17 vittime e 88 feriti. Questo il bilancio della strage di Piazza Fontana, attribuita ad Ordine Nuovo, gruppo eversivo di estrema destra attivo in Italia negli anni di piombo. Guido Salvini, magistrato autore dell’inchiesta sull’attentato che ha fatto luce sulla strage del 12 dicembre 1969, ha presentato a Milano Bookcity il libro scritto con il giornalista Andrea Sceresini.

Il testo prende spunto da nuovi elementi, cercando di ricostruire il puzzle grazie all’inserimento degli ultimi tasselli. Un’inchiesta durata anni, realizzata dagli autori attraverso interviste a vecchi e nuovi testimoni, smontando alibi e chiudendo il quadro di una vicenda drammatica, che ha dato il via alla lunga e sanguinosa strategia della tensione.

“Piazza Fontana è l’archetipo del tradimento dello Stato nei confronti dei cittadini – spiega il magistrato Guido Salvini -. Adesso non possiamo più definirla un mistero, abbiamo gli elementi per comprendere come Ordine Nuovo abbia realizzato l’attentato e sia stato poi coperto dai nostri servizi segreti. Probabilmente, il piano originale era quello di non giungere a una strage, ma quel 12 dicembre gli esecutori hanno pensato che i tempi per il golpe borghese fossero ormai maturi, andando oltre gli ordini che avevano ricevuto”.

“Credo che Piazza Fontana sia l’inizio di quella fase storica in cui una generazione chiedeva un cambiamento importante attraverso le rivolte sociali, poi fermate dalle bombe – aggiunge Andrea Sceresini -. L’Italia di oggi, quella del precariato e la mancanza di diritti e valori una volta dati per scontati, è frutto anche di quel momento storico”. Moderatore dell’incontro il giornalista de Il Fatto Quotidiano Gianni Barbacetto, scrittore a sua volta di un libro sulla strage di Piazza Fontana, che ha conversato con i due autori: “Eravamo la terra di mezzo fra i due blocchi politici che governavano il mondo. Nella nostra nazione è stata combattuta una guerra senza esclusione di colpi, anche a colpi di stragi”.

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