Nonostante la vittima sia stata risarcita e abbia ritirato la denuncia, Gianluca Bilardelli, 19enne originario di Piacenza, è stato condannato a 8 mesi di carcere da scontare a Bangkok. Era volato nella capitale thailandese a fine agosto e, una volta atterrato, era stato riconosciuto come il responsabile del furto della valigia della moglie di un generale. Da due mesi si trova in una stanza di 50 metri quadrati con altri 60 detenuti. Era stato proprio lui a raccontarlo in un videomessaggio che era riuscito a inviare al padre a inizio ottobre.

Durante l’udienza di conciliazione del 29 ottobre, come ha riferito il cancelliere dell’Ambasciata italiana a Bangkok Giovanni Poggiani, hanno parlato a favore del 19enne tutte le parti in causa. Il poliziotto che si è occupato delle indagini sul caso, che è intervenuto per primo, ha chiesto clemenza per Bilardelli. Anche la moglie del generale, dopo aver ricevuto il risarcimento di circa 2.600 euro, si è detta disposta a ritirare la denuncia. Testimonianze che però non sono bastate per convincere il giudice, che l’ha condannato, convinto anche che il suo gesto, avvenuto in luogo trafficato come un aeroporto, abbia screditato la Thailandia. Un’aggravante che ha pesato più delle attenuanti a favore del giovane piacentino.

L’avvocato della famiglia di Bilardelli, Roberto Bernocchi, ha spiegato che “la strategia concordata con il legale thailandese assunto dall’ambasciata per difendere Gianluca al processo si basava sull’idea che, con l’ammissione di reato da parte dell’imputato e il risarcimento del danno, gli avrebbero dato un paio di mesi evitabili grazie alla sospensione condizionale della pena”. Nessuno si aspettava dunque una sentenza così pesante. “L’ambasciata – ha aggiunto – aveva addirittura chiesto i soldi per comprare un biglietto aereo per il rimpatrio”.

L’unica cosa che la famiglia, gli avvocati e l’ambasciata possono fare ora è monitorare le condizioni di salute di Gianluca. “Faremo pervenire all’ambasciata – ha detto Bernocchi – una certificazione medica attestante che un periodo di lunga durata in quelle condizioni può mettere a repentaglio la salute del ragazzo che è asmatico cronico e chiederemo ai loro funzionari di fare controlli periodici in carcere per verificare le sue condizioni”.

Secondo l’avvocato thailandese, fare appello è inutile, dal momento che la chiamata per l’udienza richiederebbe almeno un anno, così come la richiesta di estradizione. L’unica speranza per tornare a casa prima del tempo è un rilascio per buona condotta o per un’amnistia. Nel frattempo Giovanni Bilardelli, padre del 19enne, partirà domenica per cercare di vedere il figlio, di cui non ha notizie dirette da quando gli era arrivato il videomessaggio.

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