L’accessibilità è uno di quei temi che spesso si sottovaluta nello sviluppo di app e device che invece potrebbero essere di supporto a chi soffre di disabilità motorie, sensoriali o cognitive, finendo per renderli per loro spesso parzialmente o totalmente inutilizzabili. In questo ambito si muove il Google Accessibility Team, un team interno al colosso statunitense che si occupa di creare, o partecipare alla creazione, di software e dispositivi in grado di migliorare l’accessibilità dei prodotti di Google stessa, offrendo assistenza anche ad aziende terze.

Di sicura importanza tra i prodotti rilasciati recentemente dal Google Accessibility Team, e presentati alla stampa italiana in un evento dedicato questa settimana, è la Guida Vocale di Google Maps, un sistema pensato per assistere coloro che soffrono di disabilità visive che permette di comunicare con il dispositivo mediante comandi vocali e ricevere indicazioni vocali dettagliate sul percorso da effettuare, aggiornando l’utilizzatore man mano sulla distanza da una svolta e dal punto di arrivo, oltre a fornire avvisi per punti in cui prestare maggiore attenzione (ad esempio un attraversamento), cercando dunque di semplificare a questa categoria di utenti la vita al di fuori delle mura domestiche senza la necessità di accompagnatori.

Nel più recente smartphone di Google, il Pixel 4, è disponibile invece la funzionalità “Live Caption” che permette una volta abilitato di ottenere la sottotitolazione automatica dei contenuti audio e video riprodotti sul dispositivo, inclusi ad esempio podcast e messaggi vocali, aiutando coloro che soffrono di disabilità uditive a poter fruire di contenuti e forme di comunicazioni da cui sarebbero altrimenti esclusi. La funzionalità dovrebbe arrivare in futuro sotto forma di app anche su altri dispositivi Android, come avvenuto per un’altra funzionalità pensata per coloro che soffrono di sordità, “Trascrizione istantanea” (Live Transcribe), presentata da Google nel corso del mese di febbraio e disponibile sul PlayStore che, utilizzando il microfono dello smartphone, trascrive a schermo le parole di eventuali interlocutori sotto forma di testo quasi istantaneamente, oltre a segnalare -evidenziandoli in un’apposita area dello schermo- varie tipologie di rumori come applausi e fischi. Di assistenza a coloro che soffrono di perdite di udito parziali è invece l’app Amplificatore, che mediante tecniche di machine learning è in grado di filtrare i rumori di sottofondo ed amplificare i suoni di interesse all’utente (ad esempio la voce dell’interlocutore).

Tra le funzionalità pensate per migliorare l’accessibilità degli smartphone al cui sviluppo ha partecipato il Google Accessibility Team si trovano: Seleziona per ascoltare, una funzionalità che permette a chi soffre di problemi alla vista di utilizzare il touch screen, descrivendo vocalmente l’elemento o funzionalità corrispondente all’area toccata sullo schermo ed eseguendola solamente qualora l’utilizzatore la ritocchi senza aver utilizzato altro, Accesso vocale invece permette l’utilizzo dello smartphone esclusivamente mediante la voce, aiutando coloro che soffrono di difficoltà motorie, mentre TalkBack è uno screen reader che legge i contenuti testuali presenti sullo schermo.

Ha radici italiane invece il progetto DIVA, un dispositivo pensato per rendere accessibile Google Assistant anche a coloro che non possono comunicare verbalmente, nato dalla ricerca di Lorenzo Caggioni – Accessibiliy Engineer di Google – di un qualcosa che permettesse al fratello – che non può ne parlare ne vedere – di poter ascoltare la propria musica preferita in autonomia. L’attuale prototipo permette di associare funzionalità dell’assistente di Google alla pressione di pulsanti ad esso collegati, programmabili dal caregiver del disabile; l’Accessibilty Team dell’azienda americana sta lavorando anche ad una variante software di DIVA che permetta di associare le funzionalità di Google Assistant a macro icone da posizionare sulla home dello smartphone.

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