Tutti parlano sempre dell’Umbria “rossa” per la lunga egemonia del Pci-Pds-Pd. Ma c’è un dato di grande interesse che vale la pena di esplorare ed è quello del “voto bianco” di questa regione, che è sempre stato storicamente consistente benché di minoranza. E in quest’area lo spostamento di domenica 27 ottobre acquista una valenza nazionale.

I democristiani della porta accanto, in questa regione, sono sempre stati convintamente “anti-comunisti”. Trent’anni dopo la caduta del muro di Berlino se ne incontrano ancora di quelli che parlano tranquillamente dei “rossi” come se i normali elettori del Pd girassero con la falce e il martello sotto il braccio e i libri di Lenin nella tasca del giubbotto.

Prendiamo le elezioni del 12-13 maggio 1985, quando la Democrazia cristiana era ancora nel pieno delle sue forze. Il Pci prende il 44%, il Psi il 14, la Dc il 27 (al Movimento sociale va il 6%). Attraverso i decenni la riserva del voto moderato bianco migra gradualmente verso Forza Italia, il partito di Berlusconi. Anche se una parte si rivolge al voto di protesta di allora: Italia dei Valori, guidata da Antonio Di Pietro. Vediamo la tabella del 2010. Partito democratico 36%, Italia dei Valori 8, Popolo della Libertà 32 (c’è inoltre un’area di sinistra varia – Federazione della Sinistra, Sinistra Ecologia e Libertà, Socialisti e Riformisti – che totalizza un buon 14%).

Nelle elezioni di domenica scorsa si materializza lo scivolamento del voto moderato bianco verso la destra estrema: Lega quasi al 37%, Fratelli d’Italia al 10, Berlusconi ridotto al 5 mentre il Pd si attesta sul 22% e il voto di protesta, confluito in passato sul movimento di Grillo, precipita al 7% (M5S). In altre parole il voto moderato ex democristiano è stato praticamente risucchiato quasi totalmente da Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

Chi segue il mondo cattolico aveva potuto verificare già negli ultimi due anni quanto il messaggio xenofobo, populista e sovranista avesse cominciato a diffondersi anche tra il clero e i fedeli cattolici. Formando una corrente di opinione velenosamente contraria al messaggio di papa Francesco – soprattutto per quanto riguarda la questione dei migranti – e diametralmente opposta alla linea della Conferenza episcopale italiana, diretta dal cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia.

Più di molte analisi basti leggere la presa di posizione di un prete umbro di fronte a un dibattito sull’immigrazione. E’ la primavera di quest’anno, 2019. Il governo Salvini-Di Maio sembra saldamente in sella. Un circolo cattolico di Perugia organizza un dibattito sui migranti e la visione di Francesco. Gli inviti vengono spediti prevalentemente a un pubblico cattolico. Parecchi preti sono invitati. Un parroco della provincia risponde via mail: “Quando il vostro circoletto ci farà vedere quanti immigrati ha accolto, dato un lavoro, una casa, e una famiglia, come ogni persona ha diritto, allora forse ne riparleremo. Le ricordo che due anni e mezzo fa, quando ci fu il boom degli sbarchi di immigrati in Italia, la Prefettura chiamava e invitava chiunque avesse una abitazione libera per metterla a disposizione. Voi quante abitazioni avete messo a disposizione? Quindi, chiudiamola qui per favore. Ci sono famiglie di italiani che se non ci fossero i ‘vecchi’ a stargli dietro non arriverebbero alla fine del mese, e voi continuate a promuovere l’accoglienza di tutto il mondo in Italia! Tanto poi chi ci deve avere a che spartire è il popolo più indifeso, quello che sta nel fango ad arrabattare la giornata. E paga le tasse, sempre più alte, proprio per mantenere chi ha l’Isee basso, cioè gli stranieri. Quello che sta succedendo in Francia, grazie a voi, tra poco succederà anche in Italia! Ma a voi che ve frega. Voi siete quelli che c’hanno la villa in collina e lo stipendio assicurato. Quindi finiamola qui. Buone chiacchiere…”.

Segue la firma del parroco che per sottolineare il suo pensiero ha aggiunto una nota di eleganza: “Come si dice volgarmente, visto che io lo sono, e non me ne dispiace: ‘Fatti, non put…..te!’”. La lettera raccoglie tutto l’armamentario della propaganda sovranista, che in varie parti del primo mondo ha ormai acquisito il tono di un suprematismo bianco, che si fa violento presentandosi sotto la veste di chi subisce soprusi.

Le accuse sono classiche. Chi sostiene una politica dell’accoglienza e dell’integrazione è parte dell’establishment di chi ha lo stipendio assicurato. Gli stranieri sono tutti speculatori dell’assistenza pubblica. Gli stranieri fannulloni sono mantenuti dalle tasse degli italiani. Nessuno si cura del “popolo più indifeso” che fa fatica a guadagnarsi la giornata. Il prete firmatario non vuole nemmeno ricordare che la Cei e le istituzioni caritative ecclesiastiche in realtà in questi anni hanno preso in carico tra i 22-23mila migranti. Ciò che conta è spargere l’acredine xenofoba.

Il voto in Umbria insegna. Anche in regioni un tempo di sinistra e di moderatismo bianco è ormai penetrato il linguaggio aggressivo del sovranismo e la sua forma mentis che al momento opportuno sa tingersi di tradizionalismo cattolico, con rosari e invocazioni alla Madonna. Nel voto dell’Umbria, in quel quarantasette per cento che è andato alla destra radicale di Salvini e della Meloni, non è difficile ritrovare quel 30% di cattolici praticanti e quel 40% di cattolici saltuari frequentatori di messe che alle Europee votarono per la Lega. Pensare che sia un dato semplicemente regionale sarebbe un errore.

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