leghista Lucia Borgonzoni che aveva la missione di uscire dall’ombra del leader Matteo Salvini come sempre guida della campagna elettorale chiunque sostenga. “Almeno questa sera – ha detto col sorriso – hanno capito tutti benissimo che non sono muta come dice Bonaccini su facebook, e che, invece, sono ‘parlante‘”. Bonaccini – che non ha di questi problemi – il Pd non l’ha mai nominato e, del resto, al contrario della Borgonzoni, sta giocando la campagna elettorale puntando sul suo profilo personale, l’unico che può mettere d’accordo dem e civici. “Io non ho bisogno di balie – ha ripetuto durante il duello da Bianca Berlinguer – Se vincerò dovrò governare come ho fatto in questi cinque anni. Se i ministri o i parlamentari vogliono venire, sono i benvenuti, ma solo per risolvere problemi” dice. “I partiti saranno quelli che faranno eleggere il presidente” replica Borgonzoni che sa che il suo schieramento la trascina nei consensi più di quanto il centrosinistra fa col governatore. “Bonaccini – continua la sfidante – rappresenta il Pd che gli piaccia o meno. Io faccio una campagna insieme a Salvini e la farò con Giorgia Meloni”.

Il confronto tra i due sfidanti si accende soprattutto sulla sanità, fiore all’occhiello dell’Emilia Romagna come non si stanca di ripetere Bonaccini. “Ci sono una serie di cose da migliorare: agende chiuse, tempi lunghi per le operazioni e le visite specialistiche” elenca Borgonzoni che mostra un faldone con 300 segnalazioni di cittadini. “E’ stato il tuo governo, quello giallo-verde – ribatte Bonaccini – a riconoscere all’Emilia il valore di benchmark, indicandola come la Regione con la migliore sanità”. “Sulle liste d’attesa di prima fascia siamo i primi in Italia – aggiunge -, la sanità nella nostra regione la difendo, è a centralità pubblica, universalistica, e tratta i poveri come i ricchi”. Il tono sale: Borgonzoni invita Bonaccini “a non ricorrere a trucchetti”. “Attenta alle parole, Borgonzoni” la ammonisce lui che fino a quel momento l’aveva chiamata Lucia.

Parlando delle possibilità di vittoria, Borgonzoni rivendica: “Nelle ultime Comunali abbiamo preso Ferrara e Forlì. La crescita della Lega è strutturale. Abbiamo conquistato i voti delle periferie e della classe operaia perché diamo risposte che la sinistra non dà più”. Ma Bonaccini è ottimista: “L’Emilia Romagna può essere la prima Regione in cui arrestiamo l’avanzata della Lega” sostiene, ricordando che “la Lega alle Europee era il primo partito in regione ma, lo stesso giorno, gli emiliano-romagnoli hanno scelto, nell’80 per cento dei Comuni, il Pd o liste civiche”.

Il confronto tocca anche i temi del dissesto idrogeologico, delle case di edilizia popolare e della plastic tax su cui Bonaccini ribadisce che “il Governo ha sbagliato a presentarla così”, opinione che condivide con la sua sfidante. I due si trovano d’accordo anche quando si parla del “censimento dei citofoni” dei due esponenti bolognesi di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami e Marco Lisei, che, per denunciare quello che ritengono uno squilibrio a danno degli italiani in favore degli stranieri, nell’assegnazione delle case popolari, hanno filmato e diffuso i nomi sui citofoni. “Non è questo il modo. Così si presta il fianco alle polemiche”, è la censura che arriva dall’esponente leghista. Le distanze tornano a crescere quando si tocca il tasto “sardine”.

Bonaccini segnala che a Modena “è accaduto qualcosa che qualche mese fa era inimmaginabile, con Salvini costretto a ripiegare su un ristorante mentre la piazza era piena di migliaia di persone”. Borgonzoni, dopo aver negato il cambio di programma del segretario (“Avevamo già deciso”), tira fuori lo screenshot, già stampato, dell’organizzatrice del flash mob che ha postato sui social una foto di Salvini a testa in giù, auspicando l’arrivo di un “giustiziere sociale” e dice: “Sono felice che ci siano le piazze ma è inammissibile che chi le organizza faccia queste cose”. Bonaccini riconosce che “quella ragazza ha fatto un errore drammatico ma – ammonisce – ha solo 20 anni, attenti ad additarla al ludibrio social che ho visto si sta scatenando”. Infine, la candidata leghista risponde alla provocazione di Bonaccini che le chiede, nel caso in cui perda le elezioni, se resterà in Emilia Romagna, come farà lui, o resterà a Roma, sugli scranni del Senato. “Resto a guidare l’opposizione in consiglio regionale – assicura Borgonzoni – E’ una cosa che mi piace moltissimo e non avrei problemi a farlo”.

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