Sono stati fatti “interventi di manutenzione ordinaria destinati a creare pericolo per la pubblica incolumità”. Lo scrive il Gip di Avellino nel decreto di sequestro preventivo delle barriere bordo ponte di nove viadotti, disposto su richiesta della Procura. Questa volta a finire al centro delle attenzioni dei pm sono anche tre ponti situati sull’A1 Napoli-Milano, oltre ad altri sei sulla A14 Bologna-Taranto e la A16 Napoli-Canosa. L’operazione rientra nell’inchiesta bis nata dopo la strage di Acqualonga del luglio 2013, quando un pullman di pellegrini volò giù da un viadotto sulla Napoli-Canosa nel territorio di Monteforte Irpino: morirono 40 persone. L’indagine si concentra proprio sulla sicurezza e la manutenzione delle autostrade da parte di Aspi, la società del gruppo Benetton coinvolta anche nella strage del Ponte Morandi.

I sequestri vanno ad aggiungersi a quelli del maggio scorso tra la Bologna-Taranto e la Napoli-Canosa, quando la procura di Avellino aveva chiesto e ottenuto il sequestro preventivo delle barriere posizionate ai bordi di 12 viadotti. Sempre a maggio erano stati iscritti nel registro degli indagati tre manager di Autostrade per l’Italia: Costantino Vincenzo Ivoi, Michele Renzi e Massimo Giulio Fornaci. Ora il numero degli indagati sale a otto: ci sono anche i direttori del VII Tronco, Gianni Marrone e Donato Dino Giuseppe Maselli, e i direttori del V Tronco, Mauro Crispino, Stefano Catellani e Salvatore Belcastro. I sigilli di oggi riguardano tre viadotti per ogni tratta autostradale interessata: Val Freghizia, Fosso pezza secca, Rio Pescara, Fonte dei preti, Del Vomano, Colonella, Lamia, Omero fabriani, D’Antico.

Gli otto indagati, scrive il gip, sono accusati di aver eseguito lavori sulle barriere new-jersey bordo ponte già esistenti, “sostituendo i precedenti tirafondi ‘Liebig Plus‘ – già omologati e certificati – con barre filettate inghisate in malta cementizia, così compromettendo notevolmente la capacità di contenimento delle barriere in caso di urto con veicolo pesante”. Il giudice ricorda come gli interventi ora al centro dell’inchiesta sulla sicurezza, furono ordinati da Autostrade per l’Italia proprio dopo la strage del luglio 2013, quando le barriere non avevano retto lo scontro con il bus che precipitò in una scarpata provocando 40 morti. Il mezzo andò a urtare violentemente contro le barriere dopo aver perso il controllo a causa di un guasto meccanico. “L’incidente avrebbe avuto conseguenze meno tragiche se solo le barriere in questione fossero state tenute in perfetto stato di conservazione“, ricorda il decreto di sequestro.

Michele Renzi e Massimo Giulio Fornaci, indagati da maggio, sono anche imputati nel processo sulla strage di Acqualonga: Renzi è stato condannato a 5 anni, Fornaci è invece stato assolto in primo grado assieme all’ex amministratore delegato Giovanni Castellucci. L’11 gennaio 2019 furono dichiarati colpevoli i diversi funzionari Aspi che si sono avvicendati alla guida del Sesto Tronco, condannati a pene variabili tra i cinque e i sei anni con accuse di disastro colposo e omissione di atti d’ufficio. Mentre Gennaro Lametta, il titolare dell’agenzia che noleggiò il bus, vecchio e con la revisione truccata, era stato condannato a 12 anni. Il giudice aveva invece assolto, oltre all’ex ad Castellucci e Fornaci, anche altri dirigenti di Aspi, ovvero Riccardo Mollo e Marco Perna.

L’inchiesta bis, come anticipato da Il Fatto Quotidiano lo scorso 23 settembre, muove da pagina 65 della perizia dell’ingegnere Felice Giuliani dell’università di Parma. Il perito del giudice contestava ad Autostrade di non aver adempiuto all’art. 7 del d.m. 223/92, il “Regolamento recante istruzioni tecniche per la progettazione l’omologazione e l’impiego delle barriere stradali di sicurezza”. L’articolo assegna all’Anas e al concessionario del tratto autostradale il compito di trasmettere al ministero delle Infrastrutture un rapporto biennale sull’efficienza delle barriere. Aspi non avrebbe provveduto. A scriverlo era stato il direttore generale del ministero, Virginio Di Gianbattista, in una lettera di risposta alle richieste del perito del 26 luglio 2018, che è agli atti.

Negli ultimi mesi, dopo il crollo del ponte Morandi, le inchieste della magistratura sulla ‘salute’ dei viadotti si sono moltiplicate. Un’indagine-bis della procura di Genova ipotizza infatti che i report di Autostrade sullo stato di 5 ponti erano quasi routinari e quindi non corrispondenti alla realtà. Si tratta di un altro viaodotto dell’A16, il Paolillo, oltre al Pecetti e il Sei Luci a Genova, il Moro vicino a Pescara e il Gargassa a Rossiglione. Sotto accusa con l’ipotesi di falso ci sono 10 tecnici di Autostrade e Spea.

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