Mandato d’arresto per Evo Morales. La notizia è stata diffusa nella serata boliviana, notte in Italia, dalle forze di opposizione che hanno chiesto e ottenuto le dimissioni del presidente della Bolivia. Informazioni, queste, che sembravano trovare conferma anche nelle parole del capo di Stato dimissionario che, su Twitter, aveva scritto che “gruppi violenti” avevano preso d’assalto la sua abitazione. Ma nel pomeriggio di lunedì, il comandante della polizia nazionale, Yuri Calderón, ha smentito la notizia: “La polizia boliviana non può emettere mandati di cattura”, ha detto Calderón in un’intervista al canale Unitel. “È un potere del Pubblico Ministero ordinare mandati di arresto, la polizia boliviana li esegue solamente. E voglio far sapere alla popolazione boliviana che non esiste un mandato di arresto contro funzionari statali come Evo Morales e i suoi ministri”.

La notizia era stata diffusa da Luis Fernando Camacho, leader dei comitati che hanno portato alle dimissioni di Morales, che ha aggiunto che le autorità stanno cercando Morales a Chapare, una zona del dipartimento centrale di Cochabamba. Il Messico, intanto, tramite il ministro degli Esteri, Marcelo Ebra, ha offerto asilo politico a Morales, dopo che 20 funzionari governativi hanno cercato rifugio nella sua ambasciata a La Paz.

Intanto, il generale Yuri Calderon ha presentato le sue dimissioni da comandante nazionale della polizia della Bolivia, lo riporta il sito del quotidiano El Deber. Le dimissioni giungono dopo una serie di critiche dall’interno dell’istituzione stessa e da settori della popolazione che lo considerano schierato con il governo di Evo Morales. Ruddy Uria, direttore dell’unità di comunicazione della polizia boliviana, ha confermato che lo Stato maggiore ha chiesto a Calderón di dimettersi e si attende ora la nomina di un nuovo capo ad interim della polizia. Uria ha invitato tutti gli agenti a rispettare l’ordine costituzionale di fornire sicurezza alla popolazione boliviana, sottolineando che saranno organizzati gruppi per riportare l’ordine a La Paz e in tutto il Paese. “Organizzeremo gruppi in tutte le città dove c’è più violenza. Andremo dai focolai identificati e riprenderemo la città. Chiedo ai cittadini di collaborare con noi, e alle persone che ancora non sanno che la democrazia è tornata nel nostro Paese, di astenersi dal commettere eccessi. Procederemo agli arresti, prenderemo tutti i capi che seminano il caos nel nostro Paese”, ha detto Uria.

Il presidente dimissionario ha parlato ai suoi sostenitori su Twitter, nella tarda mattinata di lunedì (ora italiana), ringraziandoli per il sostegno e dicendo che “Mesa e Camacho, discriminatori e cospiratori, passeranno alla storia come razzisti e golpisti. Si assumano la responsabilità di pacificare il Paese e garantire la stabilità politica e la coesistenza pacifica del nostro popolo. Il mondo e i patrioti boliviani ripudiano il colpo di stato”.

Nel frattempo, la polizia ha arrestato la ex presidente e l’ex vicepresidente del Tribunale Supremo Elettorale (Tse), Maria Eugenia Choque e Antonio Costas, per presunte frodi e brogli legati alle elezioni presidenziali del 20 ottobre, mentre manifestanti incappucciati hanno invaso l’ambasciata venezuelana nella capitale della Bolivia. Per Choque e Costas è stata aperta un’inchiesta per falsificazione di documenti, manipolazione di dati informatici, alterazione ed occultamento di risultati e altri reati. Informazione confermata anche da Calderón, il quale ha aggiunto che 36 autorità elettorali dei dipartimenti di La Paz, Santa Cruz, Sucre, Pando, Tarija, Oruro e Beni sono state arrestate a livello nazionale.

La Russia ha definito un “colpo di Stato” il processo che ha portato alle dimissioni di Morales e accusa l’opposizione boliviana di aver scatenato “un’ondata di violenza”. L’agenzia Interfax cita una nota del ministero degli Esteri russo: “Siamo profondamente preoccupati – si legge – dal fatto che la disponibilità del governo a cercare soluzioni costruttive alla crisi politica interna attraverso il dialogo sia stata sopraffatta dallo sviluppo degli eventi sul modello di un colpo di Stato organizzato”. Mosca sostiene inoltre che “l’ondata di violenza scatenata dall’opposizione non ha permesso a Evo Morales di completare il suo mandato presidenziale”.

Anche il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che la Russia sta “esortando tutti a mantenere la calma e speriamo che la situazione in Bolivia si risolva nel quadro della legge. Naturalmente speriamo che i boliviani abbiano l’ultima parola nel loro destino senza l’interferenza di paesi terzi“, ha aggiunto sottolineando che Evo Morales “non ha richiesto asilo alla Russia”: “Non ci sono stati contatti tra il Cremlino e Morales o i suoi rappresentanti”, ha precisato Peskov citato dalla Tass.

La denuncia di irregolarità elettorale era arrivata dall’Organizzazione degli Stati americani (Osa) che ha chiesto la ripetizione del voto. Il leader del Paese ha annunciato le sue dimissioni, 73 giorni prima della fine del suo mandato, con una dichiarazione lanciata dalla città di Chimoré: “Ho l’obbligo di operare per la pace. E mi fa molto male che ci si scontri fra boliviani. Mi fa male che alcuni comitati civici e partiti che hanno perso le elezioni abbiano scatenato violenze e aggressioni”. E aggiunge: “È per questa e altre ragioni che sto rinunciando al mio incarico inviando la mia lettera al Parlamento plurinazionale”.

Morales aveva dichiarato che “in futuro” risiederà “nella zona tropicale di Cochabamba“, dove iniziò la sua carriera politica, mettendo fine così ad una serie di congetture sulla sua possibile fuga dal Paese. In una intervista a Bolivia Tv, Morales ha precisato di non avere ragioni per scappare dato che “non ho rubato nulla. Il mio peccato è essere indigeno, dirigente sindacale, cocalero“. E conclude: “Essere indigeno, antimperialista e di sinistra è il nostro peccato”, avvertendo che se “capiterà qualcosa a me e a al vicepresidente, anche lui dimissionario, Garcia Linera, sarà colpa di Carlos Mesa e Luis Ferdinando Camacho” che, secondo lui, avrebbero offerto fino a 50mila dollari a chi lo avesse consegnato. È stato, infatti, il leader del movimento dei comitati civici Camacho a chiedere le dimissioni del presidente: “Esiste un ordine di cattura per Evo Morales! I militari gli hanno tolto l’aereo presidenziale e lui è nascosto nel Chapare, e lo cercano! Giustizia!”.

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