Tanti, troppi sussurri. E pochissime grida. È giallo alla Domenica Sportiva. L’auditel segnala l’assopimento repentino e in massa degli spettatori. Ma chi è il colpevole? Puntata numero 3289, come avrebbe detto Sandro Ciotti. Jacopo “yawn” Volpi e Paola “peperino” Ferrari scaldano il motorino, ma già al primo minuto c’è bisogno della moviola per rivedere l’azione. Il ralenti evidenzia che alla presentazione del terzo ospite la palpebra è già caduta e l’applauso improbabile delle variopinte comparse millennials, tutto impettito e leccato, agevola immediato la fase Rem. Chi ha presentato chi? Chi ha detto cosa? C’è il posticipo, eureka. Una scarica di adrenalina, ma scaduta a ferragosto.

Perché se Milan-Lecce non ci fosse, saremmo tutti sul 5 a vedere Siffredi dalla D’Urso che si vanta di gerontofilie che sanno d’antico. No, Paola non farlo, nemmeno se ti passa per la testa. Con quel completo castigato giallo senapato, gonna sul ginocchio, più tendaggio del salotto che mise della domenica notte in tv, sembra dire, alla Jo Squillo, oltre le gambe c’è di più. Nemmeno l’8 in pagella, che Moana diede al sesso fatto con l’opinionista DS, Marco Tardelli, ridesterebbe gli astanti. Il “sondaggio”, dice la Ferrari, “è già in corso”. Ma è gara frenetica a trovare la posizione migliore per russare sul divano.

“Siamo pronti per lanciare il servizio”, prorompono i due conduttori. Ma è solo un sussulto. Vano. È il turno della cravatta di Eraldo Pecci. Gialla slavata. Con quegli arabeschi piccini, come si indossava fieramente nei primi anni Novanta. Ma cosa dice l’Eraldo da San Giovanni in Marignano? No, niente più “arancia che non va mai a fare la spesa perché manda Rino”. Eraldo nostro non è più lo showman di una volta. Si prende sul serio anche lui. “Il Milan non ha numericamente chiuso la partita”. Sbadiglio. “Anche Gigi Riva andava sempre a sinistra”. Sbadiglione con sfregamento a pugno degli occhi e un pensiero a Berlinguer. Eraldo manda pure la pubblicità. Prima russatina con mento che sbatte sul petto. Ed è qui che la DS si tinge di giallo lampione.

Il primo piano/mezzo busto Ferrari è da antologia. Paola è illuminata sul viso dal basso come una madonna pellegrina. Lo spot è quello dove c’è la voce fuori campo che dice: “Ma lei è la figlia di Paola Ferrari?”. Il barbatrucco è servito. Paola comunque ci prova a rilanciare con qualche gossip pepatino (sembra che anche durante gli allenamenti alla Roma volino straccetti tottiani), ma quella luminaria giallognola acceca così tanto da doverti mettere le mani davanti agli occhi. Allora è un attimo che il sonno faccia il suo ingresso trionfale (lo share segnala il quinto minuto per il 95% degli spettatori). Post scriptum: l’unica vera scarica elettrica è la sigla iniziale. Una trombetta che maramaldeggia, pereppeppere, su dei fermo immagine a ripetizione. Ma quando la DS comincia è quasi a mezzanotte. La zucca sportiva, ca va sans dire, si trasforma in abbiocco.

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