“Siamo giunti alla conclusione che Lei e il consiglio comunale di Mantova stiate attuando una politica istituzionalizzata di antisemitismo e razzismo nei confronti della più antica minoranza religiosa non cristiana dell’Italia, il popolo ebraico”. Queste le pesanti accuse contenute nella lettera che il Rabbino Abraham Ginsberg, direttore esecutivo del Comitato per la Preservazione dei Cimiteri Ebraici in Europa (The Commitee for the Preservation of Jewish Cemeteries in Europe, con sede a Londra) ha inviato lo scorso 25 settembre al sindaco di Mantova Mattia Palazzi.

Al centro della polemica la tutela di un antico cimitero ebraico risalente al 1442 che si trova nel bel mezzo di un’area interessata a un progetto di riqualificazione di un ex caserma militare, dove l’amministrazione culturale ha già iniziato i lavori per la realizzazione di un hub socio culturale. Un’accusa alla quale il sindaco e la Giunta hanno replicato altrettanto duramente definendo le accuse “inaccettabili, gravissime, ingiustificate, che non offendono solo noi, ma tutta la comunità Mantovana. Mantova è esempio di accoglienza, tolleranza e rispetto. Mantova è la città che nel terribile periodo delle leggi razziali ha visto i suoi cittadini compiere innumerevoli gesta di difesa e protezione degli ebrei, che qui sono da sempre parte integrante della vita sociale, economica, politica”. A fianco dell’amministrazione comunale di Mantova anche l‘Ucei (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) che attraverso la Presidente Noemi Di Segni si “dissocia totalmente dalle gravi accuse di antisemitismo e razzismo rivolte nelle scorse ore al sindaco di Mantova e alla sua Giunta da parte di soggetti esteri che si sono espressi sul progetto Mantova Hub, che comprende l’area del cimitero ebraico”.

A scatenare la durissima reazione del Comitato ebraico con sede a Londra, il fatto che il sindaco di Mantova, pur dimostrandosi disponibile a venire incontro alle richieste delle diverse associazioni ebraiche intervenute sull’argomento, abbia però precisato di non poter fermare i lavori come richiesto da alcuni rabbini, quali il rabbino Kalmanowitz dell’organizzazione Atra Kadisha, ma anche dal presidente dell’Ari, Assemblea Rabbinica Italiana, Alfonso Arbib: “A tale richiesta – aveva detto Palazzi – non posso dare accoglienza, perché non posso mettere a rischio il Comune che sarebbe oggetto di cause e risarcimenti, alla luce di lavori regolarmente iniziati a seguito della gara pubblica e relativo capitolato. Sin dall’inizio abbiamo condiviso tutto con la comunità ebraica mantovana e Ucei, continueremo a farlo disponibili al dialogo con il Rabbinato, nel rispetto delle prerogative del Comune e con la costante disponibilità a negoziare ciò che è ancora possibile negoziare”.

Nella stessa lettera in cui sono contenute le accuse gravissime di antisemitismo e razzismo rivolte a sindaco e giunta comunale, il Rabbino Ginsberg aveva espresso “profondo rammarico” poiché secondo la sua opinione “gli accordi relativi alla conservazione dell’antico cimitero ebraico in Mantova sono stati disattesi. Sembrerebbe che Lei sia determinato a distruggere questo sito storico e sacro o a modificarne l’aspetto in modo tale da renderlo non più riconoscibile come cimitero ebraico. Sembrerebbe anche che tutte le promesse fatte per rispettare la santità e la struttura di questo sito storico e religioso, nella sua totalità, in particolare quelle fatte ai nostri colleghi del Consiglio d’Europa, non siano state mantenute”.

Ma anche su questo punto è puntuale la replica del sindaco e della Giunta: “Da due anni, passo dopo passo, abbiamo condiviso obiettivi e attività del grande progetto Mantova Hub. La nostra volontà è quella di togliere dal degrado un’area che da 50 anni, nell’incuranza di tutti, è abbandonata, insicura, oggetto di atti vandalici, ciò al fine di valorizzare la preziosa memoria del cimitero ebraico e più in generale della comunità ebraica mantovana”.

Come detto, sull’argomento, però, lo scorso 26 settembre è intervenuto anche il Rabbino Alfonso Arbib, Presidente dell’Assemblea Rabbinica Italiana (Ari), il quale, dopo l’incontro svoltosi il 24 settembre a Mantova con il sindaco e rappresentanti dell’Ucei e dell’Assemblea Rabbini d’Italia, su Moked, il portale dell’ebraismo italiano, aveva definito l’intervento previsto sull’area come “un’evidente profanazione delle sepolture sottostanti”, chiedendo al sindaco “l’immediata interruzione dei lavori e la revisione dei progetti nel rispetto della normativa religiosa”. Più morbida sul tema la posizione dell’Ucei che, sempre attraverso le parole della presidente Di Segni, aveva precisato, come riportato su Moked, che “sulle problematiche emerse devono intervenire esclusivamente le autorità italiane e le istituzioni dell’ebraismo italiano: Ucei, Ari e Comunità Ebraica. Desidero ribadire il nostro apprezzamento per l’impegno messo in campo dall’amministrazione comunale in questi due anni. Vanno definite soluzioni compatibili con la Halakhah, la legge ebraica, intorno ad un tavolo tecnico che lavori serenamente ed è questo l’irrinunciabile punto di partenza per realizzare il piano di valorizzazione di un’antica presenza ebraica e di una tradizione cabalistica unica e di interesse mondiale. Non le pressioni esterne e le accuse infondate”.

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