Si torna a sparare a Reggio Calabria e i sospetti, avanzati dopo il rinvenimento la settimana scorsa di un arsenale da parte della Guardia di finanza, che stia succedendo qualcosa tra le cosche ha già provocato il primo morto in riva allo Stretto. Ieri sera, infatti, è stato ucciso l’imprenditore edile Francesco Cuzzocrea, detto “Nicolino”, di 61 anni. Contro di lui sono stati sparati numerosi colpi di pistola mentre si trovava in un terreno nelle campagne di Candico, una frazione in contrada Rosario Valanidi, nella zona pedemontana di Reggio Calabria.

L’uomo stava lavorando agli impianti per il Consorzio idrico dello Stretto, quando qualcuno gli si è avvicinato e ha fatto fuoco. Il suo corpo è stato ritrovato dai carabinieri allertati da una telefonata al 112. Quando gli investigatori sono arrivati sul posto non hanno potuto fare altro che accertare la morte dell’uomo sulla quale, adesso, indaga la Direzione distrettuale antimafia. Eseguiti i rilievi della scientifica, saranno le indagini a stabilire se le frizioni che si stanno registrando tra le principali famiglie di ‘ndrangheta reggine siano collegate all’omicidio di ieri. Di certo, però, le modalità dell’agguato e gli ambienti frequentati dalla vittima sono legati alla criminalità organizzata.

Secondo gli inquirenti, infatti, l’imprenditore era collegato alla cosca Latella. Sin dagli anni ottanta e novanta, infatti, Francesco Cuzzocrea detto Nicolino era ritenuto vicino ai boss Pasquale e Giacomo Latella. Coinvolto nell’inchiesta “Valanidi”, grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giovanni Riggio, “Nicolino” Cuzzocrea era stato condannato a 3 anni di carcere per associazione mafiosa. Sentenza che è diventata definitiva nel 2003 quando la sua condanna è stata confermata dalla Cassazione che, così, ha stabilito la sua partecipazione e il “fattivo contributo” alla cosca Latella. In particolare, secondo la Procura di Reggio Calabria, quale imprenditore aveva assunto “il ruolo di prestanome della cosca in nome e per conto della quale riceveva gli appalti dalle ditte estorte o con la quale comunque collaborava monopolizzando di fatto le attività economiche esistenti nel territorio di influenza della suddetta cosca”. Per conto dei Latella, infatti, Cuzzocrea e altri imprenditori con lui condannati sarebbero stati “interessati ai lavori relativi al raddoppio della tratta ferroviaria Reggio Calabria- Melito Porto Salvo”.

Anche dopo aver scontato la sua pena, Cuzzocrea non si era mai allontanato dagli ambienti criminali che avevano segnato i suoi primi anni da imprenditore. In un’annotazione del 2007, infatti, i carabinieri avevano riferito di un incontro organizzato al ristorante “La Quercia” di Trunca per la propaganda politica di Domenico Gattuso, allora candidato a presidente di circoscrizione con il Partito Centro democratico cristiano. Un incontro al quale hanno partecipato diversi pregiudicati della zona, tra cui proprio Cuzzocrea, e fratelli di boss e di ex latitanti. Ma anche politici come l’allora consigliere regionale Alberto Sarra (oggi imputato nel processo “Gotha”) e il senatore Sergio De Gregorio, presidente degli “Italiani nel mondo” e, all’epoca, della commissione difesa del Senato.

Quella nota dei carabinieri sulla cena al ristorante “La Quercia” è finita all’interno della sentenza di primo grado del processo “Reggio Sud” dove il gup Domenico Santoro ha scritto che “la rilevanza dell’accertamento della pg si coglie nell’evidenziare la vicinanza (o, comunque, la capacità di interagire) degli uomini ritenuti intranei, o comunque vicini, alla famiglia Ficara-Latella con esponenti di rilievo della politica locale e, addirittura, nazionale”. Più recentemente, il nome di Francesco Cuzzocrea è finito nella relazione della commissione d’accesso che ha portato allo scioglimento, nel 2012, del Comune di Reggio Calabria. I commissari prefettizi, infatti, parlano di “rapporti diretti di frequentazione” tra l’imprenditore Cuzzocrea e il consigliere comunale Giuseppe Eraclini “per quanto attiene – c’è scritto – alla vicenda di appalti Aterp (Azienda territoriale dell’edilizia residenziale pubblica)”.

La ditta individuale “Sapone Nicoletta Anna”, di cui è titolare la moglie di Cuzzocrea, era stata destinataria da parte del Comune di un affidamento diretto riguardante “interventi straordinari negli alloggi del Patrimonio edilizio del Rione Marconi”. Attraverso quella che i commissari definiscono “una trattativa privata”, infatti, il Comune per quei lavori avrebbe assegnato un importo di 60mila euro alla moglie dell’imprenditore già condannato per mafia. Ritornando all’omicidio di ieri sera, già i carabinieri hanno eseguito alcune perquisizioni nei confronti di alcuni pregiudicati della zona. Sono state, inoltre, sentite le persone più vicine alla vittima nel tentativo di ricostruire gli ultimi giorni di Francesco Cuzzocrea.

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