Giovanni Salvi guiderà la Procura generale della Cassazione. Il plenum del Consiglio superiore della magistratura, presieduto dal capo dello Stato, ha nominato a maggioranza l’attuale procuratore generale di Roma che con 12 voti a favore ha battuto il Pg di Napoli, Luigi Riello (4) e l’avvocato generale della Cassazione, Marcello Matera (3 voti). Salvi prende il posto di Riccardo Fuzio che a luglio si è dimesso dopo essere stato indagato dalla procura di Perugia per rivelazione di segreto d’ufficio: secondo l’ipotesi accusatoria avrebbe riferito dettagli al pm romano Luca Palamara, intanto sospeso dalla magistratura, sull’inchiesta che lo riguardava per corruzione. È la prima volta che il Csm non ha scelto una soluzione interna per il vertice della procura generale della Cassazione, Salvi non è del tutto estraneo all’ufficio che dovrà guidare: vi ha lavorato per 4 anni, dal 2007 al 2011, con le funzioni di sostituto Pg.

A favore di Salvi hanno votato i togati di Area e di Autonomia e Indipendenza e i laici del M5s. Per Riello tutto il gruppo di Magistratura Indipendente e il laico di Forza Italia Michele Cerabona. Cinque gli astenuti: il vice presidente David Ermini, il primo presidente della Cassazione Giovanni Mammone, i laici della Lega Stefano Cavanna ed Emanuele Basile e il laico di Forza Italia Alessio Lanzi. “Colgo questa occasione così importante del Csm, per ribadire l’esigenza da tante parti sottolineata che il Consiglio ha oggi più che mai e come sempre la necessità di dover assicurare all’ordine giudiziario e alla Repubblica che le sue nomine siano guidate soltanto da indiscutibili criteri attinenti alle capacità professionali dei candidati”, ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al plenum straordinario del Csm subito dopo l’elezione di Salvi.

Nato a Lecce, 67 anni fa, Salvi è arrivato alla procura di Roma nel 1984 e ci è rimasto per 20 anni. Un lunghissimo arco di tempo in cui si è occupato di indagini delicate, come quelle sulla strage di Ustica, gli omicidi di Mino Pecorelli e Roberto Calvi e di inchieste sui Nar e le Br. Un’esperienza interrotta nel 2002, quando Salvi è stato eletto componente togato del Consiglio superiore della magistratura, nella lista di Magistratura democratica, la corrente di sinistra delle toghe confluita negli ultimi anni in Area. A Roma è poi tornato da procuratore generale nel 2015, nominato all’unanimità dal Csm.

Quattro anni prima invece era passata sul filo di lana la sua nomina a procuratore di Catania. Da quell’ufficio, che ha guidato dal 2011 al 2015, ha coordinato numerose inchieste sul traffico dei migranti e sulla mafia. Indagini che, con la collaborazione dei capi di Cosa Nostra catanese, hanno consentito di individuare i responsabili di delitti centrali per la ricostruzione delle vicende nazionali dell’organizzazione mafiosa, come l’omicidio di Luigi Lardo. Salvi è stato anche vicepresidente dell’Associazione nazionale magistrati negli anni dello scontro tra le toghe e il governo Berlusconi.

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