Si riempiono ancora le piazze di Hong Kong. L’ex colonia britannica dal 1997 passata sotto la sovranità di Pechino in base al principio “un paese, due sistemi” da mesi è attraversata dalle manifestazioni indette in seguito alla proposta di legge, poi ritirata, che prevedeva l’estradizione in Cina e organizzate organizzato dal Civil Human Rights Front. Anche oggi migliaia di persone si sono radunate a Tamar Park per ricordare i cinque anni da Occupy Central, la protesta che nel 2014 bloccò il centro per 79 giorni, anche conosciuta come Movimento degli Ombrelli. Il raduno si è concluso con un’ora di anticipo e ha coinvolto un numero compreso fra i 200 mila e i 300 mila partecipanti. E’ la stima del coordinatore del gruppo Jimmy Sham, secondo cui l’adesione è andata oltre le attese.

Alcuni manifestanti hanno bloccato Harcourt Road e si sono riversati nel vicino complesso dei palazzi governativi cercando di forzare il cordone protettivo della polizia, che a sorpresa ha autorizzato la dimostrazione, accettando il rischio di disordini. Un piccolo gruppo di attivisti, vestiti di nero, con occhiali e con caschi da cantiere, ha tentato di forzare o di scavalcare una delle barriere erette dagli agenti, che hanno replicato con gli spray urticanti per disperdere la folla. Secondo i media locali, nel corso della giornata le forze dell’ordine hanno sventolato la bandiera rossa a segnalare l’imminente uso della forza in caso di mancato ritorno della calma.

Proprio in questo momento così significativo per l’ex colonia britannica è arrivato l’annuncio di Joshua Wong, l’attivista leader di oggi e di ieri: si candiderà alle prossime elezioni locali del 24 novembre, per la circoscrizione South Horizon West, il quartiere dove è nato e cresciuto. C’è già lo slogan: “Per la nostra casa, per la nostra patria”. “Cinque anni fa, abbiamo affermato che saremmo tornati. Ora siamo tornati con una determinazione ancora più forte”, ha detto Wong in una conferenza stampa davanti al parlamento locale. “La battaglia davanti a noi è per la nostra casa e la nostra patria”.

Wong è uscito di prigione a giugno, dopo aver scontato una condanna a due mesi reclusione per la sua partecipazione alla Rivoluzione degli Ombrelli. Poi è stato nuovamente arrestato e rilasciato su cauzione per aver partecipato alle proteste più recenti. La sua candidatura potrebbe essere a rischio, ma lui non ha dubbi: “Se mi squalificassero, genererebbero solo più slancio alla causa e ne pagherebbero il prezzo”. E ha chiarito: “Non ho intenzione di spostare l’attenzione dalle proteste alle elezioni, ma voglio generare una spinta più forte per mantenere la pressione su Pechino, che sia dall’interno del distretto, nelle strade o nella comunità internazionale”.

A proposito di Pechino: il South China Morning ha fatto sapere che la governatrice Carrie Lam ha dovuto ottenere l’approvazione del presidente cinese Xi Jinping prima di poter ritirare formalmente la contestata legge sulle estradizioni. La testata cita una fonte vicina al governo di Hong Kong, secondo cui la proposta è stata presentata all’ufficio di Xi per approvazione poco prima dell’annuncio ufficiale del 4 settembre.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Afghanistan, sangue sul voto: bombe a Sorkh Rod e Kunduz: almeno due morti e 17 feriti

prev
Articolo Successivo

Elezioni Austria, Kurz sicuro vincitore dovrà scegliere: la via verso il Green New Deal o una Vienna anti-italiana che guarda a Visegrad

next