Il termine di 3 giorni dato dalle aziende creditrici è scaduto venerdì sera. Ma ArcelorMittal non ha ancora saldato milioni di euro di fatture scadute, nonostante le promesse dell’ad Lucia Morselli, e adesso le ditte dell’appalto-indotto sono pronte a fermarsi, come avevano minacciato la scorsa settimana. L’ultimo giorno utile (ri)dato è lunedì: senza soldi o garanzie sui bonifici, gli operai potrebbero essere ritirati dai cantieri. Mentre dalle 7 di lunedì le aziende saranno in presidio davanti ai cancelli del siderurgico. Confindustria Taranto, sul piede di guerra accanto alle associate, ha invece convocato per martedì le organizzazioni sindacali per affrontare la questione.

Mentre lunedì alle 11 nello stabilimento di Taranto si svolgerà il consiglio di fabbrica dei metalmeccanici allargato ai delegati delle imprese dell’indotto, per decidere eventuali iniziative di mobilitazione. Le tute blu sono orientate verso uno “sciopero al contrario”, idea lanciata dal segretario della Uilm Rocco Palombella: una sorta di “insubordinazione” dei lavoratori che disobbediscono alla multinazionale dell’acciaio e si rifiutano di spegnere gli acciaierie e altoforni. Ma sul tavolo, spiega la Fim-Cisl, resta anche “quella di organizzare una grande manifestazione a Roma con i lavoratori”.

È a un punto critico anche la vertenza degli autotrasportatori che non escludono, nei prossimi giorni, di bloccare le portinerie d’ingresso e uscita merci dello stabilimento siderurgico se ArcelorMittal non salderà a breve le fatture di trasporti effettuati da agosto a oggi. Le ditte hanno già proclamato lo stato di agitazione della categoria, mettendo in mora l’azienda, e hanno deciso per la giornata di lunedì di affiancare le ditte dell’appalto nel loro presidio. Non solo: verrà sì consentito il passaggio dei mezzi per l’approvvigionamento dei materiali necessari alla produzione ma, secondo fonti sindacali, verrà impedita l’uscita dalla fabbrica della merce prodotta, ovvero i rotoli di acciaio. La protesta, dicono le stesse fonti, potrebbe inasprirsi nei giorni successivi.

L’indotto del siderurgico tarantino dà lavoro a circa 5mila persone alle dipendenze di quasi 200 aziende. Sarebbero oltre 50 quelle che aspettano il pagamento di fatture scadute per un debito totale superiore ai 5 milioni di euro, ai quali bisogna aggiungere fatture per 45 milioni di euro emesse e in scadenza. Negli scorsi giorni sono state diverse le imprese che hanno annunciato ai sindacati il ricorso alla cassa integrazione ordinaria o il mancato pagamento degli stipendi di ottobre. E a fine novembre la situazione potrebbe precipitare.

Si tratta in molti casi di ditte che hanno ArcelorMittal come unico committente. Ma il “rischio contagio”, come aveva spiegato la Fiom-Cgil a Ilfattoquotidiano.it, è dietro l’angolo. Del resto, l’indotto dell’acciaieria ha pagato solo quattro anni fa un dazio pesantissimo nel passaggio dal commissario all’amministrazione straordinaria con un “buco” da circa 150 milioni di euro che fece morti e feriti nel tessuto imprenditoriale che ruota attorno all’Ilva.

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