Mentre si sta per alzare il sipario della decima edizione della Leopolda , i riflettori a Firenze non sono concentrati su Matteo Renzi, ma su Rocco Commisso, che dal giugno scorso è diventato il nuovo proprietario della Fiorentina, rilevata dopo 17 anni di gestione da parte dei fratelli Diego e Andrea Della Valle. Il tycoon italo-americano che, dopo solo tre mesi di gestione viola, ha acquistato, con la benedizione politica del sindaco Pd, Francesco Casini, un’area di oltre venti ettari per costruire il nuovo centro sportivo a Bagno a Ripoli, a est della città, non si vuole fermare. Il suo sogno è ora quello di costruire il nuovo stadio, che i Della Valle avevano cominciato ad annunciare nel 2009. Dieci anni passati tra progetti, polemiche e rinvii.

Al grido di “fast, fast, fast”, veloci, Commisso lo vuole costruire. A tutti i costi. E rapidamente, appunto: “Ho 70 anni, non posso mica far passare altri dieci anni per costruire lo stadio. O lo facciamo velocemente e o non lo facciamo”, ha tuonato. Disposto anche a traslocare da Firenze, magari a Campi Bisenzio, lì dove nel 1988 si tenne la festa nazionale dell’Unità, l’ultima del Pci prima della Bolognina. Un’area vasta, già pronta, di trenta ettari. In fondo, Campi Bisenzio dista una manciata di chilometri dalla cupola del Brunelleschi, un’inezia per il tycoon americano, abituato ad altre distanze: “Non ci sono stadi a Manhattan, un quartiere che è cinque volte la popolazione della città di Firenze. Gli stadi per il baseball e il calcio sono nel Bronx, nel Queens e nel New Jersey perché è impossibile trovare terreni adatti a Manhattan”, ha osservato Commisso.

Ma l’idea di Campi ha fatto andare su tutte le furie il sindaco, Dario Nardella, che ha attaccato il suo collega Emiliano Fossi. Entrambi con tessera Pd. In ballo, in questa strana “guerra” tra sindaci Dem, non c’è solo il futuro dello stadio, ma quello di Firenze e della sua area metropolitana. Nell’area fiorentina che si distende verso Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino e Prato dovrebbero essere costruiti un inceneritore e la nuova pista dell’aeroporto fiorentino di Peretola. Opere che i Comuni a ovest di Firenze detestano, mentre lo stadio sarebbe un fiore all’occhiello. Troppo furbi, replica Nardella: “Per l’area metropolitana va fatto un discorso complessivo. No alla politica del carciofo”, ha puntualizzato.

Di fronte all’incalzare del sindaco di Campi e a quello di Bagno a Ripoli, entrambi Pd, l’inquilino di Palazzo Vecchio ha temuto di diventare colui che ritarda un’opera attesa da dieci anni. Dopo l’area di Castello, la proposta del sindaco si è spostata a Novoli, direzione Firenze mare, dove sorge Mercafir, il mercato ortofrutticolo fiorentino. Quando Commisso è andato a vederlo è rimasto deluso: “Credevo che le cose fossero più semplici, ma anche che qualcosa di definitivo fosse già stato fatto. Invece non è così”.

Parole che hanno fatto schizzare in alto le chance di Campi Bisenzio e la rabbia politica di Nardella che, dopo giorni di riflessione, lunedì pomeriggio se ne è uscito con una proposta che rilancia Firenze. Il sindaco ipotizza la cessione di metà dei terreni di Mercafir: Commisso li può acquistare e farci lo stadio. Tempi: 4 anni. Due per spostare il mercato e altri due per costruire lo stadio. Da New York, Commisso ha fatto sapere che si tratta di “un passo avanti”. La gara di evidenza pubblica per l’acquisizione dei terreni, stimati intorno ai 17 milioni, scatterà a gennaio prossimo. Prima, però, il patron viola dovrà stilare una dichiarazione d’interesse a costruire il nuovo stadio.

La “guerra” tra i sindaci Pd momentaneamente si arresta, la palla passa ora a Commisso, atteso a giorni a Firenze per verificare problemi e tempi delle due soluzioni. A Campi i terreni sono pronti, ma va costruita la rete viaria per accedervi. Alla Mercafir c’è da sbrogliare il nodo del suo trasferimento a nord di Novoli. E anche le tempistiche ipotizzate dal Comune appaiono ottimistiche. L’unica cosa certa è il pugno di ferro di Nardella: “Mi batterò con tutte le mie forze per impedire che lo stadio non venga costruito fuori Firenze”. Commisso è avvisato.

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