C’era un poliziotto tra gli uomini che hanno piazzato l’esplosivo sotto l’autostrada di Capaci? Lo sostiene un pentito che aveva una doppia vita: agente della polizia penitenziaria di giorno, e mafioso del clan di Caltanissetta di notte. Un nuovo pezzo di puzzle si aggiunge ai tanti misteri rimasti sullo sfondo della strage di Giovanni Falcone. È il verbale di un ex mafioso che dal 2009 collabora con la giustizia. Come scrive oggi Repubblica, il collaboratore ha chiesto di tornare nuovamente davanti ai magistrati che indagano sulle stragi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il suo nome è Pietro Riggio, 54 anni, ed è uno dei pentiti che hanno parlato anche dell’ex leader di Confindustria Antonello Montante, condannato a 14 anni per associazione a delinquere.

Riggio adesso parla di un ex poliziotto che chiamavano il “turco”. “Mi ha confidato di aver partecipato alla fase esecutiva delle strage Falcone – ha messo a verbale davanti ai pm di Caltanissetta – si sarebbe occupato del riempimento del canale di scolo dell’autostrada con l’esplosivo, operazione eseguita tramite l’utilizzo di skate-bord’’. “Ma perché non ha mai parlato prima di questo ex poliziotto?”, gli hanno chiesto il procuratore aggiunto di Caltanissetta Gabriele Paci e il procuratore aggiunto di Firenze Luca Turco, il 7 giugno dell’anno scorso. Riggio ha risposto così: “Fino ad oggi ho avuto paura di mettere a verbale certi argomenti, temevo ritorsioni per me e per la mia famiglia. Ma, adesso, i tempi sono maturi perché si possano trattare certi argomenti”. Anche la Procura nazionale antimafia ha parlato, nel corso di una riunione top secret, del collaboratore. I verbali sono stati depostati alcuni mesi fa al processo bis per la strage di Capaci.

A Caltanissetta, però, sono perplessi: i pm nisseni non hanno mai creduto all’ipotesi del doppio cantiere nella strage del 23 maggio 1992 e le sentenze emesse fino ad oggi annoverano solo uomini di Cosa nostra tra gli esecutori dell’Attentatuni. Ma chi era questo poliziotto? Riggio racconta di averlo conosciuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Poi nel 2000, dopo la scarcerazione: l’ex poliziotto avrebbe recluta il mafioso per fare parte di una non ben identificata struttura dei Servizi che si occupa della ricerca di latitanti. Anche alcuni investigatori della Direzione investigativa antimafia contattano Riggio: “Avrei dovuto dare loro una mano per la cattura di Provenzano, indicando le persone che erano in contatto con lui, insomma diventando una sorta di infiltrato”. Sarà per questo motivo che anche Gabriele Chelazzi, il pubblico ministero della procura nazionale antimafia che indagava sui misteri delle stragi di Roma, Milano e Firenze, decise d’interrogare Riggio: ma il futuro pentito si rifiutò di rispondere.

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