Washington fa dietrofront dopo il via libera accordato da Donald Trump a Recep Tayyip Erdogan a entrare con i carri armati in Siria. Con il capo della Casa Bianca messo sotto pressione dal Congresso in cui importanti esponenti repubblicani che vogliono imporre sanzioni ad Ankara, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti “ha incoraggiato con forza la Turchia a fermare le azioni nel nordest” del Paese, ha detto al telefono il segretario alla Difesa statunitense, Mark Esper, all’omologo turco Hulusi Akar. “Questa incursione rischia di creare gravi conseguenze per la Turchia”, ha aggiunto il capo del Pentagono. Inoltre, Esper ha “ribadito che consideriamo strategica la relazione bilaterale” con la Turchia.

Sul terreno, a 48 ore dal loro inizio proseguono le operazioni militari. L’Onu ha reso noto che l’offensiva turca ha causato finora almeno 100 mila sfollati. Molte persone si sono rifugiate nelle scuole delle città di AlHassakeh e Tal Tamer. L’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria riporta che undici località minori sono state finora conquistate dalle forze turche e dalle milizie arabo-siriane ausiliarie nel nord-est del Paese. Secondo la ong, l’avanzata turca prosegue lenta attorno alle due località chiave di Tall Abyad e Ras al-Ayn, nel settore centrale della frontiera.

Il ministero della Difesa di Ankara ha riferito che è salito a 342 il numero dei “terroristi neutralizzati” (cioè uccisi, feriti o catturati), dove per “terroristi” i turchi intendono i miliziani curdi dell’Ypg/Ypj. Lo stesso ministero ha intanto annunciato che è stato ucciso il primo soldato turco dall’inizio delle operazioni, mentre altri tre sono rimasti feriti. Ong locali hanno reso noto che sette civili sono stati uccisi oggi nel corso dell’offensiva. Nel pomeriggio un’autobomba è esplosa a Qamislho, nella zona sotto il controllo curdo, a est rispetto all’area in cui la Turchia ha avviato la sua operazione militare e tra le città più popolose dell’area. Le autorità locali curde riferiscono che l’attentato è stato rivendicato dall’Isis.

L’Unione europea sta preparando la risposta alle minacce del presidente turco, che nella giornata di giovedì ha avvertito Bruxelles: “Se ostacolate l’offensiva, aprirò le porte a 3,6 milioni di rifugiati” presenti nel Paese. La viceministra per gli Affari europei francese, Amelie de Montchalin, ha spiegato ai microfoni di France Inter che “la possibilità di imporre sanzioni alla Turchia è sul tavolo e l’Ue ne discuterà al Consiglio europeo della settimana prossima”. De Montchalin ha aggiunto che “non si può rimanere impotenti di fronte a una situazione scioccante per i civili, per le forze siriane che per cinque anni hanno combattuto al fianco della coalizione anti-Isis, ma soprattutto per la stabilità della regione”.

Anche l’Italia torna a prendere posizione. “Lo dirò forte e chiaro al prossimo Consiglio Ue – ha detto il premier Giuseppe Conte parlando con i cronisti a Isernia – l’Ue non può accettare questo ricatto dalla Turchia” su un’accoglienza, quella dei profughi siriani, “finanziata ampiamente dall’Europa. L’iniziativa militare deve cessare immediatamente e l’Ue e tutta la comunità internazionale dovrà parlare con una sola voce”. Già giovedì il capo del governo aveva sottolineato di non poter “accettare che ci possa essere un ricatto tra l’accoglienza fornita dalla Turchia, meritevole ma con fondi europei, e l’offensiva”. Da parte sua, Luigi Di Maio aveva definito “inaccettabili le minacce di Erdogan sui profughi”, aveva detto il ministro degli Esteri, disponendo la convocazione dell’ambasciatore turco in Italia per esprimere la “protesta del governo italiano”.

