“È una vicenda che lascia sconcertati e allibiti tutti”. È questa la dichiarazione ufficiale del procuratore della Repubblica di Trieste Carlo Mastelloni. Il capo degli inquirenti tristini sta seguendo dal suo ufficio le indagini sulla tragica sparatoria avvenuta in questura che è costata la vita a due agenti. Nella prima serata si è concluso l’interrogatorio del fratello dell’uomo che ha sparato, cioè Alejandro Augusto Stephan Meran di 29 anni, dominicano con turbe psichiche. Il fratello è Carlysle Stephan Meran di 34 anni. Ancora molti i particolari che devono essere accertati, ma questa è la ricostruzione più attendibile, dopo l’interrogatorio di Carlysle Stephan.

“Sono stati i due fratelli a chiamare in Questura…” si limita ad ammettere il procuratore. Ciò è avvenuto poco prima della sparatoria. Alejandro viene definito come una persona “disturbata“. Infatti, nel passato ha avuto qualche precedente in Germania, dove ha vissuto prima di trasferirsi regolarmente in Italia. Ieri mattina si era reso protagonista del furto di un ciclomotore: per questo motivo gli agenti della Questura gli stavano dando la caccia. Ad un certo punto, rendendosi conto di essere ricercato, ha chiamato il fratello Carlysle Stephan. Era impaurito, non sapeva che cosa fare e gli ha chiesto un consiglio. Carlysle Stephan gli avrebbe detto di presentarsi in Questura. È stato il fratello maggiore, quindi, a chiamare il centralino dicendo dove entrambi si trovavano in quel momento. “Si voleva costituire“, ammette il procuratore Mastelloni.

Dalla Questura sono quindi partite due auto, una Volante e un’auto della Squadra Mobile. I due centroamericani sono stati fatti salire sulla prima. Per una sfortunata coincidenza, il traffico intenso in città ha rallentato la seconda macchina. Così negli uffici sono arrivati i due agenti poi rimasti vittime e i due dominicani. Alejandro sembrava tranquillo non ha dato adito a sospetti, l’identificazione sembrava un fatto di routine. Così non è stato. Ad un certo momento nella sua testa è scattato qualcosa, probabilmente la paura di finire in carcere. Ha chiesto di andare in bagno ed è stato accompagnato da uno dei due agenti. In quel momento, con modalità che devono ancora essere accertate, è riuscito ad impossessarsi della pistola d’ordinanza di uno dei due poliziotti probabilmente aggredendolo. Ha fatto fuoco una prima volta. Poi ha sparato anche al secondo agente. È in questo modo che sono stati uccisi Matteo Demenego e Pierluigi Rotta. Erano ancora vivi quando sono arrivati i soccorsi, ma il massaggio cardiaco è stato inutile.

Intanto Alejandro è uscito dalla stanza e in corridoio ha fatto fuoco una terza volta contro un piantone. A quel punto, mentre era uscito dall’edificio, è stato affrontato da altri poliziotti, ferito è immobilizzato. Nel frattempo, il fratello sotto shock stava vagando per la Questura. Per questo si è diffusa la voce di un tentativo di prendere altri agenti in ostaggio. È stato poi individuato è bloccato anche lui. Questa la ricostruzione che è emersa durante il primo interrogatorio. È una versione che accredita la mancanza di segnali di pericolosità che avrebbero potuto allertare i due poliziotti. Di certo, il rallentamento nel traffico della seconda auto della Questura, è una fatalità davvero tragica. Ci fossero stati quattro uomini, anzichè i soli due agenti della Volante, forse Demenego e Rotta non sarebbero stati sopraffatti e uccisi con due colpi sparati a bruciapelo.

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