Un faccia a faccia teso con una soluzione che resta lontana, sempre che ArcelorMittal decida di recedere dal proposito di lasciare Taranto e quindi il governo, sul tavolo della trattativa, decida di mettere la reintroduzione dell’immunità penale come segnale distensivo nei confronti della multinazionale, che la invoca ma chiarisce di non ritenerlo fondamentale per restare. Giuseppe Conte incontra i parlamentari tarantini del M5s, insieme ai ministri Stefano Patuanelli e Federico D’Incà, ma una soluzione per il superamento del nodo appare tutt’altro che scontata. Il possibile ritorno dello scudo resta lontano, dopo che la versione “mini” è stata affondata con la presentazione di un emendamento al decreto Salva Imprese da parte di 17 senatori pentastellati, compresa Barbara Lezzi. Alla fine, ospite a Fuori dal coro, trasmissione di Rete 4, la sintesi sulla posizione del M5s la fa il capo politico: “Se provochi un disastro ambientale, si deve pagare”, ha detto Luigi Di Maio.

Un emendamento per reintrodurre lo scudo penale “sarebbe un problema enorme per la maggioranza”, ha aggiunto il ministro degli Esteri, spiegando che “se cominciamo con gli sgambetti, Italia Viva è quella che ha più da perdere“. Di Maio poi è tornato sulla questione con una nota: “Sono certo che tutto il governo, con unità e compattezza, saprà lavorare da squadra per trovare una soluzione concreta per l’Ilva. Una cosa è certa, nessuno può permettersi di ricattare delle persone su una scelta: vivere o lavorare”, ha affermato il capo politico M5s. “Non possiamo rimanere in ostaggio di un’azienda, Mittal deve rispettare gli impegni presi. E vi garantisco che lo Stato si farà rispettare”, ha aggiunto. Chiarendo, in conclusione, che “da parte M5s c’è tutto il sostegno all’azione collegiale del governo. In questi casi serve lucidità e grande senso di responsabilità“.

I capogruppo Francesco Silvestri e Gianluca Perilli parlano di “ricostruzioni prive di fondamento” e di una riunione che si è tenuta in un clima di “dialettica costruttiva” durante la quale “nessuno ha posto aut aut né si è arrivati ai ferri corti, come da più parti riportato”. Secondo l’Adnkronos, però, proprio l’ex ministra Lezzi, presente all’incontro nonostante sia leccese, è stata tra le più agguerrite durante il faccia a faccia che si è tenuto martedì mattina. La senatrice, prima firmataria dell’emendamento, stando alla ricostruzione dell’agenzia di stampa, ha risposto a muso duro al premier.

Il presidente del Consiglio ha tentato di ragionare sulla possibilità di reinserire lo scudo penale, “così da togliere ogni alibi – avrebbe spiegato il premier ai presenti – ad AncelorMittal, anche in vista della battaglia legale che ci attende”. Ma Lezzi, già ministra nel primo governo Conte, sarebbe stata fermissima sul punto: “Non lo voterò mai, puoi scordartelo”. Lo scontro viene descritto come molto duro. Tanto da indurre il premier a chiedere a Lezzi come faccia a non capire le ragioni dietro le quali si muove il governo, pronto a battere ogni strada pur di risolvere la situazione di Taranto. Sul tema è intervenuto anche il leader Luigi Di Maio: “Se provochi un disastro ambientale, si deve pagare”, ha spiegato a Fuori dal coro, trasmissione di Rete 4.

Mentre altri pugliesi parlano di “malumori” tra gli eletti per la scelta non di essere stati invitati. “Ne hanno avuto notizia solo i parlamentari tarantini. Ci sono malumori tra gli altri parlamentari pugliesi. Io personalmente avrei desiderato essere inviato per esporre il mio punto di vista”, ha spiegato all’Adnkronos il deputato Nunzio Angiola, favorevole alla proposta di ripristinare lo scudo penale per ArcelorMittal. “Se resto convinto? Assolutamente sì, se è utile alla riapertura di un confronto costruttivo con l’azienda. Nel rispetto della salute, dell’ambiente, della produzione, del reddito e dell’occupazione”, aggiunge.

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