Tre anni fa erano stati arrestati con l’accusa di far parte dell’associazione “mafia nigeriana“, ma sono stati stati assolti e torneranno liberi. È finito cosi il processo davanti ai giudici della Corte d’assise di Palermo sulla Blake Axe, l’organizzazione che secondo i pm della Dda di Palermo si era radicata nel quartiere storico di Ballarò, seminando il panico anche attraverso simbolismi legati all’uso dell’ascia nera. Un solo imputato condannato a 11 anni di carcere: si tratta di Kingsley Chima Isoguzo, cittadino nigeriano di 45 anni, accusato di sequestro di persona e violenza sessuale, per cui è stata esclusa l’aggravante di mafia.

Sono stati assolti invece Abubakar Muhammed, per cui erano stati chiesti 13 anni, Osayande Ken (richiesta 13 anni), Uwagboe Osahenagharu (richiesta 18 anni) ed Erhonmosele Festus Pedro (richiesta 16 anni). Con il dispositivo di sentenza il collegio presieduto dal giudice Sergio Gulotta ha disposto la scarcerazione dei quattro che si trovavano in carcere dal 18 novembre 2016 quando la Squadra Mobile eseguì il blitz, arrestando 19 persone. Quattordici di loro furono processati con il rito abbreviato e condannati per un totale di 87 anni di carcere.

“È la prima volta che un collegio si esprime nel merito su queste presunte organizzazioni mafiose nigeriane e sono stati tutti assolti”, dice l’avvocato Pecoraro, legale di Abubakar che era accusato di “aver intrattenuto contatti con tutti gli affiliati palermitani e con numerosi altri membri del sodalizio dimoranti fuori Palermo”. Inoltre l’uomo è stato assolto anche dall’accusa di “aver partecipato alle aggressioni poste in essere ai danni di Evans Ogbuju”. Il principale accusato era Erghonmosele Festus Pedro che secondo i pm Giorgia Righi e Gaspare Spedale aveva assunto “sino all’agosto 2014 il ruolo di Chairman Black Axe (terza carica formale della associazione a livello nazionale), ossia il Presidente del consiglio costituito dagli Epa, membri saggi della organizzazione competente a decidere tutte le questioni di maggior rilievo del sodalizio”.

Durante il processo è stato ascoltato una delle gole profonde della mafia nigeriana, Austine Johnbull, “il Tommaso Buscetta Nero”, come ribattezzato durante le arringhe difensive, già condannato per l’aggressione a Don Emeka, morto in circostanze misteriose lo scorso mese. Raccapricciante il racconto in aula di uno degli episodi per cui è stato condannato invece Kingsley Chima Isoguzo (detto Bishop o Wenewene), riconosciuto tra gli autori di una “violenza sessuale di gruppo commessa ai danni di un uomo” .

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