Una corsa alle armi sottotraccia, silenziosa, ma che ha già mietuto le prime vittime. Una ricerca dell’arma da fuoco mossa dalla politica della paura che rischia di portare alla sostituzione delle forze dell’ordine con il cittadino nel ruolo di garante della legge, con lo sguardo al “modello” Svizzera, ma con tutti i rischi dello spauracchio Stati Uniti. In Sotto Tiro – L’Italia al tempo della corsa alle armi e dell’illusione della sicurezza (edizioni People, presentazione con Pippo Civati alla LibrOsteria di Milano, il 26 settembre alle 18), Stefano Iannaccone, giornalista e responsabile della campagna Addio alle Armi, descrive una realtà del Paese sfuggita anche ai più attenti degli osservatori: non solo la sempre maggiore attrazione dei cittadini per la possibilità di difendersi con le proprie armi, ma un boom dell’acquisto che è già visibile e che sta causando le prime morti.

Iannaccone lo fa con l’unico mezzo, i numeri, che gli permette di scardinare una formula sempre più diffusa e retaggio della propaganda di una certa politica americana: più armi significa più sicurezza. Il giornalista mostra invece come cittadini che hanno un sempre più facile accesso a pistole e fucili portino con sé un aumento delle morti. Non solo a causa di sparatorie o rese dei conti, ma anche come epilogo di liti domestiche, incidenti che coinvolgono anche minori o suicidi. “All’obiezione che chi vuole suicidarsi lo fa comunque vorrei solo dire che, per andare oltre il burrone che pensiamo di avere davanti, basta un attimo. E in quell’attimo non avere accesso a un’arma può fare la differenza”, scrive l’autore.

Ma la politica, in particolare con l’ex governo a tinte gialloverdi, dice l’autore, sta andando nella direzione opposta. Il messaggio lanciato dalla riforma della legittima difesa, fortemente voluta dalla Lega di Matteo Salvini, è chiaro e dichiarato: “La difesa è sempre legittima”. Ma a una maggiore facilità nell’usare le armi per difendere la proprietà privata non sono seguite regole più stringenti per il loro acquisto e più controlli sui loro detentori che in Italia, secondo i dati del Viminale, sono oltre 1,3 milioni, con 4,5 milioni di persone che si stima abbiano un’arma a portata di mano in casa.

Se l’acquisto di pistole e fucili, spesso aggirando i controlli grazie a una sempre maggiore diffusione di permessi rilasciati per uso sportivo, è in aumento, non lo sono però i reati da cui gli italiani dovrebbero difendersi: “I delitti denunciati nel 2017 sono diminuiti del 9,6% rispetto a due anni fa – si legge – Se consideriamo un arco di tempo maggiore, constatiamo che negli ultimi dieci anni i reati denunciati sono scesi dai 2.709.888 del 2008 ai 2.429.795 del 2017. Si sono quasi dimezzati gli omicidi volontari, dai 611 del 2008 ai 368 del 2017 (-39,8%). Le rapine sono passate da 45.857 a 30.564 (-33,3%) e i furti da quasi 1,4 milioni a poco meno di 1,2 milioni (-13,9%)”. Una corsa per mettere il dito sul grilletto alimentata dalla politica e dalla paura, quindi, e non dalla realtà dei fatti.

GIOVEDI’ 26 SETTEMBRE ALLE 16 STEFANO IANNACCONE PARTECIPERA’ ALLA RIUNIONE DI REDAZIONE IN DIRETTA STREAMING DEL FATTOQUOTIDIANO.IT

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