Autostrade per l’Italia ha sistematicamente falsificato le carte per nascondere le sue “gravissime inadempienze” agli obblighi nei confronti della legge e dello Stato. Sono accuse pesantissime quelle messe per la prima volta nero su bianco dalla procura di Genova contro la concessionaria della famiglia Benetton.

L’atto di accusa, pubblicato dalla Stampa in edicola domenica 20 ottobre, è contenuto nella richiesta di misure cautelari a carico di 9 dirigenti e ingegneri della società e della controllata Spea Engineering, che sono state eseguite nelle scorse settimane per l’accusa di aver compilato falsi report sulla sicurezza di alcuni viadotti. Il procuratore Walter Cotugno, nell’atto depositato al tribunale del Riesame, dipinge infatti un quadro “sistemico”, come mai si era visto in precedenza. “Dalle carte dell’inchiesta emergono reiterati e organizzati comportamenti di falsificazione di numerosi atti pubblici, tutti caratterizzati dalla finalità di occultare il reale stato di ammaloramento di svariate opere della rete autostradale”, spiega il magistrato.

Nelle carte, sottolinea ancora la Stampa, si rileva come questi comportamenti sino proseguiti anche dopo il crollo del Ponte Morandi il 14 agosto del 2018 causando la morte di 43 persone. “Vengono tuttora falsificati con pari sistematicità gli atti pubblici relativi agli accertamenti e alle verifiche circa la sicurezza della circolazione su una serie di ulteriori opere d’arte della rete autostradale”, sottolinea il procuratore. E con la parola sistematico si fa riferimento a un sistema che non è riconducibile a dei casi isolati bensì “ad un preciso modus operandi. Emerge, infatti, il coinvolgimento diffuso di svariate articolazioni della società Spea e di Autostrade per l’Italia, con i loro rispettivi responsabili al più alto livello“.

In particolare la concessionaria, tramite “alcuni indagati ai massimi livelli di responsabilità” chiedeva “costantemente a Spea” la falsificazione “di atti e documenti. Al fine di mantenere occulto, anche nei confronti delle specifiche attività d’ispezione ministeriale, il grave stato di ammaloramento delle rete autostradale”. E le indagini della magistratura hanno fatto si che gli indagati si siano “organizzati per sviare ed eludere le indagini, che sanno essere in corso, ostacolando sia l’acquisizione delle prove sia la genuinità delle stesse. Anche tale attività di inquinamento probatorio viene svolta ai massimi livelli dirigenziali. Risulta infatti che il direttore responsabile dell’ufficio legale di Spea abbia posto in essere con l’aiuto di numerosi collaboratori indagati una sistematica attività di “contro indagine” e d’inquinamento probatorio, anche mediante comportamenti penalmente rilevanti”.

Per esempio si citano “la preparazione degli interrogatori dei testimoni e il posizionamento di jammer per disturbare le intercettazioni. Le indagini hanno inoltre consentito di accertare che i testimoni vengono convocati per essere preparati alle indagini e sono poi ri-convocati per riferire in ordine alle dichiarazioni rese”.

Intanto Autostrade ha licenziato i manager Michele Donferri Militelli e Paolo Berti: il primo ex direttore delle manutenzioni, il secondo direttore delle operazioni. Sono indagati a Genova per omicidio colposo plurimo e disastro. Berti è stato condannato a 5 anni e 6 mesi per l’uscita di strada di un bus in autostrada nei pressi di Avellino con 40 morti. Aspi precisa poi che ha avviato da tempo monitoraggi sui viadotti attraverso società esterne specializzate, che verificano a loro volta i rilievi compiuti da Spea. Ed entro la fine dell’anno tutte le 1943 opere della rete saranno verificate anche da queste società esterne.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Manovra, Comuni beffati: arriva l’Imu sulle trivelle ma scontata dell’80% rispetto al valore contabile delle piattaforme

prev
Articolo Successivo

Alitalia, niente offerta: Fs e Atlantia chiedono proroga. “Perplessità” di Mise e commissari

next