In mattinata la Turchia ha reagito alla presa di posizione assunta ieri da Palazzo Chigi e Farnesina, dicendosi “scioccata e delusa dalle dichiarazioni del governo italiano” perché “non è ciò che ci aspettiamo da un alleato” e “lo siamo egualmente per altri Paesi alleati”, ha detto ambasciatore in Italia, Murat Salim Esenli, in una conferenza stampa a Roma. Il diplomatico ha poi aggiunto: “Spero che il governo dell’Italia, ad alti livelli, capisca da dove veniamo e perché stiamo facendo quest’operazione”. L’ambasciatore ha poi rincarato la dose, dicendo di aver “spiegato le ragioni dell’operazione, le abbiamo comunicate alle Nazioni Unite formalmente. Se dopo queste spiegazioni” ci sono “critiche e commenti” sulle azioni della Turchia, “le consideriamo un supporto alle organizzazioni terroristiche“.

Nel pomeriggio è intervenuto anche il ministero degli Esteri di Ankara:”Quelli che evitano persino di rimpatriare i propri cittadini che sono terroristi foreign fighter di Daesh (Isis) non hanno il diritto di dare lezioni alla Turchia sulla lotta” all’Isis. Lo si legge in una nota della diplomazia di Ankara, che respinge le accuse dei Paesi occidentali al riguardo e facendo riferimento in particolare ai jihadisti europei detenuti dai curdi in Siria.

Fonti Ue hanno fatto sapere che le istituzioni comunitarie reputano “totalmente inaccettabile” la minaccia del presidente turco all’Europa sui migranti e che “reagiremo con forza”, dice una fonte di Bruxelles altamente qualificata, che ricorda come l’Unione abbia “apprezzato la gestione responsabile dei migranti” da parte di Ankara e di aver versato il 97% dei 6 miliardi dell’accordo Ue-Turchia. Ma, afferma la stessa fonte, la Turchia non può usare i migranti “per condizionare l’Unione”. La fonte ha anche dichiarato che in Europa “c’è forte preoccupazione” per i foreign fighter presenti nelle aree interessate dagli scontri che rischiano di essere liberati durante le ostilità.

Un rischio sottolineato anche alla Russia. “I combattenti dell’Isis sono concentrati in alcune zone della Siria settentrionale, sono stati sorvegliati dalla milizia curda fino a poco tempo fa – ha detto Vladimir Putin nel corso del summit dei capi della Comunità degli Stati indipendenti ad Ashgabat – Ora l’esercito turco sta entrando nell’area e i curdi stanno lasciando questi campi. Loro (i prigionieri) possono fuggire“, ha detto Putin. “Non sono sicuro che l’esercito turco possa rapidamente assumere il controllo della situazione”, ha detto Putin. Secondo la direzione principale dell’intelligence dello Stato Maggiore russo, ci sono centinaia di combattenti terroristi in quelle aree, “migliaia di loro, se parliamo di paesi della CSI”, ha detto.

Parla di ricatto anche Donald Tusk: “Non accetteremo che i rifugiati siano usati come arma per ricattarci, considero le minacce del presidente Erdogan completamente fuori posto”, ha detto il presidente del Consiglio Ue, aggiungendo che l’operazione unilaterale della Turchia “si deve fermare”, la situazione va risolta “attraverso canali politici e diplomatici”.

Anche oltreoceano, negli Stati Uniti, i Repubblicani si stanno muovendo per imporre sanzioni ad Ankara. La deputata al Congresso Usa, Liz Cheney è pronta a presentare nei prossimi giorni una legge ad hoc. La figlia dell’ex vicepresidente Dick Cheney, nonostante sia molto vicina al presidente Donald Trump, si è unita al coro delle critiche contro l’amministrazione Usa, provenienti anche da un ampio fronte del Grand Old Party, per aver abbandonato gli alleati curdi. Oltre venti deputati repubblicani avrebbero già espresso sostegno alla sua proposta. Tra questi, il leader della minoranza repubblicana alla Camera Kevin McCarthy.

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