Fulvio Conti lascia la presidenza di Tim, l’ex Telecom Italia. Ma il consiglio dell’ex monopolista italiano della telefonia prende tempo fino al 21 ottobre per trovare un sostituto. Segno che la trattativa fra i francesi di Vivendi, Cdp e Elliott è ancora aperta. Non a caso, del resto, la lista dei papabili è lunga: secondo indiscrezioni in lizza ci sarebbe il presidente di Open Fiber, Franco Bassanini, che però ha smentito un suo interesse, oltre al presidente di Cdp, Massimo Tononi, alla consigliera Lucia Morselli e allo stesso amministratore delegato, Luigi Gubitosi. Ipotesi quest’ultima ad interim in vista di un accordo sul nuovo presidente che vada bene anche a Vivendi.

Intanto, secondo quanto stabilito dallo statuto, nei prossimi giorni le funzioni di presidente di Tim andranno al consigliere più anziano, l’ambasciatore Michele Valensise. “Il dottor Conti ha rappresentato di ritenere esaurito il proprio mandato, alla luce della raggiunta stabilità nel funzionamento del board e di un rinnovato impegno nella creazione di valore sostenibile per tutti gli stakeholder della società” ha chiarito una nota Tim al termine del consiglio di amministrazione. All’unanimità poi, il cda ha ringraziato Conti “per l’impegno e gli sforzi profusi nel conseguimento di questo importante risultato, apprezzandone il contributo positivo, la piena correttezza, la sensibilità istituzionale ed il rispetto delle regole nell’esercizio del suo mandato, nell’interesse della società, degli azionisti” come puntualizza la nota.

L’uscita di scena di Conti era del resto da tempo nell’aria. Lo stesso manager aveva spiegato di “star valutando l’opzione di fare un passo indietro laddove questo avesse potuto contribuire a un ulteriore miglioramento dell’equilibrio all’interno del board e dei rapporti tra gli azionisti”. Ai francesi del resto non è mai andato giù il defenestramento dell’ex amministratore delegato, Amos Genish, sostenuto da Vivendi, che ha quasi il 24% di Tim. Contestavano il modo in cui aveva agito il consiglio, ma soprattutto il fatto che, pur essendo Vivendi il primo socio di Tim, non avesse ottenuto per sé né la poltrona di amministratore delegato né tanto meno la presidenza. Conti è stato infatti eletto nella lista di Elliott, il fondo che ha circa il 9% di Tim e che, con il sostegno di Cdp, ha orchestrato il cambio ai vertici del 4 maggio 2018.

Nel corso del mandato di Conti non sono mancati forti scontri con Vivendi. Nel marzo scorso, il gruppo francese aveva chiesto invano la sua revoca assieme a quella di Alfredo Altavilla, Massimo Ferrari, Dante Roscini e Paola Giannotti De Ponti. A sostegno della richiesta di Vivendi era anche intervenuto il collegio sindacale con un documento in cui si accusava Conti di aver fornito alcune informazioni solo ai consiglieri di Elliott. Da allora le pressioni francesi sulla presidenza sono diventate progressivamente più pesanti. Così la poltrona della presidenza è diventata il primo punto da rimettere in discussione per far ripartire la collaborazione fra i soci. E, nell’ottica di Vivendi, riequilibrare i pesi fra i soci in vista di possibili operazioni straordinarie. Fra queste, la conversione delle azioni di risparmio e soprattutto il piano di aggregazione con la rivale Open Fiber, controllata da Cdp e dall’Enel, e l’eventuale dismissione degli asset brasiliani.

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