Per i curdi, il ritiro degli Stati Uniti dal nord-est della Siria potrebbe segnare l’ennesimo abbandono. Ancora una volta, la storia si ripete: i curdi si trovano a lottare per la sopravvivenza, mentre i loro “amici” tra le grandi potenze si fanno da parte e guardano. Un vecchio proverbio curdo riflette una storia fatta di delusioni e tradimenti: “Non abbiamo amici, solo le montagne”. Per i curdi siriani, quest’ultimo brusco ritiro apre un fronte lungo centinaia di chilometri con la Turchia.

Nel corso dell’ultimo secolo, il popolo curdo si è avvicinato all’istituzione del proprio Stato o delle regioni autonome solo per vedere i loro sogni infranti quando sono stati messi da parte dalle potenze mondiali. Le forze a guida curda sono state il partner americano nella lotta contro il gruppo dello Stato Islamico per quasi quattro anni. Sono state loro a conquistare Raqqa – la capitale di Isis in Siria – e combattere l’ultima battaglia lungo il confine siro-iracheno, a Deir Ezzor, che ne ha segnato la sconfitta militare. Ma adesso, la mossa della Casa Bianca – sconsigliata dal Dipartimento di Stato e dalla Cia – espone i curdi a un’offensiva turca.

Ankara vuole ritagliarsi una zona di controllo attraverso la Siria settentrionale. lungo il suo confine. Una striscia che attraverserebbe parte del territorio controllato dalla minoranza curda. Adesso, di fronte a una catastrofe militare, le forze militari curdo-siriane abbandonate dall’America non escludono di collaborare con il governo di Damasco in funzione anti-turca.

I curdi siriani hanno sperato in una piena autonomia. Damasco non lo ha permesso e Ankara lo vede come un serio pericolo alla sua integrità, minacciata dalle aspirazioni dei curdi di Turchia. In Siria i curdi hanno acquisito un grado di autonomia impensabile prima della guerra, incluso l’insegnamento della propria lingua nelle scuole, l’istituzione della propria forza di polizia e il controllo di un consiglio amministrativo che gestisce gli affari quotidiani. Adesso, controllano quasi un terzo della Siria. I curdi avevano sperato che l’alleanza con gli Usa avrebbe dato peso alle loro ambizioni di autonomia. Donald Trump ha adesso fornito la sua risposta.

I curdi sono un gruppo etnico che conta circa 20 milioni di persone sparse in quattro nazioni: 10 milioni in Turchia, 6 milioni in Iran, 3,5 milioni in Iraq e poco più di 2 milioni in Siria. Parlano una lingua indo-europea, imparentata con il persiano iraniano, e sono prevalentemente musulmani sunniti. L’area curda di 191.000 chilometri quadrati attraversa una zona montuosa, dalla Turchia sudorientale all’Iran nord-occidentale. Sono divisi non solo dai confini ma da spaccature tribali, politiche e di fazione che i poteri regionali hanno spesso usato per manipolarli.

Già con il crollo dell’Impero ottomano, dopo la prima guerra mondiale, ai curdi fu promessa una patria indipendente nel Trattato di Sévres del 1920. Ma il testo non fu mai ratificato e il Kurdistan non nacque mai. Da allora, ci sono state ribellioni curde quasi continue in Iran, Iraq e Turchia.

Due eventi bruciano nella memoria dei curdi come tradimenti di Washington. Nel 1972, gli Stati Uniti sostennero un’insurrezione curda irachena contro Baghdad. Lo fecero in nome dell’Iran, dello Shah Mohammad Reza Pahlavi che sperava così di fare pressione sul governo iracheno in una disputa di frontiera. Ma tre anni dopo, lo Shah firmò un accordo di confine con Baghdad e l’appoggio militare si bloccò. L’allora leader curdo, Mustafa Barzani, chiese aiuto al segretario di Stato americano, Henry Kissinger, ma il supporto statunitense cessò del tutto e il governo iracheno schiacciò la ribellione curda. I curdi iracheni sono tornati alla ribalta della storia negli anni ’80, con l’appoggio dell’Iran durante la guerra Iran-Iraq. L’esercito del leader iracheno Saddam Hussein ordinò di fare terra bruciata, usando gas venefico e reinsediando forzatamente fino a 100mila curdi nel deserto meridionale.

Il secondo tradimento avvenne nel 1991, dopo la guerra del Golfo guidata dagli Stati Uniti che liberò il Kuwait dalle forze irachene. L’allora presidente George H. W. Bush invitò gli iracheni a insorgere contro Saddam. I curdi nel nord e gli sciiti nel sud si ribellarono e Saddam rispose con una brutale repressione. Bush non aveva esplicitamente promesso sostegno, i curdi e gli sciiti si trovarono ancora una volta abbandonati.

Tuttavia, gli Stati Uniti imposero una no fly zone sull’Iraq settentrionale che contribuì a garantire un certo grado di autonomia curda. Dopo la caduta di Saddam, nel 2003, Washington ha assicurato che la nuova costituzione irachena avrebbe dato un’autonomia regionale, ma certamente mai l’indipendenza.

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